Indagato Boni per tangenti Milano, inchiesta sul presidente del consiglio regionale di Lombardia

“Confermo che in data odierna mi e’ stata notificata un’informazione di garanzia, contestualmente ad una perquisizione degli uffici della mia segreteria. In relazione ai fatti oggi contestati anticipo fin ora la mia totale estraneità. Nel contempo confermo la mia piena disponibilità a chiarire la mia posizione e la mia estraneità con gli organi inquirenti in modo da poter fare piena luce sulla vicenda nei tempi più rapidi possibili”.Queste le parole diffuse dal leghista Davide Boni, presidente del consiglio regionale di Lombardia, alla notizia dell’apertura dell’inchiesta che lo vede accusato di aver versato alla LN un milione di euro.

 

LA NASCITA DELL’INCHIESTA – L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e Paolo Filippini, è nata dal fascicolo per tangenti che nel 2011 aveva colpito il Comune di Cassano D’Adda, in particolare a seguito delle dichiarazioni rese dall’architetto Michele Ugliola e, da quanto trapela, da una fonte leghista.

– I fatti fanno riferimento a periodi in cui il leghista rivestiva l’incarico di assessore all’Urbanistica e Territorio della Regione Lombardia.

– Oltre a Boni, è indagato per concorso in corruzione il suo portavoce, Dario Ghezzi, ed altre 2 persone.

 

LE ACCUSE – Secondo l’accusa, Boni e Ghezzi “utilizzavano proprio gli uffici pubblici della Regione come luogo di incontro per concludere accordi nonché per la consegna dei soldi”.

– Secondo quanto trapela c’è il sospetto che parte dei soldi contestati come mazzette siano finiti alla Lega Nord. In particolare gli inquirenti parlano di un “sistema partito” della Lega e di circa un milione di euro, tra somme effettivamente date e quelle promesse, che sarebbe finito nelle tasche del Carroccio.

– Le tangenti sarebbero state tutte pagate in contanti e dei soldi quindi, “non è rimasta traccia”.

– Il giro di mazzette, date e promesse, per oltre un milione di euro, sarebbe certificato da cinque verbali d’interrogatori resi da indagati e dalle intercettazioni.

 

GLI IMPRENDITORI COINVOLTI, MONASTERO E ZUNINO– Sempre secondo l’accusa, gli imprenditori Francesco Monastero, attivo nel settore della costruzione dei centri commerciali, e Luigi Zunino, avrebbero versato o promesso tangenti per ottenere agevolazioni nella realizzazione di opere.

– Gli accordi tra gli imprenditori e gli esponenti della Lega si sarebbero protratti fino a tempi recentissimi.

 

L’INTERMEDIARIO, L’ARCHITETTO UGLIOLA – A intermediare, in una prima fase, sarebbe stato l’architetto Michele Ugliola. Quando quest’ultimo è stato indagato, quindi ‘bruciato’, i passaggi di denaro sarebbero avvenuti direttamente, sostiene l’accusa, nella segreteria di Dario Ghezzi.

– Nell’ambito di questa indagine una tranche, relativa a episodi che coinvolgono il Comune di Sesto San Giovanni, e’ stata trasmessa a Monza.

 

LA PERQUISIZIONE AL PIRELLONE – I militari della Guardia di Finanza di Milano, su mandato del procuratore aggiunto, hanno quindi eseguito, ieri mattina, una perquisizione negli uffici del Pirellone (Fonte: Adnkronos).


Di Redazione

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