Salvataggio San Raffaele, raggiunto concordato in Tribunale

Dopo la presentazione del concordato preventivo per il San Raffaele “siamo ottimisti, si può da ora cominciare a parlare di ospedale. E’ andata come doveva andare, cioè come un normale deposito di un ricorso per concordato”.

 

Così Giuseppe Profiti, vicepresidente del San Raffaele, ha spiegato come è andato il deposito di 4 borsoni di documenti che rappresentano il piano di concordato per il salvataggio del San Raffaele presentato alla sezione fallimentare del Tribunale.

 

Un concordato di cui “abbiamo informato subito il presidente Filippo Lamanna per cortesia istituzionale”.

 

Profiti non nasconde che il piano è stato realizzato con “una corsa contro il tempo. Domenica abbiamo ricevuto il bollino formale degli attestatori che ci hanno seguito nelle varie fasi del piano”.

 

Due sono le grandi linee guida del ricorso presentato: “le opere di razionalizzazione delle infrastrutture e gli investimenti – spiega Profit i- sulla componente tecnologica”.

 

Quanto all’Università, invece, “il piano tiene conto solo delle attività core”.

 

Il vicepresidente del San Raffaele ha poi confermato che il piano prevede:

  • il soddisfacimento integrale di tutti i creditori privilegiati e il pagamento degli altri creditori in una percentuale che va dal 52 al 67%.
  • la cessione alla cordata Ior-Malacalza degli ospedali e delle attività di ricerca per 250 milioni a cui si aggiungerà l’accollo di passività per 500 milioni.

 

Lo stesso don Verzé, fondatore dell’istituto San Raffaele, ha votato il piano e, spiega Profiti “l’ha presa come una rinascita della sua opera“.

 

Pochi, comunque, i commenti sull’indagine penale in corso.

 

Sulle dissipazioni quantificate dalla Procura di Milano in 100 milioni al mese, così come scritto nella richiesta di fallimento, “ho cercato questa perdita – ha detto Profiti – e devo dire che non l’ho trovata. E’ un dato che mal quadra“.

 

La strada per il salvataggio, ad ogni modo, è ancora lunga. Ora si attende il parere della Procura, che nei giorni scorsi ha chiesto il fallimento. Poi il tribunale nominerà un consulente per esaminare la regolarità dei documenti.

 

Se l’esito sarà positivo, saranno i creditori a dover votare, con la prosecuzione del procedimento se verrà raggiunta la maggioranza di tre quarti.

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di Redazione

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