Jobs Act approvato dal Senato, spiegazioni nuovo Articolo 18 e norme sul lavoro

FirmaCambiare l’Italia, dando una svolta al mercato del lavoro e facendo ripartire l’occupazione. E’ questo l’obiettivo dichiarato del governo Renzi che, nel pomeriggio di mercoledì 3 dicembre, ha potuto esultare per l’approvazione da parte del Senato delle misure del cosiddetto Jobs Act. Con l’ok di Palazzo Madama, il provvedimento è diventato legge e dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2015. Analizziamo i punti chiave della riforma, evidenziando tutti i cambiamenti rispetto alla precedente situazione.

 

L’APPROVAZIONE DEL SENATO – E’ il tardo pomeriggio di mercoledì 3 dicembre quando il governo Renzi incassa l’ok del Senato sul Jobs Act. Il voto definitivo, velocizzato dalla trentaduesima fiducia posta dal leader del Pd e dal suo esecutivo, ha portato 166 sì, 112 no e un unico astenuto.

– Un risultato che Matteo Renzi ha affidato a Twitter: “L’Italia cambia davvero. E noi andiamo avanti”. Un messaggio rafforzato anche da Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, che ha voluto sottolineare come il testo sia significativamente cambiato alla Camera, ringraziando quella sinistra storica del Pd che si è sempre schierata a favore dell’Articolo 18 così com’era.

– Nel fronte dell’opposizione sono state intense le proteste di Nichi Vendola che ha dichiarato che questo Jobs Act va a smantellare la civiltà del lavoro. Pochissimi, invece, i dissidenti del Pd.

 

TUTTE LE NOVITA’ – Modifiche all’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, estensione degli ammortizzatori sociali, nuove regole per l’Aspi, introduzione del contratto a tutele crescenti e superamento delle collaborazioni coordinate e continuative.

– Sono queste alcune delle principali novità introdotte con il Jobs Act dopo il passaggio a Palazzo Madama. Ora si attendono i decreti attuativi per comprendere la valenza concreta delle norme.

 

L’ARTICOLO 18 – Inutile parlare d’altro. Il vero nocciolo della questione era ed è rivolto all’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

– Il Jobs Act va a modificare parzialmente questa norma escludendo, nei casi di licenziamenti economici, la possibilità di reintegra del lavoratore nel posto di lavoro, prevedendo altresì un indennizzo economico certo e crescente in relazione all’anzianità di servizio.

– Nel caso dei licenziamenti disciplinari, invece, è necessario precisare ancora quelli che saranno i comportamenti sanzionabili. Il risultato sarà una inappellabilità verso i licenziamenti per motivi disciplinari e per motivi economici.

 

LE TUTELE CRESCENTI – L’altro aspetto su cui si è rivolta l’attenzione (e la critica) riguarda il nodo del contratto a tutele crescenti.

– L’obiettivo dei decreti attuativi sarà quello di riordinare le tipologie contrattuali in vigore, prevedendo per le nuove assunzioni un unico contratto a tempo indeterminato con tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio.

– Per il resto l’obiettivo è quello di ridurre drasticamente le altre forme contrattuali, che rimarranno comunque valide nei casi in cui siano già state sottoscritte, sino all’esaurimento delle stesse.

– Questo porterà all’addio per quelle forme di collaborazione occasionale o continuativa che si sostanziano nei cosiddetti co.co.co e co.co.pro.

 

IL SUSSIDIO DI DISOCCUPAZIONE – Altro punto centrale del Jobs Act è quello che riguarda l’Aspi, ossia il sussidio di disoccupazione.

– Tale assicurazione sociale per l’impiego sarà estesa, almeno fin tanto che queste tipologie contrattuali saranno ancora valide, anche ai lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa.

– L’obiettivo è quello di universalizzare il sussidio di disoccupazione anche a quei collaboratori a cui oggi non è destinato, relazionandolo alla durata del trattamento.

 

AMMORTIZZATORI E CIG – In caso di cessazione definitiva dell’attività aziendale, il Jobs Act non prevede più la possibilità di autorizzare la Cassa integrazione.

– L’obiettivo, anche in questo caso, è quello di tutelare i lavoratori in relazione alla storia contributiva, andando a rivedere i limiti di durata del sussidio e prevedendo una maggiore partecipazione da parte delle aziende che ne fanno ricorso.

– Per il 2015 sono stati stanziati 2,9 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali: 2,2 miliardi in arrivo dalla Legge di Stabilità e altri 700 milioni di euro stanziati nel Fondo per l’occupazione.

 

ORA SI ATTENDONO I DECRETI DELEGATI – Per comprendere meglio l’entità e il quadro di ciascuno di questi punti non resta che attendere i decreti delegati che, presumibilmente, arriveranno con il nuovo anno per quanto riguarda i contratti a tutele crescenti, l’Aspi e la regolamentazione sui licenziamenti.

– Sul fronte ammortizzatori sociali e cassa integrazione, invece, sarà necessario attendere qualche mese in più.

 

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 Matteo Torti

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