Elenco 600 zone inquinate Milano e Lombardia, Aidaa esige risposte

Oltre 600 siti inquinati: l’elenco non esclude nessuna delle province lombarde e vede la città di Milano al comando della speciale classifica, con oltre un centinaio di zone catalogate dal settore ambiente della regione Lombardia come “zone inquinate a rischio”.

 

 

 

LE DOMANDE POSTE DA AIDAA

  • A seguito di una ricerca svolta Aidaa, Associazione Italiana in Difesa di Animali e Ambiente, ha dichiarato che con la diffusione dell’elenco delle zone inquinate, indirizzo per indirizzo, “comincia la battaglia di AIDAA innanzitutto per conoscere il grado di inquinamento e le sostanze contaminanti presenti sotto ogni zolla di terreno avvelenato, e contestualmente quali rischi hanno prodotto e producono sulla salute nostra e dei nostri figli, senza dimenticare quali siano i piani di intervento previsti per la relativa bonifica e messa in sicurezza e con quali tempistiche”
  • “Tutti infatti conosciamo le note vicende delle grandi aree inquinate a Milano (es. Santa Giulia)”, proseguono da Aidaa, “ma molti non sanno che anche nei piccoli paesi vi sono aree inquinate a forte rischio (così come ve ne sono a medio e basso rischio)”.

 

COMITATI LOCALI E INDIVIDUAZIONE DEI RESPONSABILI DEI CONTROLLI – Da qui la decisione di AIDAA di pubblicare il relativo elenco dei luoghi inquinati, con lo scopo di arrivare alla realizzazione di comitati locali relativi a ciascuna delle zone in discussione e quindi riuscire a “snidare” i responsabili dei controlli del sottosuolo e arrivare a conoscere (senza fare inutile allarmismo) quali siano le singole sostanze inquinanti, quali i rischi per la salute, e quali gli interventi previsti.

 

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE DI AIDAA, LORENZO CROCE

  • “Noi crediamo sia importate informare la gente di ciascun paese dei rischi che corre vivendo in zone contaminate –sottolinea Lorenzo Croce, presidente nazionale di AIDAA. – Allo stesso tempo chiediamo di conoscere zona per zona, zolla per zolla, quali siano i rischi per la nostra salute, quali gli interventi previsti, nonché i costi ed i tempi di realizzazione per la messa in sicurezza delle aree.
  • “Qualora questi dati non ci verranno forniti – precisa Croce – andremo a chiedere caso per caso l’intervento della magistratura.
  • “Vogliamo andare a fondo a questa vicenda – dichiara ancora Croce – vogliamo conoscere anche chi ha provocato l’inquinamento e perché fino ad ora questi signori non sono stati chiamati a pagare, anche economicamente, gli interventi di bonifica.
  • “La gente deve sapere cosa si nasconde sotto le proprie case, – conclude Lorenzo Croce, – sotto le strade dove cammina o semplicemente sotto il terreno di una fabbrica che sorge in una particolare zona. Vogliamo sapere, poiché si tratta di un nostro diritto, e vogliamo agire perché è un nostro dovere. Non vogliamo assolutamente creare allarmismo, ma vogliamo chiarezza su queste aree che consideriamo bombe ecologiche pronte ad esplodere”.


 

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Di Redazione

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