Dormitorio clandestino paolo Sarpi Milano, tra scarafaggi e sporcizia 12 letti a castello in 60 metri quadri, denunciato proprietario cinese

Un nuovo dormitorio per clandestini è stato scoperto dalla Polizia Locale al primo piano di una palazzina di via Niccolini, zona Paolo Sarpi.

 

Al momento dell’ispezione, condotta da 10 agenti del Nucleo operativo coordinati da un ufficiale, all’interno del bilocale, frazionato da assi divisorie improvvisate, sono stati trovati 12 letti a castello dove dormivano 7 persone tra scarafaggi e sporcizia diffusa.

 

Si tratta nel dettaglio di 3 clandestini cinesi privi di documenti e passaporto, presumibilmente intorno ai 30 anni di età, e il proprietario, un cinese regolare, con moglie e due figli minori.

 

I clandestini, grazie all’intervento di un traduttore, hanno dichiarato di pagare per l’affitto 8 euro  in nero a notte, vitto compreso, di essere in Italia da qualche anno e di essere nullafacenti, salvo svolgere saltuariamente attività non precisate per altri connazionali.

 

Il proprietario, di professione autotrasportatore per negozi e magazzini cinesi, verrà indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina oltre a essere sanzionato per violazione all’ordinanza che impone l’obbligo di depositare una scheda certificativa sul contratto di affitto.

 

A2a, chiamata al controllo del gas dalla Polizia Locale, ha sigillato lo scaldabagno dell’abitazione, trovato in condizioni di sicurezza disastrose tanto da paventare il rischio di un’esplosione.

 

“Non si arresta l’azione della Polizia Locale per la legalità e la sicurezza del quartiere, – spiega il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato. –  Basti dire che è la 78esima operazione dal 2007.

 

L’immigrazione clandestina si conferma uno degli oscuri risvolti degli affari illegali cinesi – aggiunge il vicesindaco, – e non è un caso che dei 31mila irregolari stimati dall’Orim a Milano, circa 13mila arriverebbero dall’Asia. C’è da chiedersi come giungano in città. Chi li gestisca. Domande che rivolgo all’Autorità giudiziaria milanese cui compete fare indagini, che sappiamo complesse”.

 

“Le condizioni dei dormitori improvvisati dei clandestini ammassati in poche decine di metri quadri – prosegue De Corato – sono le stesse in cui vengono costretti a lavorare i cinesi schiavizzati in laboratori clandestini. Qualche giorno fa a Prato, dove c’è un consolidato distretto tessile cinese, e dove nel luglio 2010 una maxi operazione contro la mafia orientale operata dalle Fiamme Gialle ha portato alla scoperta (per la prima volta) di quasi 3 miliardi di euro frutto di riciclaggio, un paio di cinesi sono morti in fabbrica.

 

“L’ipotesi al vaglio degli Inquirenti – sottolinea ancora il vicesindaco – è che vengano utilizzate  sostanze dopanti e anfetaminiche per reggere i ritmi estenuanti di lavoro.

 

“Un’analoga lente di ingrandimento – conclude De Corato – andrebbe puntata anche su Milano, visto che il caso Prato ha forti somiglianze con quanto accade nella nostra città: sfruttamento di manodopera clandestina schiavizzata per saldare il debito con le organizzazioni criminali che li hanno fatte arrivare irregolarmente in Italia, apertura di canali illeciti per drenare denaro (contraffazione, prostituzione, estorsione, spaccio di chetamina, gioco d’azzardo). E tanta omertà”.

 

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Di Redazione

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