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Riforma Senato Renzi, stop all’elettività e al bicameralismo perfetto

Matteo RenziE’ solo il primo passo, ma i festeggiamenti per il possibile traguardo sono già partiti. Il Ddl Boschi, quello che va a riformare per intero il ruolo e le caratteristiche del Senato Italiano, è stato approvato in prima lettura dal Senato: 183 i voti favorevoli, ma molti altri si sono astenuti (16 i dissidenti tra le fila del Pd, guidati da Corradino Mineo, mentre 19 quelli di Forza Italia, con Augusto Minzolini in testa) così da rendere l’obiettivo dei due terzi praticamente un miraggio. Una volta pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, le disposizioni verranno applicate a partire dalla legislatura successiva allo scioglimento di entrambe le Camere. Ma vediamo in cosa consiste e quali saranno i principali cambiamenti che potrà andare a introdurre.

 

STOP AL SENATO ELETTIVO – Il Senato così come l’abbiamo sempre conosciuto sta per finire. Il punto cardine dell’impalcatura del Ddl Boschi, come voluto espressamente da Renzi, è la non elettività del Senato.

– Sarà composto da 95 membri che rappresenteranno le istituzioni territoriali; a questi si aggiungeranno 5 membri che saranno di nomina presidenziale. In totale 100 membri, contro gli attuali 315.

– I 95 membri saranno così definiti: ogni Consiglio regionale, compresi i consigli delle Province Autonome di Trento e Bolzano, eleggeranno 74 senatori fra i propri componenti con metodo proporzionale, mentre gli altri 21 saranno scelti sempre dalle Regioni tra i sindaci dei rispettivi territori.

– Fatto salvo che nessuna Regione potrà avere meno di due senatori, la ripartizione dei senatori da eleggere avverrà con il metodo proporzionale alla popolazione delle Regioni stesse.

 

LA FINE DEL BICAMERALISMO – Un altro punto cardine del Ddl Boschi riguarda il funzionamento del Senato e, più in generale, dell’intero Parlamento italiano. Il bicameralismo perfetto che ha caratterizzato fino ad ora il nostro emiciclo viene messo, quasi per ogni aspetto, in soffitta.

– Camera e Senato non saranno più due camere alla pari, con gli stessi poteri. Il potere legislativo viene affidato alla sola Camera dei deputati; fanno eccezione solamente i temi etici e la legge di bilancio, dove potrà intervenire anche il Senato.

– Palazzo Madama, quindi, non avrà alcun potere né sullo stato di guerra, né sul conferimento al governo dei poteri necessari, e non potrà decidere nemmeno su amnistia e indulto.

 

E I PRIVILEGI CHE FINE FANNO? – Nel paragrafo precedente, parlando del bicameralismo perfetto abbiamo scritto che, quasi per ogni aspetto, viene messo in soffitta.

– Volete sapere qual è l’unico aspetto per cui Camera e Senato rimangono uguali? Sul fronte dell’immunità parlamentare: in caso di richiesta di arresto da parte di un giudice o in caso di utilizzo delle intercettazioni, saranno i senatori a dover decidere se concedere o meno l’immunità; esattamente come avveniva fino ad adesso e come avviene alla Camera.

– Su un aspetto, però, bisogna dare il merito alla maggioranza di aver agito: i Senatori, in quanto rappresentanti degli organi territoriali a Roma, non riceveranno alcun tipo di indennità aggiuntiva rispetto a quella che già gli spetta per il fatto di essere sindaci o membri del Consiglio regionale.

 

LA PAROLA FINE SULLE PROVINCE? – Sembra essere la volta buona. Con la prima lettura al Senato è stato eliminato l’articolo 114 della Costituzione, ponendo fine alla vita delle Province.

– Il nuovo articolo recita così: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”.

 

LA NUOVA FORMULA DEI SENATORI A VITA – Chiudiamo con l’analisi delle novità parlando della vicenda dei senatori a vita. Abbiamo già detto che il Presidente della Repubblica potrà nominare senatori 5 cittadini che si sono contraddistinti per meriti illustri.

– Questi, però, rimarranno in carica solamente per 7 anni e non avranno la possibilità di esercitare un secondo mandato.

– Gli unici senatori a vita saranno, da adesso in avanti, gli ex Presidenti della Repubblica e gli attuali senatori a vita, che rimarranno in carica.

 

CHE IMPORTANZA DARE A QUESTA RIFORMA? – Parlare di riforme istituzionali e, in particolar modo, di riforma del Senato proprio nei giorni successivi alla pubblicazione dei dati Istat che testimoniano che l’Italia è tornata in recessione non è certo prioritario.

– E’ sotto gli occhi di tutti la centralità delle riforme economiche, a partire da quella sul mondo del lavoro; ma che le riforme istituzionali fossero determinanti per un progresso politico del Paese era altrettanto evidente da diverse legislature a questa parte.

– Quella ottenuta da Renzi è senza dubbio una vittoria; una vittoria considerata da molti come il vero simbolo del cambiamento. Magari non tanto per gli effetti pratici che saprà generare sulla vita degli italiani, quanto piuttosto per l’essere riusciti a scardinare almeno una parte di un sistema che da troppi decenni si autoalimentava.

– In un contesto di mancanza di alternativa, non si può che vedere la riforma del Senato come un auspicio per il futuro, come la speranza che il Ddl Boschi possa inaugurare una stagione di riforme, questa volta più pratiche e concrete per la vita degli italiani, che dovranno necessariamente partire da una rifondazione del mercato del lavoro.

 

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Matteo Torti

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