Rom Milano, vertice in Prefettura: eliminare 4 campi entro 31 dicembre

Il piano di sgombero già c’era: entro il 31 dicembre 2011 sarebbe dovuta avvenire la chiusura di quattro campi regolari fin troppo noti (purtroppo) per molteplici fatti di cronaca: in via Idro, via Bonfadini, via Negrotto e via Novara.

 

LA CHIUSURA DEI CAMPI E LA “MAPPA DEL RISCHIO” – Il piano era stato concertato dal Ministro degli Interni, Roberto Maroni, in collaborazione con la precedente Amministrazione, la Prefettura e Polizia locale, e aveva visto come tassello fondamentale la realizzazione della “Mappa del Rischio”. Nel dettaglio si trattava di:

  • La mappa del rischio era un sistema di monitoraggio della Polizia Locale condiviso con la Prefettura;
  • era tenuta in costante aggiornamento ogni 12 ore: consentiva la localizzazione delle criticità del territorio (occupazioni abusive, edifici dismessi, discariche, spaccio, prostituzione, graffiti, scarsità di illuminazione, accattonaggio, veicoli abbandonati ecc).
  • Il costante controllo permetteva quindi un utilizzo razionale delle risorse operative a contrasto.

 

I CAMPI A MILANO DAL 2006 AL MAGGIO 2011

  • Al 31 dicembre 2006 la Mappa presentava a Milano 56 insediamenti rom complessivi;
  • aggiornata al maggio 2011, la mappa riportava soltanto 17 insediamenti critici di nomadi tra autorizzati e irregolari.
  • Più in dettaglio, i campi autorizzati erano scesi da 12 a 8, mentre quelli abusivi da 45 a 9.
  • Gli sgomberi effettuati durante il periodo considerato dalla m
  • Mappa erano 535, mentre 2.600 erano state le costruzioni abusive abbattute.

 

NEL 2007 I NOMADI ERANO 8.000, NEL 2011 SONO SCESI A 1.500 – La lettura della Mappa rendeva quindi evidente un diradamento, anche visivo, che confermava quanto dichiarato dal prefetto Gian Valerio Lombardi nell’ottobre 2010, e cioè che da una situazione di circa 8.000 nomadi abusivi in città raggiunta nel 2007, i rom erano scesi a 1.500 presenze non più solo a Milano, ma in tutto il territori tra Milano e Provincia.

 

PICCOLI SPOSTAMENTI E MAXI-NSEDIAMENTI – Il bilancio delle operazioni svolte evidenziava due diverse situazioni:

  • un contesto di fluidità e piccoli spostamenti di rom;
  • lo smantellamento dei maxi-insediamenti cittadini, ad esempio dalle località Pompeo Leoni, San Dionigi, Bovisasca, Via Noale, via Chiaravalle, via De Lemene, Via Dudovich, Cavalcavia Bacula e via Rubattino, presso l’area ex Innse. Senza dimenticare la chiusura del campo di via Triboniano, il più grande campo di Milano, che nel 2006 era occupato da 1.500 nomadi.
  • Il piano concordato con il ministro dell’Interno prevedeva, poi, la chiusura di ulteriori aree autorizzate, e questo ci riporta ai nostri giorni, con il vertice in Prefettura e lo sgombero, “teoricamente immediato”, dei 4 campi regolari summenzionati.

 

I PROVVEDIMENTI “DIMENTICATI” DAL COMUNE PISAPIA – Su quanto svolto finora dal Comune Pisapia rispetto agli sgomberi degli insediamenti rom, l’opposizione ha levato le proteste, sostenendo che nulla di quanto previsto dal piano è stato attuato.

  • Tra i provvedimenti “dimenticati”, non soltanto gli sgomberi veri e propri, ma anche le misure di sicurezza anti-degrado e a tutela dei cittadini da attuare presso gli 8 campi regolari rimanenti: in primis l’installazione di telecamere teconogicamente avanzate mobili wireless.

 

LE TELECAMERE DI ULTIMA GENERAZIONE, GIA’ ACQUISTATE – Un sistema di telecamere “intelligenti” di ultimissima generazione era stato già acquistato dalla precedente Amministrazione, pronto ad essere installato in 14 aree e applicato a 68 impianti: a Quarto Oggiaro, via Padova, Colonne di San Lorenzo, Stazione Cadorna, Stazione Centrale, Acquedotto, via Paolo Sarpi, piazzale Maciachini, sottopasso Patroclo, piazza Cordusio, piazza Beccaria, piazza Trento, piazza Duomo, piazza della Scala.

  • La sperimentazione del software era stata monitorata, per tre anni, attraverso il suo utilizzo prima in Israele e poi a Londra, cui era seguita una fase di test nelle meneghina Stazione di piazzale Cadorna.
  • L’investimento compiuto dalla passata giunta era stato di 490 mila euro, da condividere con Questura, Carabinieri e Guardia di Finanza;
  • lo scopo delle innovative telecamere era quello di trasformare l’uso della videosorveglianza da repressivo a preventivo, poiché gli strumenti erano in grado di allertare gli operatori addetti al controllo delle immagini per diverse criticità e casi di pericolo: pacchi o borse abbandonati, graffitari in azione, risse, assembramenti, criminalità predatoria (soggetti in fuga), spaccio o abusivismo commerciale (soggetti che indugiano in una certa area).

 

LA RICHIESTA DEI ROM ACCOLTI A PALAZZO MARINO: STOP IMMEDIATO AGLI SGOMBERI – Con il cambio di giunta, tuttavia, “il vento è cambiato”, e non c’è stato tanto da stuporsene dopo che Vendola aveva esortato tutti i milanesi ad “abbracciare i nostri fratelli rom”.

  • L’accoglienza alle comunità nomadi, inoltre, era poi avvenuta ufficialmente a Palazzo Marino il 30 giugno 2011, quando era stata accolta per la prima volta una Consulta costituita dai rappresentati di tutti i campi cittadini, regolari ma anche irregolari. Le richieste dei rom presentate al sindaco Pisapia erano state chiarissime:
  1. stop agli sgomberi;
  2. ridiscussione del piano Maroni e dell’uso dei fondi stanziati dall’Unione Europea;
  3. la valorizzazione delle risorse umane rom e sinti nella gestione organizzativa ed economica delle realtà presenti sul territorio comunale e nell’attività di scambio sociale e culturale con le istituzioni e la cittadinanza.

NON CI RESTA CHE ATTENDERE – In attesa di risposte, non ci resta che sperare che il Comune si concentri su ciò che più sta a cuore ai cittadini: la sicurezza tra le strade di Milano.

 

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Di Redazione

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