Sovraffollamento carceri Lombardia, la struttura più sovraffollata è a Busto Arsizio, seguita dalle carceri di Brescia e Varese

“Il nostro auspicio è sempre quello che la stampa possa contribuire a diffondere una verità sempre più nascosta e sottaciuta, ovvero quella che attiene ad un sistema penitenziario prossimo al collasso e sempre più vicino alla completa paralisi.” Con questa premessa Eugenio Sarno, Segretario Generale della UIL PA Penitenziari, introduce la diffusione di alcuni dati relativi al primo semestre dell’anno in corso afferenti al sistema penitenziario regionale.

 

SURPLUS DEL 65,6% –“Alle 24.00 di ieri presenti in regione:

  • 9362 detenuti ( 8801 uomini, 561 donne)
  • a fronte dei 5652 posti attualmente disponibili.
  • Un surplus di 3170 presenze che fa attestare la media del sovraffollamento regionale al 65,6 %.

 

GLI ISTITUTI Più AFFOLATI – L’istituto penitenziario con il più alto indice di affollamento risulta essere Busto Arsizio (152,1 %), seguito da:

  • Brescia Canton Mombello (146,6%);
  • Varese (145,3%).
  • Tutti e tre gli istituti trovano collocazione nella top five degli istituti più sovraffollati a livello nazionale”, spiega la Uil Pa Penitenziari con una nota.

 

SUICIDI IN CELLA – Tra i dati forniti ci sono anche quelli relativi ai suicidi e ai cosiddetti eventi critici verificatisi nelle strutture di pena della regione dal 1 gennaio al 30 giugno del 2010.

  • In tale periodo si sono registrati 3 suicidi in cella (Bergamo, Milano Opera e Pavia).

 

TENTATI SUICIDI – I tentati suicidi, invece, sono stati 39:

  • 7 a Monza;
  • 5 a Brescia CM e Como;
  • 4 a Opera, Busto A. e Bergamo;
  • 3 a Bollate;
  • 2 a San Vittore e Voghera;
  • 1 a Vigevano, Pavia e Lecco.
  • I detenuti salvati in extremis dal suicidio da parte della polizia penitenziaria sono stati 27.

 

ATTI DI AUTOLESIONISMO – Gli atti di autolesionismo ammontano a 307:

  • 59 di questi sono avvenuti solo carcere di Busto Arsizio.

 

PROTESTE INDIVIDUALI E SCIOPERI COLLETTIVI – I detenuti che hanno posto in essere proteste individuali (scioperi della fame, rifiuto del vitto, rifiuto della terapia, ecc.) risultano essere 508 mentre sono state 63 le proteste collettive (battiture, sciopero del carrello, ecc.).

 

AGGRESSIONI A POLIZIOTTI – Sempre secondo i dati comunicati da Eugenio Sarno, gli atti di aggressione perpetrarti in danno di poliziotti penitenziari ammontano a ben 17 (di cui 6 a Como) per un totale di 26 agenti feriti

IL DEFICIT NELL’ORGANICO DEL PERSONALE PENITENZIARIO

  • Vista da Roma la situazione penitenziaria regionale è motivo di “ulteriori preoccupazioni, anche per la situazione deficitaria degli organici del personale che ha già indotto più volte la UIL a scendere in piazza per protestare”, precisa la nota del sindacato.
  • “L’organico complessivo della polizia penitenziaria in regione è fissato in 5363 unità, invece ve ne sono assegnati solo 4644 (di cui 96 impiegate in strutture non penitenziarie, come il Provveditorato e gli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna (UEPE) e ben 694 distaccate in sedi fuori regione).
  • Ne deriva che la deficienza organica delle unità destinate ai servizi d’istituto ammonta a ben 1509.

 

DEFICIT ANCHE NELL’ORGANICO AMMINISTRATIVO – “Non va certo meglio – conclude Sarno – per il personale amministrativo, tra cui è opportuno segnalare la carenza di:

  • 52 Educatori,
  • 94 Assistenti Sociali,
  • 44 Contabili,
  • 112 Collaboratori Amministrativi.

 

RICORSI E CONCLUSIONE

  • “La grave crisi finanziaria, con l’esaurimento dei fondi assegnati sui capitoli di gestione potrebbe, a breve, costringere molte Direzioni ad alzare bandiera bianca con conseguente paralisi di ogni attività operativa, amministrativa e trattamentale” sottolineano ancora il sindacato.
  • “Di certo c’è che il personale di polizia penitenziaria attende oramai da quattordici mesi le competenze economiche spettanti per i servizi di missione effettuati e per tale ragione la UIL Penitenziari ha già iscritto a ruolo, presso il TAR di Milano, diversi decreti ingiuntivi.
  • Non crediamo servano ulteriori commenti –  conclude Sarno – per illustrare la devastazione che colpisce tutti gli operatori penitenziari, costretti ad operare sempre più soli ed abbandonati nelle frontiere penitenziarie”.

 

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Di Redazione

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