Giardini Simoni, lotta tra il Comune e il Comitato che non vuole l’abbattimento di 300 alberi per una bonifica che non s’ha da fare

Giardini_SimoniIl “Comitato Giardini Simoni” ha contattato Cronacamilano per portare alla luce un problema che interessa un’area verde di 16mila metri quadri circa, dove 300 alberi forniscono da 40 anni un’oasi di relax, benessere e piacevolezza tra ippocastani, robinie, pioppi, querce, gelsi e funghi che, qualche residente, soprattutto in questi giorni di fine estate, coglie quotidianamente tra picnic e ricette casalinghe.

 

Sono i “Giardini Simoni”, un vasto parco che sorge a Quarto Oggiaro, dove le rappresentanti del Comitato Giardini Simoni, Paola Iubatti e Salvina Inzana, hanno accompagnato Cronacamilano in una approfondita passeggiata.

 

L’ANTEFATTO

7 anni fa il Parco Simoni si estendeva per un’area che era quasi il doppio dell’attuale, finché “a seguito di accertamenti ambientali”, spiga Paola Iubatti, “una superficie dove si trovavano 200 alberi fu recintata e, successivamente, ‘bonificata’, ovvero disboscata e lasciata inagibile anno dopo anno. Solo recentemente sono iniziati dei lavori,” precisa Iubatti, “ma parlare di miglioramento è impossibile, perché la zona è stata completamente coperta col cemento e, per giustificare tale intervento, ora dicono di volerci costruire sopra un  parco-giochi”.

 

Alla fine di maggio 2010 anche la rimanente area del Parco è stata recintata da un lungo sbarramento in legno,” spiega Salvina Inzana, “sormontato da svariati cartelli che parlano, ancora, di accertamenti ambientali che avrebbero messo in luce l’inquinamento del terreno, quindi da bonificare. Ma da qui nasce una serie di interrogativi e problematiche,” prosegue Inzana, “che abbiamo affrontato direttamente col Comune, le cui  risposte non sono state assolutamente soddisfacenti.

 

IL PROBLEMA ATTUALE

“Per cercare di affrontare e risolvere la questione, siamo partiti dal problema che è stato prospettato dal Comune: l’inquinamento del terreno” dice Inzana.

 

“Superfluo sottolineare che il parco è qui da 40 anni e nessuno dei residenti ha mai manifestato patologie che potessero essere ricondotte alla sua frequentazione, dove i bambini vanno a giocare, gli animali a passeggiare, e non manca chi mangia i gelsi o addirittura i funghi,” aggiunge Paola Iubatti, Presidente del Comitato Concilio Simoni, “tanto più che se il terreno fosse inquinato gli alberi sarebbero i primi a mostrare i segni delle malattie, invece sono tutti sanissimi”.

 

“Ad ogni modo,” prosegue Salvina Inzana, “se il problema era bonificare, come prima cosa abbiamo contattato il Comune prospettando una soluzione già utilizzata in America, in Inghilterra e anche in Italia per risolvere problematiche esattamente di questo genere, su vasti territori, a costo zero e in maniera assolutamente naturale: la fitorimediazione”.

 

LA FITORIMEDIAZIONE E TUTTI I SUOI VANTAGGI

Tale tecnica consiste nell’utilizzare gli alberi per rimuovere e rendere inoffensive le sostanze nocive all’ambiente, a costi zero e in modo assolutamente naturale; i vantaggi sono notevoli:

  • Costa da 10 a 100 volte meno rispetto alla tecnica tradizionale della rimozione del terreno + l’applicazione del telone sotterraneo;
  • è applicabile sempre, come dichiarato dagli esperti, tranne che nell’unico caso del pattume solido, cioè la classica immondizia;
  • è adattissima a zone di vasta superficie: sono le piante, tramite le loro radici, ad assorbire dal suolo le sostanze inquinanti lì disciolte, organiche e non, come metalli pesanti, mercurio, cromo, zinco, ddt, derivati dal petrolio, solventi, idrocarburi, clorurati, emulsionanti eccetera.
  • è assolutamente non invasiva, poiché non comporta la rimozione della terra e degli alberi;
  • presenta diverse applicazioni in modo da accogliere le precise esigenze legate al Parco;
  • è stata già testata e verificata “alla lunga” non solo all’estero, ma anche in Italia, a Brindisi, per bonificare il sito di una centrale termoelettrica, e a Crotone per un territorio della Montedison;
  • nella comunicazione effettuata dal Comitato al Comune si è fatto presente di come la tipologia di piante necessarie per mettere in atto tale tecnica sia già quasi completamente presente all’interno del Parco: pioppi ibridi e salici, nonché più genericamente tutte le alberature caratterizzate da folte ramificazione e fogliame, come gelsi, ippocastani, ciliegi, querce eccetera;
  • per quanto riguarda i costi, la tecnica è sostenuta da importanti finanziamenti a livello Comunitario, Nazionale e Regionale, senza contare alcuni decreti che, in concerto con il Decreto Ronchi, hanno specifico obbiettivo di informare e mettere a disposizione ulteriori finanziamenti con l’obbiettivo di incentivare lo sviluppo di una tecnica di tale capacità ecologico-alternativa.

 

“I materiali inquinanti vengono sistematicamente assorbiti dagli alberi e quindi totalmente demoliti” precisa Inzani, “e il processo diventa un’alternativa allo standard dei metodi di bonifica tradizionali che non solo non raggiungono il medesimo risultato, ma si basano, invece, su dispendiosi interventi di asporto del terreno (pagati con soldi pubblici), e successive pose di teloni ove dividere il terreno “buono” da quello “cattivo”, lasciando assolutamente inalterate le sostanze inquinanti sottostanti.

 

“Tra l’altro,” sottolineano le rappresentati del Comitato, “il Comune vuole effettuare la bonifica su appena due metri di profondità del suolo: una misura che ci sembra assolutamente inutile per risolvere qualsiasi eventuale e presunta problematica di contaminazione territoriale”.

 

LA RISPOSTA DEL COMUNE

“Dopo aver risposto di di ‘non conoscere e non contemplare l’uso della tecnica della fitorimediazione’, nonostante la copiosissima attività legislativa che l’ha regolamentata e incentivata”, sottolinea Inzana, “il Comune ha successivamente rettificato sostenendo che tale tecnica sarebbe condizionata da vari fattori, non è di sicuro risultato e, seppur valutabile un trattamento pilota su una porzione limitata del suolo, è necessario acquisire ulteriori dettagli. Per questo, “aggiunge la portavoce, “ha invitato i rappresentati del Comitato a far parte di un tavolo di discussione ‘recando tutto il materiale tecnico e le informazioni necessarie per poter procedere a una valutazione della proposta’”.

 

“Ad ogni modo,” afferma Paola Iubatti, “non si capisce perché già a giugno il Comune ha comunque ha disdetto il contratto con Amsa relativo alla pulitura del Parco. Ho telefonato personalmente per sincerarmi di questo fatto,” dichiara ancora Iubatti, “e sebbene in un primo momento io ne abbia ricevuta conferma personalmente, in un secondo momento, invece, il fatto è stato palesemente negato, e dopo un breve periodo le pulizia sono  riprese.”

 

IL SOSTENIMENTO DELLA CAUSA Da PARTE DI AIDAA

A sostenere l’azione del Comitato Giardini Simone c’è Aidaa, Associazione Italiana in Difesa Animali e Ambiente. Alla passeggiata di Cronacamilano all’interno dell’area in questione, era presente anche il suo Presidente Lorenzo Croce, che ha chiarito la posizione di Aidaa rispetto alla vicenda.

 

Ciò che chiediamo al Comune è semplicissimo,” spiega Lorenzo Croce, “desideriamo visionare le analisi ambientali che hanno condotto e dalle quali dovrebbe emergere la conferma della contaminazione della zona e, a questo punto, chiediamo di poter far eseguire delle controanalisi, a nostre spese, consultando un istituto terzo completamente imparziale”.

 

“Abbiamo intanto consultato la Asl di Milano ‘Registro dei Tumori’,” spiega Croce, “e dalle loro analisi emerge che nella zona del Parco Simoni non è mai stato riscontrato alcun picco di infezione tumorale che possa costituire un segnale d’allarme riconducibile a sostanze inquinanti nel sottosuolo.”

 

I SOSPETTI CIRCA IL REALE INTERESSE A FAR ESEGUIRE I LAVORI DI BONIFICA

“I dettagli che ci hanno insospettiti rispetto all’effettiva necessità di un intervento di bonifica,” prosegue Croce, “sono molti. Ad esempio, perché il Comune starebbe edificando un parco giochi su un’area che ritiene in realtà contaminata? Inoltre, proprio sulla stessa zona c’è anche una fontanella pubblica: perché, se il suolo è inquinato, viene lasciata a disposizione dei cittadini una fontanella che affonda le sue radici nel medesimo appezzamento di terreno? E soprattutto,” spiega Croce, “quale garanzia di sicurezza può dare un intervento di bonifica profondo soli due metri?

 

“Proprio il (costosissimo) movimento della terra” precisa il Presidente di Aidaa, “è ciò che ci dà più da pensare, motivo per cui stiamo preparando un esposto preventivo da inoltrare alla Procura, per sincerarci non solo dei meccanismi in base ai quali vengono dati gli appalti per le bonifiche ma, soprattutto, quali sono le ditte appaltatrici”.

 

“Alla luce del gesto apparentemente insensato del Comune, ciò che temiamo,” sottolineano i rappresentati del Comitato e di Aidaa, “è che tutto questo sia soltanto una scusa per arrivare a lucrare sulle attività di bonifica ed arrivare poi a cementificare la zona. Senza contare,” aggiungono, “che attiguo al Parco c’è un grande Centro Commerciale e, seguendo proprio la sua ragion d’essere, i 16mila metri quadrati del Parco potrebbero venire sfruttati per fini molto remunerativi, sicuramente più redditizi rispetto a una passeggiata tra i gelsi o un picnic immersi nella natura”.

 

Di Redazione

 

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1 COMMENTO

  1. dobbiamo appoggiare la battaglia di questo comitato, dobbiamo tutti insieme unire i comitati milanesi per difendere la nostra città dalla cementificazione.
    paola

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