Ddl abolizione Province approvato dal Senato, Renzi ha la fiducia. Le spiegazioni per tutti

Senato italianoMatteo Renzi e il suo Governo hanno superato il primo ostacolo da quando si sono insediati a Palazzo Chigi. Il Ddl Province ha ottenuto il via libera al Senato con 160 sì e 133 no. In molti si attendevano una battuta d’arresto dell’esecutivo guidato dal leader del Pd, ma si sono dovuti ricredere. Ora il provvedimento passerà alla discussione alla Camera, poi entro la fine del 2014 è prevista l’approvazione della riforma costituzionale per eliminare definitivamente le Province.

 

TUTTI I NUMERI DELLA FIDUCIA – “Un Paese più semplice e capace di dare risposte. Non più elezioni per le province e dopo 30 anni le Città metropolitane”. Sono queste le prime parole di Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dopo l’ok del Senato al Ddl Province che porta la sua firma.

– Nel pomeriggio di ieri il Governo ha incassato la fiducia sul maxiemendamento del governo che sostituisce per intero il Ddl sul riordino delle province. Il nuovo testo accoglie in toto quando approvato nella commissione Affari Costituzionali.

– A Palazzo Madama il governo Renzi ottiene la fiducia che aveva posto sul provvedimento: sono 160 i sì, contro i 133 no. Numeri che sono comunque minori rispetto al suo insediamento, quando avevano votato pro-esecutivo in 169, 9 in più di ieri pomeriggio.

 

DDL PROVINCE: IN CHE COSA CONSISTE? – Istituzione di dieci Città Metropolitane, trasferimento di alcune funzioni delle Province a Comuni e Regioni e trasformazioni degli organi provinciali in enti istituzionali di secondo grado. Sono questi i punti principali contenuto nel Ddl Province votato ieri al Senato.

– Le dieci Città Metropolitane sono state individuate in Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e Reggio Calabria, quest’ultima solamente dal 2016 quando terminerà il Commissariamento. Queste entreranno in vigore dal 1° gennaio 2015.

– Attenzione però, il Ddl Province firmato da Delrio non va ad abolire le province, ma pone alcune basi transitorie e accessorie per la loro effettiva cancellazione.

– Per l’abolizione completa e totale è necessaria una riforma costituzionale che saranno approvate entro la fine di quest’anno. Solamente da quel momento potremo cancellare il vocabolo “province” dal dizionario italiano.

 

LE NUOVE PROVINCE ITALIANE – C’è chi le ha chiamate Province 2.0 per continuare a cavalcare l’onda innovativa e fresca che sta portando Matteo Renzi, ma come abbiamo già detto più che abolire e svuotare gli enti provinciali, il Ddl Delrio definisce solamente una loro riorganizzazione.

– Le province saranno così trasformate in assemblee formate dai sindaci del capoluogo di provincia e dai consiglieri comunali in un numero che oscillerà tra 10 e 16 e che sarà determinato a seconda del numero di abitanti.

– Cambiano, seppur parzialmente, anche le loro funzioni. Avranno la semplice pianificazione su trasporti, ambiente e mobilità, mentre all’edilizia scolastica affiancheranno anche le pari opportunità.

– In attesa del via delle nuove province, previsto per il 1° gennaio del 2015, sono stati prorogati fino a tale data i mandati dei 52 presidenti di provincia che sarebbero scaduti in questa primavera e dei 21 commissari che attualmente guidano un organo provinciale.

 

VERO RISPARMIO O PURA FANTASIA? – C’è solamente un unico, ma fondamentale interrogativo. Questa ristrutturazione che tipo di risparmi riuscirà a produrre?

– Renzi si è da subito concentrato sul risparmio derivante dal dover pagare 3mila indennità in meno. L’esecutivo, inoltre, prevede ed afferma che dal 2015 il risparmio sarà di un miliardo di euro circa.

– Le voci, però, sono profondamente diverse: c’è chi come l’Upi (Unione delle province italiane) stima che il risparmio sarà di 100-150 milioni di euro più eventualmente 300 milioni derivanti dalla mancata tornata elettorale primaverile per gli enti in scadenza e chi, come la commissione Bilancio del Senato, stima che la spesa potrebbe addirittura aumentare perchè questa ristrutturazione potrebbe portare a una duplicazione di costi e funzioni

 

E ORA? – Dopo l’approvazione del Senato, il provvedimento tornerà alla Camera in terza lettura. Il passaggio a Montecitorio dovrebbe essere solo formale, ma il condizionale è d’obbligo. Il Ddl, comunque, scade il 7 aprile.

 

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Matteo Torti

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