Centri sociali Milano chiesa di Via don Gnocchi, intervista al sociologo Paolo Masciocchi: “Irruzione nel nome del dio-spettacolo”

Domenica mattina, nel corso di una funzione religiosa, un gruppo di facinorosi presumibilmente appartenenti all’area dei centri sociali ha fatto irruzione nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe Calasanzio in via Don Gnocchi, con il premeditato intento di interrompere lo svolgimento dei sacri riti e contestare il sacerdote celebrante, utilizzando cori da stadio e striscioni da manifestazione di piazza.

 

Il motivo di questo intervento assai poco decoroso sarebbe da ricondurre alle attività catechetiche e sociali svolte dalla parrocchia, gestita dai padri Scolopi e da anni punto di riferimento per gli abitanti del quartiere.

 

In particolare, il tema di contestazione è la catechesi sulla sessualità organizzata per i giovani, una soltanto tra le numerosissime attività messe a disposizione nella missione cristiana dei sacerdoti, coadiuvati tra l’altro anche da esperti che si prodigano per i residenti nell’attività del “Centro d’ascolto”. In tale contesto di protesta, espressioni poco consone sono state indirizzate verso un religioso officiante, definito “omofobo” per la sua coerenza ai dettami del credo cristiano sulla delicata materia.

 

Sull’accaduto si è pronunciato il sociologo dell’Università Bicocca Dott. Paolo Masciocchi, che peraltro ricopre anche la carica di consigliere pastorale diocesano: “Quella cui hanno assistito i parrocchiani di San Giuseppe è solo una tipica manifestazione della spettacolarizzazione locale di un atto socialmente aggressivo: in nome di una farsesca libertà di espressione si compiono contestazioni in un luogo di culto e in un contesto di raccoglimento, cercando di delegittimare i sacerdoti dalle loro funzioni”.

 

I Padri Scolopi si sono chiusi nel silenzio, dopo l’accaduto, cosa ne pensa?

“E’ stata la risposta più corretta, perché volta a pacificare gli animi e a spostare fuori dai binari del clamore qualunque discussione. Una contestazione così fuori luogo, d’altra parte, non è votata alla ricerca di dialogo e comprensione, ma solo ad attirare attenzione su di sé: un evento eclatante per ottenere nel proprio piccolo un accredito di autostima sociale”.

 

Dunque sbagliano coloro che hanno ritenuto collocare nell’ambito della politica tale fenomeno?

“In realtà sarebbe opportuno accostare i giovani contestatori ai partecipanti a un reality-show, più che alla politica. Non conta affatto il contenuto, solo la provocazione per mostrare se stessi, una propria presunta autenticità spontanea contro una regola da palinsesto, magari in difesa di chissà quali diritti”.

 

D’altra parte una Messa non è una trasmissione televisiva e i contestatori hanno usato precisi argomenti di natura etico-politica.

“Il principio tuttavia è lo stesso. E’ esagerato pensare che davvero prenda sul serio una qualunque posizione sulla sfera psico-affettiva umana chi non possiede la percezione delle minime dinamiche sociali di relazione”.

 

Nessun attacco alla Chiesa, dunque, che magari meriterebbe attenzione delle autorità cittadine appena insediatesi?

“Tutto dev’essere collocato nella giusta prospettiva. Esagerano coloro che ritengono che tali specifici episodi costituiscano l’anticamera di attacchi ancora più violenti, tuttavia bisogna prendere sul serio l’accompagnamento di questi giovani che utilizzano argomenti politici per dare spettacolo di sé”.

 

Un consiglio più preciso alla nuova Amministrazione?

“Ben vengano le ferme condanne: poi occorrerà costruire con fatica gli spazi di crescita civile e la comunicazione corretta. Occorre dar segno istituzionale che in certe sedi può avvenire il confronto sui temi sensibili, compresi quelli che attengono al rapporto tra religione, politica e società civile. In questi giorni il tema a Milano sta diventando impellente, per via di tanti attriti latenti, ma non è un bene concedersi al trasporto di sentimenti troppo viscerali. Occorre solo il lavoro costante, con le giuste competenze, la terzietà di alcune figure di raccordo. Sul lungo periodo, se si lavorasse bene, si potrebbero canalizzare le tensioni in produttività sociale. E magari spiegare ai ragazzi che non esiste solo il dio-spettacolo”.

 

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Valentina Pirovano

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