Traffico cocaina Milano, i corrieri venivano reperiti attraverso annunci, nella banda tanti gli italiani calabresi

Amanti dei viaggi, preferibilmente tra i 22 e i 35 anni, con il passaporto aggiornato e tanta voglia di avventura. Erano i pochi requisiti richiesti ai giovani frequentatori della Rete interessati a cogliere un’offerta davvero irresistibile: quella di viaggiare completamente spesati in cambio di piccole prestazioni lavorative. Quali? Trasportare gioielli o tessuti di lana di alpaca nei principali Paesi del Sudamerica. Una mail per stabilire il contatto con l’inserzionista e il gioco era fatto. Un lavoro all’apparenza semplice e molto remunerativo, ma che nascondeva insidie inimmaginabili.

 

Con questo originale sistema di reclutamento, tanto banale quanto efficace, un’organizzazione di trafficanti di cocaina usava arruolare i suoi corrieri della droga sul web o mediante annunci sui giornali. 

 

Il tutto avveniva sfruttando il fatto che i giovani “galoppini”, una volta assunti, rimanessero all’oscuro di quanto in realtà trasportassero in Agentina, Bolivia, Perù ed Ecuador.

 

L’indagine era iniziata nel novembre 2009. A capo dell’organizzazione criminale il pregiudicato Giuseppe Molluso, di 29 anni, residente a Buccinasco, ma di origini calabresi e imparentato con personaggi della criminalità organizzata.

 

L’intraprendente 29enne era riuscito in poco tempo ad allargare il suo traffico a Milano e in tutto il suo hinterland.

 

L’esportazione dello stupefacente avveniva via aerea o via nave.

 

Nel primo caso, la cocaina veniva nascosta dentro ovuli che i corrieri di professione, complici dell’organizzazione, ingerivano prima di imbarcarsi per eludere i controlli doganali, rischiando anche per la loro stessa incolumità.

 

Talvolta la droga veniva anche nascosta dentro pacchi postali o trasportata, appunto, dagli ignari ragazzi arruolati su Internet.

 

La tratta tra Colombia-Perù e porto Vado Ligure, invece, era quella utilizzata per il trasporto via nave. In questo caso la polvere bianca veniva semplicemente nascosta a bordo dell’imbarcazione.

 

Con tale sistema l’organizzazione era in grado di importare da 1 a 8 kg di droga a viaggio, riuscendo a fare entrare nel nostro Paese, in un solo anno, fino a 15 kg di cocaina.

 

I proventi del traffico, stimati per centinaia di migliaia di euro, venivano poi reinvestiti nell’acquisto di immobili.

 

Martedì 25 settembre la Squadra Mobile di Milano ha posto fine al lucroso commercio eseguendo 27 ordinanze di custodia cautelare (a fronte delle 41 emesse dal gip del Tribunale di Milano nei confronti di altrettante persone), smantellando di fatto l’organizzazione.

 

A finire in manette sia sudamericani che italiani. Tra loro anche alcuni studenti che con circa dieci viaggi mensili riuscivano a guadagnare fino a 2000 euro al mese.

 

Gli arrestati, a cui in seguito agli accertamenti patrimoniali sono state sequestrate tre automobili e 6 immobili ubicati tra Bubbiano, Cesano Boscone e Milano, sono accusati di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

 

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S.P.

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