Smart shop e smart drugs, dal reato di traffico e spaccio alla pericolosità delle sostanze. Ecco com’è cambiata la Legge e cosa dicono i medici

SpinelloNon è sconosciuto a Milano il fenomeno degli “smart shop”: veri e propri negozi dove (teoricamente solo i maggiorenni, in realtà persone di tutte le età), possono sbizzarrirsi nell’acquisto delle “smart drugs”, ovvero “droghe legali”, presentate come “incensi”, “profumatori d’ambiente”, “sali da bagno” e così via, il tutto “rigorosamente naturale” e quindi, nella mente del consumatore, completamente innocuo per la salute.

 

In realtà, la pericolosità delle “smart drugs” è elevatissima, e l’assunzione di tali sostanze ha provocato numerosissimi casi di intossicazione acuta che ha reso necessario l’intervento immediato del personale di pronto soccorso, fino ad arrivare al decesso del consumatore.

 

Grazie ai nuovi aggiornamenti legali, tuttavia, ora il fenomeno degli “smart shop” è diventato arginabile e, con la possibilità di connotare nei loro confronti il reato di traffico e spaccio, le Forze dell’Ordine hanno già messo in atto un’azione mirata in tutta Italia, per identificare e chiudere tali generi di attività.

 

Sulla pericolosità o meno delle sostanze, ecco cosa ci spiega il Dr. Giovanni Serpelloni, specialista in Medicina Interna e Capo Dipartimento per le Politiche Antidroga:

 

I NUOVI PROFILI LEGISLATIVI E IL REATO DI TRAFFICO E SPACCIO – “L’inserimento in Tabella I del D.P.R. 309/90 dei cannabinoidi sintetici JWH-018 e JWH-073 e del catinone sintetico mefedrone (Decreto del Ministero della Salute, 16 giugno 2010), – spiega il Dr. Serpelloni, – ha aperto una nuova strada alla lotta alla droga e, in particolare, alla lotta alle smart drugs e a tutte quelle attività commerciali denominate “smart shop” in cui queste vengono vendute, e per le quali si può connotare ora il reato di traffico e spaccio.

SONO DAVVERO INNOCUI I PRODOTTI “NATURALI” VENDUTI NEGLI SMART SHOP? – “L’attenzione è rivolta in particolar modo a quei prodotti che vengono commercializzati come incensi, profumatori ambientali, fertilizzanti o sali da bagno di cui si esalta l’origine completamente naturale – prosegue Serpelloni. – In realtà questi prodotti ‘di naturale’ hanno davvero poco e vengono assunti dagli acquirenti per gli effetti psicoattivi che sanno dare e per la condizione di liceità che, in precedenza, essi possedevano:

  • Numerosi sono già stati negli ultimi 8 mesi, nel nostro Paese, i casi di intossicazione acuta che hanno richiesto l’ingresso ai Pronto Soccorso di persone che avevano assunto tali prodotti.
  • I cannabinoidi sintetici, infatti, sono in grado di provocare effetti anche 4 volte superiori rispetto al “normale” THC, principio attivo della cannabis, conducendo a forti malesseri nei consumatori.
  • Analogamente, i catinoni sintetici, generalmente ricercati per i loro effetti amfetamino-simili, possono risultare estremamente pericolosi poiché, a parità di quantità consumata, risultano essere molto più potenti delle “tradizionali amfetamine” e in grado di dare effetti che, purtroppo, nel Regno Unito, sono già esitati in alcuni decessi legati all’assunzione di mefedrone.
  • Lo scenario diventa ulteriormente preoccupante se si considera che molti consumatori assumono smart drugs in associazione ad alcol, i cui effetti possono interferire con quelli dati dalle prime e quindi rappresentare un ulteriore pericolo per chi le assume.
  • Neppure è più accettabile pensare che ‘se sono legali significa che non fanno male’. Le evidenze scientifiche e l’esperienza del Sistema di Allerta insegnano, infatti, che la realtà è un’altra.

 

L’ATTIVITA’ MIRATA DELLE FORZE DELL’ORDINE – “Era evidente, quindi, la necessità di mettere in campo azioni decise per arginare tale fenomeno – sottolinea il medico specialista. – La tabellazione delle nuove molecole è stata quindi accompagnata dall’invio di una nota del Dipartimento Politiche Antidroga indirizzata a tutte le Procure, le Prefetture e le Questure d’Italia in cui si richiedeva l’attivazione di tempestive azioni di controllo nei confronti degli “smart shop” localizzati su tutto il territorio italiano.

  • Ottimi risultati sono già stati raggiunti dalle Forze dell’Ordine di Verona e di Piacenza: nella prima città, una forte collaborazione tra la Squadra Mobile, il Dipartimento delle Dipendenze dell’Azienda ULSS 20 e l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Verona, ha permesso di mettere sotto sequestro un locale presso cui venivano vendute smart drugs a persone di giovane età, molte delle quali minorenni.
  • Analogamente, a Piacenza, l’attività delle Forze dell’Ordine, coordinate dalla Procura, ha permesso di individuare oltre 400 prodotti contenenti cannabinoidi sintetici illeciti e di determinare la chiusura di uno smart shop della zona.
  • Attualmente, le Forze di Polizia di tutta Italia sono impegnate nell’esecuzione di controlli capillari per lo smascheramento di attività commerciali che vendono smart drugs.

 

LE DIFFICOLTA’ CHE IMPEDIVANO L’AZIONE CELERE CONTRO GLI SMAT SHOP –  “Fino a poco tempo fa sussisteva la difficoltà di individuare rapidamente i principi attivi contenuti nelle smart drugs, – specifica Serpelloni – nonché di inserire tempestivamente questi ultimi all’interno delle Tabelle previste dal Testo Unico sulle Tossicodipendenze. Grazie all’attività del Sistema Nazionale di Allerta Precoce, – spiega ancora il medico – ora è stato possibile individuare delle modalità operative che hanno consentito di ridurre al minimo queste tempistiche e di rendere perseguibili in breve tempo le attività commerciali che vendono tali prodotti.

 

ATTIVITA’ FUTURE – “Alla luce di tutto ciò appare evidente il dovere delle istituzioni a procedere affinché la vendita di smart drugs venga arginata – conclude il Dr. Giovanni Serpelloni, – e si rendano consapevoli i consumatori dei rischi che esse rappresentano per la loro salute. Pertanto, nei prossimi mesi procederanno le attività per l’individuazione e la tabellazione di nuovi principi attivi e continueranno le operazioni di controllo delle Forze dell’Ordine per il contrasto del loro traffico e spaccio.”

 

Per ulteriori informazioni: www.politicheantidroga.it

 

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Di Redazione

 

 

 

4 COMMENTI

  1. Complimenti chiudete gli smart shop e invece di avere luoghi “emersi” con e per i quali poter ragionare dei consumi, avremo droghe “domestiche” sommerse con il relativo aumento di pericolosità ma come si dice “occhio non vede, cuore non duole”…
    Mah il “buonsenso” è certo una delle prime vittime di queste scelte.

  2. è una guerra persa in partenza.. rassegnatevi;
    l’unica è inasprire le sanzioni per chi vende ai minorenni; per il resto se non si troveranno piu’ queste sostanze negli smartshop, la gente che ne fa uso tornerà a comprare il fumo dove lo acquistava prima e ad alimentare il mercato nero.

  3. Approfittano dell’ingenuità e della stupidità dei più giovani, indottrinati secondo la teoria del “non è vero che fa male”, “lo fanno tutti”, “serve solo a rilassarti o a divertirti un po’”. Poi però i ragazzi muoiono, come il caso tragico del 17enne morto ad Halloween dopo aver ingerito anfetamine al centro sociale Leoncavallo. Poveri ragazzi, che pena, in che mani sono. E non se ne rendono conto, anzi, difendono il loro “diritto alla libertà” e definiscono “bacchettoni” chi cerca di spiegare loro che le droghe devastano il cervello e possono causare la morte. Che tristezza che non lo capiscano. Che tragedia quando se rendono conto. Un genitore che ha vissuto questo dramma con il proprio figlio

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