Tfr in busta paga con tassazione ordinaria e aumento imposta sulla previdenza complementare: tutte le critiche alla Finanziaria 2015

euroDopo gli applausi è il tempo delle riflessioni. Il day-after della Legge di Stabilità 2015 vede il dibattito focalizzarsi su un’analisi più concreta e specifica delle misure approvate nella tarda serata di Mercoledì 15 Ottobre dal Cdm del governo Renzi. Se la politica si fossilizza sul dibattito dei tagli agli Enti Locali, i cittadini iniziano a fare due conti: va bene la riproposizione del Bonus Irpef, ma destano non pochi dubbi sia la misura del Tfr in busta paga che l’aumento dell’aliquota sulla previdenza complementare. Vediamo i punti critici.

 

LE REGIONI CONTRO RENZI – E’ stato lo stesso Presidente della conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, a criticare fortemente la misura che i suoi compagni di partito avevano approvato poche ore prima: “La manovra è insostenibile per le Regioni a meno di non incidere sulla spesa sanitaria”.

– I governatori delle Regioni, in coro, hanno sollevato forti dubbi e aspre perplessità sulla spendind review da 4 miliardi di euro prevista da Renzi a carico degli Enti Locali, Regioni su tutte. Il rischio, secondo i governatori, è quello di mettere a rischio servizi fondamentali, indispensabili e imprescindibili, come la sanità.

– Anche Nicola Zingaretti, governatore Pd del Lazio ha voluto dire la sua: “E’ troppo semplice abbassare le tasse con i soldi degli altri”.

– A queste critiche ha risposto senza esitazioni Matteo Renzi: “Le Regioni comincino dai loro sprechi anziché minacciare di alzare le tasse. Se vogliamo ridurre le tasse, tutti devono ridurre spese e pretese”.

– Un discorso assolutamente valido e difficilmente contestabile, certo. Però l’idea che molti si stanno facendo è che Renzi abbia definito le coperture spostando il mirino: non più tagli alla spesa pubblica per così dire centrale, che ruota attorno alla macchina politica di Roma, ma a quella spesa pubblica defilata sugli Enti Locali.

 

SPUNTA UNA CLAUSOLA TAGLIA-SANITA’ – Ma perché la conferenza delle Regioni lega i tagli imposti dal governo Renzi agli Enti Locali con il venir meno di servizi indispensabili, tra cui il servizio sanitario locale?

– Semplice. Nella bozza alla Legge di Stabilità sembra sia stata inserita una clausola che, qualora le Regioni non dovessero trovare un accordo per ripartire i 4 miliardi di euro di spending review a loro imposta, l’esecutivo avrà la facoltà di tagliare le risorse destinate al Servizio sanitario nazionale.

– Una sorta di ricatto? Una giustificazione volontaria davanti agli elettori? Sono in molti a interrogarsi sul reale ragionamento che ha fatto l’esecutivo inserendo questa clausola nella Finanziaria 2015.

 

CAPITOLO TFR: VA BENE, MA CON CHE TASSAZIONE? – La misura cardine dell’intera Legge di Stabilità esce fortemente ridimensionata nelle ultime ore. Il Tfr in busta paga doveva essere l’elemento propagandistico per eccellenza per l’esecutivo guidato da Matteo Renzi, ma rischia di trasformarsi in un flop davvero curioso.

– Come recita l’articolo 6 della Finanziaria 2015, ricordiamo che stiamo parlando ancora di una bozza, “il Tfr in busta paga potrà essere liquidato mensilmente a partire dal 1° gennaio 2015 (indiscrezioni parlano di un inizio fissato per il 1° marzo 2015, ndr) e tale decisione sarà irrevocabile fino al 2018”.

– Il punto più controverso riguarda, però, la tassazione a cui verrà assoggettato il Tfr in busta paga: tassazione ordinaria; non, quindi, quella agevolata della rendita fissata dal 2011 all’11%. Altri vincoli riguardano i lavoratori pubblici, quelli domestici e quelli del settore agricolo, esclusi da questa misura; inoltre per effettuare la richiesta sarà necessario lavorare da almeno 6 mesi.

– Cosa significa? Sostanzialmente si tratta di un aumento delle tasse per quei lavoratori che decideranno di trasferire il Tfr in busta paga. Tasse che non saranno certo pagate da chi deciderà di non aderire a questa trovata renziana. Inoltre c’è da considerare che il Tfr in busta paga potrebbe ancora concorrere alla definizione del reddito del lavoratore; se questa misura sarà confermata, il Tfr in busta paga avrà implicazioni sul ricevimento, o meno, del bonus Irpef.

– Tradotto: ci possono essere dei casi in cui il farsi trasferire il Tfr in busta paga fa superare la soglia dei 25mila euro fissata da Renzi per poter usufruire del Bonus di 80 euro. Insomma: niente Bonus e più tasse.

– Un boomerang negativo che, secondo i primi calcoli della Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro, potrebbe essere conveniente solo per chi ha un reddito annuo lordo inferiore ai 15.000 euro. Per gli altri, il Tfr in busta paga si tradurrà in un deciso aggravio fiscale. Diretto, ma anche indiretto per la riduzione delle agevolazioni per asili nido, tasse universitarie, ecc ecc.

 

PREVIDENZA COMPLEMENTARE: COSA VOGLIAMO FARNE? – Nata nell’aprile del 1993 e riformata poi nel dicembre del 2005, la previdenza complementare in Italia non è mai decollata. Forse perchè, almeno fino ad ora, la copertura del sistema previdenziale pubblico è stata più che buona, forse perchè i fondi privati non sono a capitale garantito, forse per le complicazioni burocratiche che porta. Sta di fatto che anche a livello politico questa opzione non sembra la si voglia spingere.

– La controprova la abbiamo proprio dalla Legge di Stabilità approvata mercoledì dal Consiglio dei Ministri. L’esecutivo Renzi ha pensato bene di aumentare la tassazione sui fondi di previdenza complementare; il Fisco, quindi, peserà non più per l’11,5%, ma per il 20%. Un aumento significativo.

– E’ proprio da questa misura che Renzi spera di ottenere 3,6 miliardi di euro. Di questi 1,2 milioni arriveranno proprio dall’aumento della tassazione sulla previdenza complementare.

– E se si lega la volontà di garantire il Tfr in busta paga con la misura che prevede un aumento della tassazione sulla previdenza complementare, sembra chiaro che, come affermato da Michele Tronconi, presidente di Assofondipensione, si stia mandando “il sistema all’eutanasia”.

– L’idea del governo Renzi sembrerebbe quella di agevolare il Tfr in busta paga sconsigliando, visto l’aumento fiscale, la destinazione dello stesso a fondi di previdenza complementare. Il gioco sembra semplice: redditi più alti che portano a un aumento delle tasse da pagare e, sfavorendo l’uso della previdenza complementare, convogliare il Tfr dato in busta paga sui consumi.

 

I DUBBI CI SONO – Al termine di questa analisi, teniamo a precisare che si sta discutendo, ragionando e avanzando spunti di riflessione sulla base di bozze e indiscrezioni che sono circolate in queste ultime ore.

– Al momento il testo è in fase di analisi all’Unione Europea; dopodiché ci sarà il passaggio in aula, dove si annunciano bagarre e modifiche.

 

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– Il nostro Staff riserverà la massima attenzione ad ogni caso, per dar voce direttamente ai cittadini, senza “filtri politici”.

 

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 Matteo Torti

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