Jobs Act, definiti i decreti attuativi, dal 1 marzo contratto a tutele crescenti e stop ai cococo e cocopro

Matteo Renzi“Oggi è il giorno atteso da anni. Il #JobsAct rottama i cococo vari e scrosta le rendite di posizione dei soliti noti #lavoltabuona”. Il twitter di Matteo Renzi, dopo che il Cdm ha dato il via libero definitivo ai due decreti attuativi del Jobs Act, è di quelli trionfanti. Dal 1° marzo si potrà assumere con le nuove norme ed entrerà in vigore anche la nuova Aspi. Vediamo tutte le misure nel dettaglio.

 

LA GIOIA DOPO UN CDM DI 4 ORE – Ci sono volute ben quattro ore per definire il via libera conclusivo ai due decreti attuativi del Jobs Act. Il contratto a tutele crescenti è ora una realtà e dal 1° marzo sarà possibile assumere secondo le nuove norme.

– Nel provvedimento che va a modificare il tanto discusso articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sono compresi anche i licenziamenti collettivi, oltre alla possibilità di demansionare il lavoratore.

– Non sono stati ascoltati, quindi, i pareri delle Commissioni lavoro di Camera e Senato, contrarie a questi due punti della manovra. Renzi ha ribaltato la questione: “Questa misura parla di assunzioni collettive, non di licenziamenti collettivi”.

– Matteo Renzi, nella consueta conferenza stampa post-Cdm, ha sottolineato il suo entusiasmo per la misura definita: “Una generazione vede finalmente riconosciuto il proprio diritto ad avere tutele maggiori. Parole come mutuo, ferie, buonuscita, diritti entrano nel vocabolario di una generazione fino ad ora esclusa”.

– Poi una chiosa sui tanti precari italiani: “200.000 lavoratori parasubordinati passeranno ora a tempo indeterminato. Nessuno resta più solo quando perde il lavoro o viene licenziato”.

 

IL CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI: CONOSCIAMOLO MEGLIO – Una tappa fondamentale per un buon inizio di anno per la squadra di Renzi, il quale ha sottolineato che dopo un anno di Governo non credeva di riuscire ad arrivare a questo punto.

– Il cuore del Jobs Act è stato, da subito, la nuova forma contrattuale delle tutele crescenti. Il contratto, che entrerà in vigore dal 1° marzo 2015, prevede che in caso di licenziamento illegittimo non ci sarà più il reintegro, ma un indennizzo monetario crescente legato all’anzianità di servizio, con un tetto massimo a 24 mensilità.

– Il reintegro, invece, rimane per quei licenziamenti considerati come nulli e discriminatori, ma anche per una piccola fetta di licenziamenti disciplinari, ossia quando il fatto è insussistente.

– La regola base per l’indennizzo monetario è quella di due mensilità per ogni anno di anzianità di servizio, con un minimo di 4 mensilità e un massimo di 24.

– Discorso diverso per le piccole imprese dove il reintegro rimane solo per i licenziamenti nulli e discriminatori e dove l’indennizzo, sempre crescente e sempre relazionato all’anzianità di servizio, è pari a una mensilità per anno di lavoro con un minimo di 2 e un massimo di 6.

 

LICENZIAMENTI (O ASSUNZIONI) COLLETTIVE – L’altro punto forte del Jobs Act voluto dal Governo Renzi riguarda i licenziamenti collettivi. La norma, che non era piaciuta per niente alle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, è stata approvata ugualmente dal Cdm.

– L’esecutivo, quindi, ha confermato le nuove regole anche per i licenziamenti collettivi, che vengono considerati per loro natura economici e quindi oggettivi. Anche qui si applicherà il regime di due mensilità di indennizzo per anno di anzianità con un minimo di 4 mensilità e un massimo di 24.

 

LA NUOVA ASPI – Se il contratto a tutele crescenti il via lo prenderà dal 1° marzo, la nuova Aspi partirà ufficialmente da maggio. Si tratta del nuovo ammortizzatore sociale in caso di disoccupazione involontaria e avrà una durata massima di 24 mesi, anche se dal 2017 scenderà a 18 mesi.

– Questo nuovo ammortizzatore è destinato ai dipendenti, esclusi quelli dei settori pubblici e agricoli, che perdono il lavoro e, nei 4 anni precedenti, possono contare su almeno 13 settimane di contribuzione.

– Il calcolo della durata di cui si ha diritto è molto semplice: un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive degli ultimi 4 anni, con un massimo di 24 mesi e con una retribuzione che non può eccedere i 1.300 euro. Dopo i primi 4 mesi di pagamenti, la Naspi viene ridotta del 3% al mese. Per riceverla, però, sarà necessario partecipare a iniziative di attivazione lavorativa o riqualificazione professionale.

 

I CONTRATTI A TERMINE – Nei due decreti attuativi c’è spazio anche per un riordino delle tipologie contrattuali; per quanto riguarda il contratto a tempo determinato, la durata massima è stata fissata in 36 mesi, con la possibilità di avere cinque proroghe all’interno di questo periodo.

– Nel momento in cui il governo varerà il decreto sulle tipologie contrattuali non sarà poi più possibile sottoscrivere nuovi contratti di collaborazione a progetto. Saranno eliminate anche le associazione in partecipazione e lo job sharing. Rimarranno, invece, le vere collaborazioni autonome e le vere partite Iva.

 

LE REAZIONI – Molto soddisfatta Confindustria che in una nota ufficiale sottolinea: “Nel merito del Jobs Act è positivo in particolare, che siano state confermate le norme anche sui licenziamenti collettivi

. Anche la nuova disciplina in materia di mutamento delle mansioni – precisa l’Associazione – coglie, rispettando i diritti fondamentali dei lavoratori, quelle esigenze di certezza normativa e di flessibilità dell’organizzazione aziendale che le imprese da lungo tempo chiedevano”.

– Di avviso opposto, invece, i sindacati con la Cgil che sostiene che il Jobs Act è il mantenimento delle differenze e non guarda alla lotta alla precarietà; sulla stessa lunghezza Landini che afferma: “Credo che oggi si confermeranno quelle scelte sbagliate che rendono possibili e più facili i licenziamenti e che non cancellano la precarietà”.

– Più morbide Cisl e Uil che parlano di un intervento solo parziale: “Avremmo voluto un atteggiamento più coraggioso del Governo sulla effettiva abolizione delle forme di precarietà dei giovani. Quello che il Governo ha fatto in materia di lavoro non va nella direzione giusta. Bisognava eliminare tutti i contratti di precarietà. Sono rimasti quelli a tempo determinato a 36 mesi senza causale e hanno esteso la possibilità di ricorrere ai voucher”.

 

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Matteo Torti

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