Anagrafe Milano via Larga, l’odissea di una Mamma che in quanto single si è vista negare il rilascio della nuova carta d’identità per la figlioletta; lettera aperta al sindaco Pisapia

Di seguito la mail inviata alla nostra Redazione (redazione@cronacamilano.it) da F.M., mamma single, italiana e residente a Milano. La nostra lettrice si rivolge direttamente al Sindaco della nostra città, Giuliano Pisapia, formulando nei suoi confronti una lettera aperta: dopo il furto del portafogli, infatti, F.M. si è recata all’ufficio Anagrafe di via Larga per ottenere il rilascio di una nuova carta di identità, per sé e per la figlia di 6 anni. Mentre per se stessa non ha avuto alcun problema, per ottenere il documento della figlia, invece, si è ritrovata in una ragnatela di burocrazia completamente insensata e, ancor peggio, illegittima per il panorama giuridico italiano. Andando più in là dell’invio di una semplice protesta e forte della propria professione di avvocato, la nostra mamma single fa un’analisi giuridica precisa sull’omissione di atti d’ufficio illegittimamente subita, e chiede giustizia rivolgendosi direttamente al Primo Cittadino di Milano. Nel dettaglio:

 

GENTILE SIGNOR SINDACO, SONO UNA MAMMA SINGLE – “Gentile Signor Sindaco, Gentile e Sconosciuto Dirigente dell’Ufficio Anagrafe di Milano – inizia F.M., – essendo una mamma single che lavora e vive a Milano, sono l’unico genitore che ha riconosciuto ed esercita  la potestà sulla figlia minore.

– “Ho sentito che il fenomeno delle mamme single è in forte espansione nel Comune di Milano.

Nonostante ciò – prosegue la nostra lettrice – e nonostante già secoli orsono la Madonna dovrebbe aver fatto da apripista (evidentemente con scarso successo), il Comune di Milano si disinteressa totalmente delle necessità di queste cittadine, che non sono agevolate in nulla.

 

LA RICHIESTA FORMULATA ALL’UFFICIO ANAGRAFE DI VIA LARGA – “A seguito del furto del portafogli subito lo scorso novembre mentre mi trovavo a bordo di un mezzo pubblico – si appresta a spiegare F.M. – mi sono recata all’Anagrafe di sabato mattina, per richiedere la carta di identità di mia figlia e scegliendo proprio il sabato in quanto è l’unico giorno in cui lei non va a scuola. L’ufficio di Via Larga, unico aperto al sabato, sino alle 12.30, era gremito di genitori e bambini: tutti avevano avuto la mia idea.

 

LA FILA DI UN’ORA PER RITIRARE IL NUMERO D’ATTESA E LA TOTALE MANCANZA DI PRIVACY – “Ho dovuto fare una coda di circa un’ora solo per ritirare il numero che dà l’accesso alla fila nel salone centrale, presso gli sportelli – spiega la nostra lettrice.

– “A seguito dell’insensata attesa, sono giunta a cospetto dell’addetto al servizio di ritiro-numeri – prosegue F.M., – servizio evidentemente non istituzionalizzato né organizzato, durante il quale si è verificato un altro fatto a dir poco scandaloso: non c’è una linea di separazione e attesa dagli altri utenti, con l’inevitabile conseguenza che tutti si accalchino davanti allo sportello.

“Pertanto – sottolinea la mamma single – quando il dipendente continuava ad insistere che per la richiesta di carta di identità per i minori occorre la presenza di entrambi i genitori e/o l’assenso di quello non presente, sono stata costretta a raccontare a mezzo mondo non solo i miei fatti personali di mandre single, ma soprattutto una questione tanto delicata e privata come il mancato riconoscimento di mia figlia da parte di suo padre naturale.

– “E tutto ciò – sottolinea F.M –  solo al fine di ottenere un numerino che consenta poi di attendere il proprio turno nel salone centrale. Ora, fossi in un paese del Terzo Mondo, forse lo avrei capito.

A Milano, con una giunta di sinistra, non lo capisco.

 

IL RILASCIO DELLA CARTA D’IDENTITA’: SE SEI UN GENITORE SINGLE NON SEI NULLA – “Dopo altre ore di attesa e uno stress inqualificabile – aggiunge F.M. – sono riuscita ad arrivare allo sportello. A questo punto ho presentato la denuncia di furto in originale e il funzionario, senza richiedermi alcun altro documento attestante la mia identità, e senza richiedere la dichiarazione di alcun testimone in ordine all’accertamento della mia identità, ha provveduto al rilascio della mia carta di identità.

– “Quanto alla richiesta di rilascio della carta di identità per mia figlia minorenne, infradodicenne – specifica la nostra lettrice – in mancanza di altro documento attestante la sua identità, il funzionario ha preteso l’intervento di ben due testimoni che ne attestassero l’identità.

– “Orbene, in considerazione del fatto che sono l’unico genitore esercente la potestà sul minore; che non ho alcun altro parente residente a Milano o nei pressi; stante tale napoleonica prassi che risulta essere non legale, la sottoscritta dovrebbe richiedere il favore/l’intervento di un amico/conoscente disponibile a recarsi con sé e la figlia presso gli uffici anagrafe del Comune di Milano nella mattinata del sabato e per almeno due/tre ore (tanto è il tempo in media occorrente per il disbrigo del servizio date le code).

 

LA RICHIESTA DI ACCERTAMENTO DELLA IDENTITA’ DEL MINORE TRAMITE TESTIMONE E’ ILLEGITTIMA – “La richiesta di accertamento della identità del minore tramite testimoni è illegittima – spiega quindi F.M., che non a caso è avvocato.

“L’identificazione tramite testimoni, pur essendo talvolta usata nella prassi, non trova alcun fondamento giuridico, – continua l’avvocatessa.

– “A conferma di tale impostazione – aggiunge – milita il disposto di cui all’art. 289 comma 7 del R.D. n. 6.5.1940 n. 635 recante “Approvazione del regolamento per l’esecuzione del T.U. 18.6.1931 n. 773, (T.U.L.P.S) a mente del quale «La carta di identità deve essere rilasciata dopo rigorosi accertamenti sull’identità della persona richiedente, da eseguirsi, ove sia necessario, a mezzo degli organi di polizia».

– “L’art. 3 del T.U.L.P.S. come modificato dal decreto legge n. 70/2011, prevede ora che « Il sindaco è tenuto a rilasciare alle persone aventi nel comune la loro residenza e dimora, quando ne facciano richiesta, una carta di identità conforme al modello stabilito dal Ministro per l’Interno». – spiega ancora la mamma single.

“Da tutto ciò – desume F.M. – ne deriva che l’identificazione di una persona del tutto priva di documenti non può essere effettuata mediante testimoni, né in sede di rilascio della carta di identità né al momento, antecedente, della richiesta di iscrizione anagrafica.

 

DOV’E’ FINITA LA SEMPLIFICAZIONE PER IL CITTADINO? – “Del resto, comunque – prosegue F.M., – permane la domanda del perché, nel caso di genitore single, dovrebbero essere due i testimoni richiesti, non bastando l’assunzione di responsabilità da parte di uno soltanto.

– “Inoltre – sottolinea – per una evidenza logica che non merita spiegazioni, la dichiarazione dei due testimoni (di solito entrambi i genitori) non è neppure idonea a valere come protezione del minore in caso di scomparsa/smarrimento e attribuzione di una nuova identità.

– Né può essere invocato – specifica ancora F.M –  in contrario di tale interpretazione, l’art. 288 del R.D. n. 6.5.1940 n. 635 «La carta di identità costituisce mezzo di identificazione a fini di polizia. Chi la richiede è tenuto soltanto a dimostrare la propria identità personale ».  Questo anche per l’ovvia ragione che il funzionario non ha richiesto che la sottoscritta, nella medesima situazione del minore privo di altro documento di identificazione, attestasse la propria identità per il tramite di due testimoni, provvedendo invece all’immediato rilascio della carta di identità richiesta.

– “Come se tutto ciò non bastasse, inoltre – prosegue la nostra lettrice – mi chiedo chi diriga realmente l’ufficio anagrafe, poiché, nonostante intensificate ricerche via internet da parte di più persone qualificate, nessuno è riuscito a trovare uno straccio di organigramma con nome e cognome dei responsabili degli uffici, delle qualifiche e delle cariche. In barba alla trasparenza e all’efficienza sbandierati nello Statuto del Comune (art. 2) e sui vari siti (Milano Semplice e istituzione ufficio Reclami).

– “Tutto questo, quindi – deduce logicamente la mamma single – non solo attesta l’interpretazione contra legem di una norma, ma, soprattutto, la volontà (unica non profilandosi altre valide ragioni) di burocratizzare procedure che, a contrario, proprio gli organi politici dell’amministrazione si sono fregiati di aver semplificato.

 

LE RICHIESTE AL SINDACO PISAPIA E ALL’UFFICIO ANAGRAFE – “Si formulano quindi le seguenti richieste – conclude la mamma single:

– all’Ufficio Anagrafe, di conoscere la norma in base alla quale il rilascio di carta di identità al minore è subordinato alla dichiarazione di testimoni e perché i testimoni devono essere proprio due e non basti, eventualmente la dichiarazione dell’unico genitore che ha riconosciuto il figlio naturale ed unico genitore esercente la potestà sul figlio;

– al Sindaco del Comune di Milano di “regalare ancora un po’ di gioia a tutti i cittadini” – conclude F.M. – provvedendo, nella consapevolezza della esistenza del principio di separazione tra indirizzo e gestione,  all’organizzazione degli uffici e al conferimento delle funzioni a responsabili capaci, alla promozione dell’aggiornamento permanente dei propri dipendenti, loro  responsabilizzazione, adeguamento delle strutture e revisione degli orari e dell’offerta dei servizi. In una parola cominciamo con il miglioramento degli standard di qualità delle prestazioni erogate ai cittadini.

Perché la valutazione di un sindaco comincia dalla realizzazione di piccole cose che rendono migliore la vita quotidiana. I miei migliori saluti, F.M.”.

 

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C.A.

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