Camorra in Lombardia, maxi operazione a Milano, Brescia, Bergamo e Mantova

L’operazione, soprannominata “Fulcro, è stata condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ma ha coinvolto anche città del centro e nord Italia, dove i sequestri della Dia sono stati eseguiti in particolare a Bergamo, Brescia, Mantova e Milano.

 

IL CENTRO DEL CLAN – In base a quanto spiegato dagli Inquirenti, “L’organizzazione, dopo l’arresto e la condanna del capo storico del clan, M.F., era retta dal 2005 da B. B., sottoposto a libertà vigilata a Brescia a seguito di una fittizia assunzione in una società di abbigliamento con sede appunto nella città lombarda”.

– In base all’attività investigativa svolta, B.B. “ha approfittato della sua permanenza in Lombardia per estendere i traffici illeciti e in particolare le attività di riciclaggio in quella regione, svolgendo summit di camorra presso la sua abitazione e reinvestendo in quella zona i proventi delle attività delittuose compiute” in Campania, tra cui attività estorsive imposte dal clan “su pubblici appalti, relativi sia alla raccolta di rifiuti solidi urbani nei comuni rientranti nel territorio controllato dall’organizzazione criminale, sia ai lavori per la realizzazione di alcuni tratti della strada S.S. 268, in relazione ai quali sono state versate dalle ditte aggiudicatrici degli appalti tangenti tra il 3 e il 5% dell’importo dei lavori”.

 

LE ATTIVITA’ ILLECITE – Tra le attività illecite eseguite, gli Inquirenti hanno definito “inquientante” l’azione di turbativa delle aste pubbliche, che i malviventi compivano con veri e propri “metodi camorristici”: minacce di ritorsioni fisiche ai potenziali partecipanti alle aste.

– Nell’impianto accusatorio ricostruito, gli Inquirenti parlano anche di “voto di scambio”, messo in atto in particolare per “la candidatura a sindaco di O.di P.C.”.

 

LA “RETE IMPRENDITORIALE” CREATA – Oltre a Milano e alla Lombardia, l’attività del clan si estendeva anche in altre, numerose regioni d’Italia, attraverso una rete imprenditoriale radicata, soprattutto, nei settori di abbigliamento ed alimentarli.

– Secondo gli investigatori, infatti, tale attività veniva svolta con grande “capacità imprenditoriale” e “capacità di infiltrazione” in regioni quali Abruzzo, Umbria, Emilia Romagna, Marche e Lombardia, dove gli affiliati hanno “realizzato oltre 254 immobili e 80 aziende” oggi sequestrate per un valore di oltre 100 milioni di euro.

 

LE ORDINANZE ESEGUITE DALLA DIA – Al momento le ordinanze eseguite hanno riguardato 24 persone, 4 delle quali tuttora ricercate.

– La Dia ha inoltre dato esecuzione a un decreto di sequestro di urgenza a carico di 36 persone ritenute appartenenti o fiancheggiatori del clan.

 

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Di Redazione

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