Morto Cardinal Martini Milano, il ricordo della sua esperienza civica e pastorale nella testimonianza di una “Sentinella del mattino” milanese

Il religioso Padre Martini, forte dell’esperienza degli studi biblici e in particolare del confronto con la cultura ebraica, aveva in animo il desiderio di portare in auge la relazione umana quale inizio, novità quotidiana nell’essere, spinta a convergere insieme, secondo meccanismi che sono propri tanto nella dottrina cristiana profondamente radicata nelle Sacre Scritture, quanto nelle soffocate aspirazioni delle disordinate società complesse.

 

Solo questa spiegazione fa intuire perché nella Milano del terrorismo egli fu considerato in un’occasione decisiva quale unico interlocutore dalle Brigate Rosse per la consegna del proprio arsenale, verso una pacificazione sociale ritenuta dai molti impossibile, o perché parte del mondo intellettuale secolare lontano dalla Chiesa l’abbia considerato primario interlocutore.

 

Data la levatura intellettuale del porporato, la relazione diventava possibile sviluppo di contenuti argomentativi, e fonte di una considerazione dell’alterità capace di sollevare dubbi e svelare precarietà, lasciando poi alla libertà umana e alla coscienza – più o meno incline alla conversione – la possibilità di proseguire nello sviluppo di un’armonia d’insieme.

 

D’altra parte il ministero del card. Martini non ha avuto altra propensione che lo studio della Parola e la Sua comunicazione al mondo, e questo percorso è stato chiaro tanto agli esordi della vita ecclesiale negli studi e insegnamenti biblici, quanto nella pastorale vescovile e, da ultimo, nella scelta di ritirarsi a Gerusalemme e di fornire estemporanea presenza ai fedeli al rientro in Lombardia per curare la malattia.

 

L’insegnamento che si trae da questa vita è duplice, se letto in questa prospettiva. La scoperta della parzialità della vita di un cristiano, che necessita della Chiesa viva per autenticare il suo percorso, e la parzialità dell’uomo del mondo, credente o non credente che sia, nel pensare a quale sia l’ispirazione e il movente che fonda le sue scelte di vita a contatto con gli altri, specie in tema di giustizia.

 

In sostanza, il Card. Martini, che scelse come motto cardinalizio un’espressione di San Gregorio Magno “pro veritate adversa diligere” (amare le circostanze difficili per la verità), ha accolto una strada fatta di continui ostacoli relazionali, e di continue affermazioni d’obbedienza, così che altri potessero considerarsi accolti nella loro umanità precaria, e contemporaneamente il dialogo fosse destinato comunque a orientarsi sul primato petrino.

 

Nel mezzo resta aperta una larghissima strada per l’impegno di altri su quella parte del terreno del mondo fatto di impegno civile e carità, forse il punto più delicato in cui lo stesso Cardinale amava essere investito e investire, aprendo la sua stessa precarietà umana di uomo di fede alla necessità di un compimento negli altri. Piace ricordare, tra i tanti esempi di questa peculiare presenza milanese, la missione difficile verso le nuove generazioni, cui non solo fu dedicata la Scuola della Parola, ma altresì istituito, in accoglimento della proposta pastorale di Giovanni Paolo II, un cammino delle “Sentinelle del mattino”. Un’investitura di speranza per coloro cui è attribuito il compito, secondo la tradizione biblica, di vedere all’orizzonte la prima “luce del giorno”.

 

Chi scrive ricorda con gratitudine di aver preso parte, ultima di tali piccole sentinelle, a questo impegnativo cammino simboleggiato da una lanterna accesa, ammettendo tutta la difficoltà di perseverare con lo sguardo all’orizzonte, e grato per sentire sul capo la mano fiduciosa del padre che incoraggia e sfida, anche oltre l’ultimo dei suoi giorni terreni. La fiamma della lanterna è ancora accesa.

 

La camera ardente è stata allestita in Duomo, che rimarrà aperto per tutti i fedeli anche sabato e domenica notte, fino alle 11,30 di lunedì mattina. Domenica notte, sempre in Duomo si svolgerà la veglia di preghiera e canti. I funerali avranno inizio, nella prima Cattedrale di Milano, alle 16 di lunedì 3 settembre 2012.

Paolo Masciocchi

Foto IlMattino.it

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