Vivisezione e test cosmetici sui gatti, risultati ricerca di Aidaa

“Non sono solo i gatti neri ad essere in pericolo, ma anche migliaia di mici che ogni anno vengono rapiti, allevati allo scopo, o fatti adottare (o venduti)  da gattili e rifugi  gestiti da persone senza scrupoli. Tali povere bestiole vengono destinate al mercato della vivisezione in Italia e all’estero, oppure al mercato della pellicceria clandestina, dove la loro povera pelliccetta viene utilizzata per la realizzazione di capi di vestiario”.

 

L’allarme viene lanciato da Aidaa, Associazione Internazionale in Difesa di Animali e Ambiente.

 

“Non è facile fare una stima numerica esatta anche perché il fenomeno è diffuso un po’ in tutta la penisola anche se a macchia di leopardo”, spiegano i rappresentanti di Aidaa. “L’unico dato certo è la diminuzione della sparizione di gatti neri destinati ai sacrifici rituali, provata dalla diminuzione delle segnalazioni medie ricevute rispetto agli anni precedenti. E’ tuttavia rilevante il picco di segnalazioni effettuate in questi giorni, proprio durante le festività di Halloween, che comunque rimane sotto la soglia di attenzione che invece veniva abbondantemente superata negli anni scorsi”

 

Ciò che preoccupa maggiormente l’Associazione, è invece il difficile monitoraggio del “mercato clandestino” dei gatti destinati ai laboratori di vivisezione e sperimentazione del nord Europa (ma non mancano sospetti anche verso laboratori ed atenei di ricerca italiani, dove non sempre si denuncia il numero esatto di gatti utilizzati).

 

“Soprattutto è difficile dare una somma numerica esatta, anche se sicuramente alta, della quantità di mici che vengono squartati ed il cui pelo viene conciato ed immesso nel mercato della pellicceria clandestina” precisa Aidaa. “Questo avviene in Italia ed in particolare nei laboratori toscani.

 

“Infatti, se fino a qualche anno fa buona parte degli animali veniva prelevata, spesso, direttamente dalle colonie feline, oppure attraverso rapimenti mirati (gatti neri o di razza), ora pare che anche in questo settore si sia verificata un’evoluzione. I gatti, secondo quanto ci risulta” sottolineano gli animalisti, “verrebbero addirittura allevati all’interno di strutture clandestine, nelle migliori condizioni per essere poi venduti al mercato nero, specialmente quello dei test sulla cosmesi. Tutto ciò” precisa Aidaa, “avviene mentre si ha notizia di alcuni gatti recuperati anche attraverso appositi annunci online”.

 

“Va infine riconfermato” conclude l’Associazione animalista, “che anche nel settore dei gatti esiste un sottobosco (meno conosciuto ma non per questo meno diffuso che quello dei cani) costituito da veri e propri centri di raccolta nascosti dietro a pseudo rifugi o gattili. Qui viene fatta una selezione dei mici presenti e, quelli considerati validi, sono venduti al prezzo medio di 35 euro l’uno a mercanti senza scrupoli”.

 

“Non solo sacrifici o messe nere – commenta Lorenzo Croce presidente di AIDAA. – Quello esoterico rappresenta sicuramente l’ambito delinquenziale più macabro legato alla sparizione di migliaia di gatti ogni anno ma, sicuramente, il mercato nero dei mici si sta evolvendo.  Le pratiche illecite coinvolgono alcuni allevamenti e rifugi clandestini gestiti da persone senza scrupoli che allevano e poi vendono i mici a seconda della bisogna, alla vivisezione o al mercato della conceria e della pellicceria di terz’ordine. Fattori questi sui quali chiediamo a tutti di tenere gli occhi aperti e di denunciare qualsiasi situazione a rischio, prima alle Forze dell’Ordine e poi anche a noi”.

 

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di Redazione

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