Gatto non di razza ucciso, per la legge è privo di valore economico

micioI fatti risalgono al 2008. Da allora prosegue la battaglia intrapresa da due cittadine, madre e figlia, per essere risarcite delle spese sostenute per cercare di salvare le loro due gattine.
Era stato un vicino di casa a sparare ai due animali, con una pistola ad aria compressa; mentre la prima gatta si era salvata, la seconda, invece, era purtroppo morta dopo pochi mesi, a causa delle gravissime lesioni inflittele dai piombini contenuti nell’arma..
Nel frattempo, l’autore del deprecabile atto si era costituito presso i carabinieri di Corbetta, raccontando ai militari di aver sparato ai poveri animali poiché, secondo lui, avrebbero danneggiato il suo giardino.
Mentre, al momento, a carico dell’uomo è tuttora aperto un procedimento penale per maltrattamento di animali, di tutt’altra natura ciò che hanno passato le proprietarie dei due mici, che hanno  citato l’uomo davanti al giudice civile.
Le donne, infatti, hanno agito per ottenere un risarcimento per:
– danni morali: stress, crisi d’ansia e insonnia patite lungo il periodo di agonia dell’animale
– danni patrimoniali: le cure dei due animali sarebbero costate 8.500 euro di veterinario, un finanziamento da 2.554,62 euro
Chiara la risposta dell’uomo, che ha replicato citando le due donne per omessa custodia, e vantando quindi un risarcimento, nei confronti delle stesse, per i presunti danni subiti al proprio giardino.
Ora, è arrivata la sentenza.
Dopo tanta attesa, il giudice ha riconosciuto il danno morale patito dalle due donne, sebbene riducendolo notevolmente (da 4mila a 2mila a testa).
Tutto un altro discorso, invece, per i danni patrimoniali, poiché la sentenza ha stabilito che dal momento che il micio è “privo di valore economico», procedere a curarlo con esborsi economici elevati significa mancare di «diligenza e correttezza».
«Qualora il proprietario si prodighi in spese veterinarie per curare il proprio animale (seppure quest’ultimo privo di valore economico) – si legge ancora – tale condotta è finalizzata indubbiamente al mantenimento e al “ripristino” del rapporto affettivo con l’animale» e «dunque, non pone in essere una condotta conforme ai delineati principi di diligenza e correttezza chi affronti spese veterinarie addirittura superiori al possibile risarcimento del danno compensativo della perdita di tale rapporto».

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Di Redazione
Foto: il piccolo Galileo

2 COMMENTI

  1. Quindi curare un animale privo di valore economico con esborsi elevati significa mancare di diligenza e correttezza! Credo che il giudice abbia dimenticato di valutare il lato affettivo che non guarda a processi economici!
    Pertanto posso affermare che buona parte degli Italiani sia non diligente e non corretta!

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