Aggressore lesbica picchiata Milano, preso commerciante di 35 anni

L’aggressione è avvenuta la sera di mercoledì 7 settembre in via Raffaello Sanzio.

 

Secondo alcuni testimoni oculari, nonché in base a quanto denunciato alla Polizia dalla stessa vittima, tre ragazze stavano trascorrendo la serata in un ristorante giapponese della zona.

 

Divertendosi, due di loro hanno cominciato a scambiarsi effusioni, fotografandosi col telefonino e ridendo come una qualsiasi giovane coppia.

 

L’atteggiamento, però, non sarebbe passato inosservato ad un’altra coppia poco distante, etero, che avrebbe iniziato a commentare ad alta voce con toni poco gradevoli.

 

Poiché i commenti non cessavano, una delle due lesbiche, giornalista di 29 anni, avrebbe reagito, senza immaginare che il ragazzo, infuriato, le sferrasse violenti pugni al volto.

 

La giovane è stata trasportata all’Ospedale San Carlo, dove ha ricevuto cure per lesioni al setto nasale.

 

Nel frattempo la Polizia, sul posto, ha cominciato a raccogliere testimonianze per avviare l’indagine atta a rintracciare l’aggressore, immediatamente dileguatosi ma forse ripreso dalle telecamere di zona.

 

Oggi, infine, l’identificazione del picchiatore: si tratta di un uomo di 35 anni, Andrea C., titolare di un negozio nella periferia nord di Milano.

 

Secondo quanto riportato dalla Digos, l’uomo, raggiunto all’apertura del suo esercizio, ha confermato l’avvenuta aggressione, ma negato i motivi omofobi.

 

Secondo quanto da lui sostenuto,  alla base della lite ci sarebbe secondo uno scambio di sguardi e battute.

 

Nonostante ciò, la vittima ha riferito alla Polizia che l’aggressore le avrebbe rivolto le seguenti parole: “Tu ti comporti da uomo e io ti tratto da uomo e ti picchio“.

 

A carico del 35enne non risultano comunque precedenti per omofobia.

 

Sono in corso le indagini.


AGGIORNAMENTO del 13 settembre 2011 ore 09,00: Il pm Elio Ramondini ha contestato all’aggressore, oltre all’accusa di lesioni e violenza privata, anche l’aggravante dell’omofobia. Poiché tuttavia  nell’ordinamento giuridico non è contemplata tale fattispecie, il pm ha fatto ricorso alla giurisprudenza della Cassazione, invocando la “discriminazione per motivi sessuali


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di Redazione

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