Attentati Parigi 13 novembre 2015, Analisi della strategia del terrore dell’Isis

Commemorazione Parigi132 morti, 352 feriti di cui 99 in gravi condizioni e una strategia ben precisa: incutere terrore, ansia, angoscia nella gente comune, nella vita quotidiana. Tre squadre di terroristi coordinate, all’origine della barbarie. Sette uomini morti, o uccisi dalla polizia, o che si sono fatti saltare per aria, e l’ottavo in fuga, ricercato attivamente. Un attacco rivendicato dall’Isis che battezza Parigi come “la capitale dell’abominio e della perversione”. Una strategia del terrore completamente diversa a quella utilizzata ai tempi da Al Qaeda, una strategia che deve far riflettere visto che va più alla ricerca del monito, del messaggio, della minaccia, che delle stragi su larga scala. Una strategia che rischia di trasformarsi in una trappola e che non deve far perdere la ragione.
I FATTI – Venerdì 13 novembre. Non un venerdì qualunque, in Francia; la tensione si avverte già nel pomeriggio quando, un allarme bomba, fa evacuare l’Hotel Molitor di Parigi dove alloggiava la Nazionale tedesca che si stava preparando per l’amichevole di lusso della sera, contro la Francia.
– Ed è proprio allo Stade de France di Parigi che iniziano le ore del terrore. Sono le 21.20 quando, durante il primo tempo di Francia – Germania, un kamikaze si fa esplodere fuori dall’impianto di gioco; un’esplosione assordante, che rimbomba all’interno dello stadio. E’ la prima di tre esplosioni. Alle 21.30 due kamikaze con addosso gilet esplosivi si fanno esplodere davanti agli ingressi uccidendo un passante, poi alle 21.53 il terzo scoppio davanti a un McDonald’s. Il presidente Francois Hollande, in tribuna, viene avvisato di ciò che sta accadendo e viene fatto evacuare. All’interno dello stadio gli spettatori iniziano a capire cosa sta succedendo: c’è chi corre verso l’uscita e chi, poco dopo, viene trattenuto all’interno dell’impianto sul terreno di gioco.
– Contestualmente, alle 21.25, iniziano gli spari sui ristoranti “Le petit Cambodge” e “Le Carillon” nel X arrondissement; è la prima carneficina: 15 morti e 10 feriti in gravissime condizioni. Alle 21.29 gli assalitori arrivano alla pizzeria “La Casa Nostra”, nell’XI arrondissement e sparano a bruciapelo ammazzando 5 persone e ferendone gravemente 8. Pochi secondi e vengono uditi nuovi spari al ristorante “La Belle Equipe”; da una Seat di colore nero scende un uomo che inizia a sparare a raffica con un kalashnikov: 19 morti e 9 feriti in condizioni disperate.
– Alle 21.50 inizia l’atto più grave nel bilancio delle vittime: l’assalto armato al teatro Bataclan dove è in corso un concerto del gruppo americano “Eagle of the Death Metal”. Tre assalitori, due moriranno facendosi esplodere e un terzo verrà ucciso nel blitz delle forze speciali, entrano in scena gridando “Allah è grande” e aprendo il fuoco sugli spettatori. Alcuni spettatori riescono precipitosamente a fuggire, ma sono già diverse le vittime di questa carneficina.
– Gli attentatori riescono a trattenere 100 ostaggi e, dalla zona limitrofa, si sentono raffiche di colpi; i terroristi hanno iniziato a giustiziare gli ostaggi. Alle 00.25 inizia il blitz delle forze speciali che liberano 20-30 superstiti, ma scoprono una carneficina. 80 vittime rimaste a terra.
– All’1,00 di notte corre online la rivendicazione dell’Isis; il califfato esulta per la strage commessa ed inneggia a replicare l’azione a “Roma, Londra e Washington”.
L’11 SETTEMBRE DI PARIGI – E’ la una di notte di sabato 14 novembre quando lo Stato islamico, con un lungo messaggio diffuso dai canali ufficiali di propaganda, rivendica gli attentati in serie di Parigi.
– “In un attacco benedetto Allah, un gruppo di soldati del Califfato che Allah gli doni potenza vittoria, ha preso come bersaglio la capitale degli abomini e della perversione che porta la bandiera della croce in Europa, Parigi. Un gruppo di martiri è avanzato contro i nemici, cercando la morte nel sentiero di Allah per umiliare i nemici”.
– Il video messaggio si chiude con una minaccia per i francesi: “La Francia e quelli che la seguono devono sapere che restano tra i principali obiettivi dello Stato Islamico e che continueranno a sentire l’odore della morte per aver preso la guida della crociata, per aver insultato il nostro profeta, per essersi vantati di combattere l’islam in Francia e colpire i musulmani nelle terre del Califfato con i loro aerei che non vi sono stati utili nelle vie maleodoranti di Parigi. Questo attacco non è che l’inizio della tempesta, un avvertimento per coloro che vogliono meditare su questa lezione”.
– Non solo il video massaggio. La notizia degli attentati in serie anima la rete sotto hashtag che inneggiano alla violenza e all’accanimento contro la Francia, ribattezzando la serata del 13 novembre come “l’11 settembre di Parigi”.
TERRORISMO: LA VITTIMA NON E’ IL FINE, MA E’ IL MESSAGGIO – “Terrorismo” è un termine molto diffuso oggi, che dietro al proprio significato racchiude l’essenza dell’azione dell’Isis: incutere timore, generare un senso di paura diffuso, per mezzo di atti, azioni o dichiarazioni che minacciano il ricorso alla violenza contro bersagli che non sono combattenti e con lo scopo di perseguire vantaggi.
– Nel terrorismo la vittima non è il fine, ma è il messaggio. Le vittime degli attacci terroristici, come quello del World Trade Center o di Parigi, non sono caduti in quanto costituivano una minaccia per chi li ha eliminati, ma perché la loro morte ha un valore comunicativo ben preciso.
– Il valore di trasferire, al fine di terrorizzare, la minaccia di attacco nel territorio nazionale, nella normalità della vita quotidiana, mentre si è a lavoro in un ufficio nelle Torri Gemelle o mentre si sta cenando al ristorante piuttosto che assistendo a un concerto.
UNA NUOVA STRATEGIA DEL TERRORE – Se il terrorismo è quanto abbiamo detto nel precedente paragrafo, esso si può realizzare solo con un atto di comunicazione. E proprio il potere dell’immagine è l’elemento su cui si concentra maggiormente l’attenzione comunicativa dei gruppi terroristici.
– Basti pensare ai numerosi video pubblicati online dall’Isis negli ultimi mesi dove si vedono scene in cui i prigionieri, vestiti della tunica arancione dei detenuti di Guantanamo e rasati, vengono uccisi con i più disparati e ignobili mezzi.
– E quando l’opinione pubblica si “assuefa” davanti a scene di esecuzioni così cruente, ecco che la strategia comunicativa del terrore fa un passo avanti, mandando davanti alle telecamere un bambino di dieci anni a giustiziare due presunte spie russe.
– Al Qaeda e l’Isis, due strategie comunicative completamente differenti. Se per il califfato l’esposizione della brutalità è lo strumento più efficace per diffondere le proprie idee, per Al Qaeda gli eccessi di violenza filmati e diffusi in rete rischiano di essere controproducenti perché alienano il mondo musulmano.
– Diverso sono anche le forme degli attentati. Al Qaeda era alla ricerca dei numeri durante l’11 settembre e negli attentati di Londra e Madrid, mentre l’Isis sembra preferire il monito al massacro su larga scala. L’Isis ha una propaganda molto più completa e strutturata riuscendo, al tempo stesso, ad incutere terrore nell’Occidente e attirare a sé nuovi combattenti, molte volte provenienti proprio dall’Europa e dagli Usa.
LA TRAPPOLA ISLAMICA – Una strategia per certi versi più fine e sottile, una strategia che non deve portare all’uccisione di qualche migliaio di persone per evitare una reazione su larga scala dell’Occidente. Una strategia che logora, una trappola a cui bisogna resistere.
– L’obiettivo è chiaro: creare caos nell’Occidente, trascinarlo verso atti estremi e vendicativi che finiscano per minare i valori di fratellanza e civiltà, di libertà e di uguaglianza. Una fine che non provocherebbe altro che una più netta divisione tra religioni, tra popoli e che finirebbe per rendere ancora più unito verso l’Occidente il popolo islamico.
– Non serve l’odio, non serve la vendetta, non serve la reazione smisurata e fuori dalla ragione. Serve il sangue freddo che ha mostrato il governo francese, serve la capacità di non farsi trascinare nella spirale della violenza.
– Il terrorismo islamico, come correttamente analizzato dal sociologo francese Alain Touraine, vuole creare situazioni di violenza asimmetrica, in cui gli atti da loro commessi non possono essere commessi da noi.
UNO SGUARDO ALL’ITALIA – Inevitabile pensare anche ai nostri confini, al nostro territorio, alla nostra quotidianità. Nostra, di noi italiani. Gli attentati in serie di Parigi hanno aperto un solco che si temeva potesse essere aperto almeno da un anno, dando seguito a eventi e dichiarazioni che l’Isis pubblica in rete dal 2014.
– E il monito nel messaggio di rivendicazione che recitava “Ora tocca a Roma, Londra e Washington” non può che preoccupare. Soprattutto con il Giubileo alle porte. A 25 giorni all’apertura della Porta Santa di San Pietro, infatti, la strage parigina ha provocato l’innalzamento dell’allerta sicurezza, in Italia, al livello 2: l’ultimo stadio prima dell’emergenza massima.
– Nonostante ciò, l’8 dicembre prossimo il Giubileo avrà comunque inizio, in quella che diverrà la “doppia Capitale” e, si stima, accoglierà non meno di 30 milioni di persone. Un altro evento cult per l’Italia, dopo l’Expo di Milano. Un altro evento su cui si sta concentrando l’attenzione dei servizi segreti.
– E allora niente manifestazioni davanti all’Ambasciata francese, massima attenzione ai tombini e alle strade sotterranee; massima allerta anche in Vaticano e controlli più approfonditi e precisi negli aeroporti e nelle stazioni italiane.
ATTENZIONE: NON SOTTOVALUTARE L’INTELLIGENZA DELL’ISIS – Misure, quelle annunciate dal Governo italiano, assolutamente corrette e inevitabili che, però, non tengono conto dell’efferatezza strategica mostrata in più occasioni dall’Isis.
– Il Vaticano, Roma e molte altre città europee e non, sono indubbiamente potenziali bersagli, ma attenzione a non sottovalutare l’intelligenza dell’Isis, che non pare cercare stragi su larga scala, ma atti di terrorismo tanto ignobili quanto “misurati”.
– E’ la quotidianità, infatti, ciò che vuole colpire l’Isis; suscitare terrore e panico nella gente mentre è in vacanza su una spiaggia o mentre si trova sui tavolini all’aperto di un ristorante. Non bombe nei metro o nei centri commerciali, né tanto meno kamikaze durante eventi di rilievo.
– Quella dell’Isis è una strategia mille volte più sottile e proprio per questo molto più complessa da scovare e stanare. Una strategia che potrebbe mettere al riparo gli obiettivi sensibili a discapito di tutti quei luoghi che fanno parte della vita quotidiana: i luoghi nelle giornate di tutti noi.
APPROFONDIMENTO: NASCITA DELL’ISIS, DOVE, COME, QUANDO PERCHE’ – Di seguito l’approfondimento Isis, Califfo Ibrahim, Al Qaida, Jihad, Foreign Fighters, trattato di Schengen: cos’è, nascita, analisi, spiegazioni chiare per tutti

Matteo Torti

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