Truffa urto specchietto via Marescalchi Milano, il racconto dettagliato di una vittima: “Poteva anche avere un’arma”

specchietto retrovisoreLa truffa dell’urto dello specchietto dell’auto, per quanto oramai stra-conosciuta, rimane sempre un evergreen. Spesso, le vittime, hanno scritto alla nostra Redazione (redazione@croanacamilano.it) raccontando come siano state agganciate e come se la sono cavata: chi, preso alla sprovvista, ci è “cascato”, e chi invece è riuscito a rendere pan per focaccia, rendendo la pariglia ai truffatori. In questa seconda categoria rientra il signor A.Z. che, lo scorso 24 ottobre, è caduto nella rete dell’ennesimo malvivente del settore, in via Ferdinando Mareschalchi. Per fortuna, il nostro lettore ha mantenuto un encomiabile sangue freddo: “Prendo coraggio (giuro di aver provato una paura assurda) – racconta – e facendo le spalle grosse gli dico: ‘Ma tu, da me, cosa vuoi?…dimmelo…cosa vuoi?…non ho soldi con me (mento)…abito a Rozzano (mento) …sono disoccupato (mento)… la macchina non è neanche mia (mento)…tu da me cosa vuoi? dimmelo…’. Dopo minuti che sembravano lunghi come ore, il signor A.Z. è riuscito a far desistere il truffatore. Per fortuna! Nel dettaglio:

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IL TRUCCO: L’URTO DELLO SPECCHIETTO – In via Ferdinando Mareschalchi ore 21.00 – esordisce il nostro lettore, – poco prima del cavalcavia Buccari, mentre ero alla guida del mio autoveicolo, supero una macchina che andava a bassa velocità.

– Durante la fase del sorpasso sento una colpo sulla fiancata – aggiunge, – subito dopo vengo superato e chiuso dalla macchina  superata (Lancia Y modello 1993-2003 colore blu scuro).
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LA SCENEGGIATA – “Subito scende il passeggero di quell’autoveicolo – prosegue A.Z., – mentre il conducente rimane in macchina, disperato dicendomi: ‘ma come guidi.. ma non hai visto… hai rotto specchietto.. adesso come facciamo, siamo di Pavia!’

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LE SCUSE DELLA VITTIMA E LA VOLONTA’ DI RISARCIRE IL DANNO – “Io ho subito pensato ad un mio errore – spiega ancora il cittadino, – distrazione, pioveva, non ho fatto caso alle distanze.

– “Mi scuso e scendo – sottolinea, – ma chiudo il mio autoveicolo con la chiave. Poi controllo il suo specchietto: rotto. Controllo il mio specchietto: graffi e segni (ma potevano già esserci).

– “Gli dico che mi dispiace – prosegue A.Z., – che proprio non mi sono accorto, che forse ho sbagliato le misure e sono disposto a risarcire il danno, anche senza assicurazione.

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QUALCOSA NON QUADRA – “Lui: ‘Eh..ma io come faccio, abito Pavia, lo specchietto costerà 150 o 200 €.. se tu non mi credi, chiama vigili, polizia, chiama chi vuoi…’ – continua a raccontare il cittadino – Al ché, inizio a insospettirmi e prendo tempo”.

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LA PROPOSTA DELLA VITTIMA: FACCIAMO IL CID – “Gli dico:’Facciamo la constatazione amichevole, poi vediamo l’importo che ti dice il tuo carrozziere ed in base a quello vedo se pagarti in contanti o usare la mia assicurazione’ – prosegue il signor A.Z.
– “Lui concorda. Risalgo sulla mia macchina e cerco la constatazione amichevole – aggiunge.

– “Lui si apposta attaccato al mio finestrino. Lo guardo con la coda dell’occhio – specifica, – sposto il telefono nella mano destra/orecchio destro per impedire che lui me lo tolga nel caso in cui volesse rubarmelo.

 

IL REPENTINO CAMBIO DI ATTEGGIAMENTO DEL TRUFFATORE – “Continuo ad insospettirmi – continua a raccontare la vittima. – Trovo la constatazione amichevole. Scendo per compilarla, voglio averlo di fronte o comunque cerco uno spazio per muovermi nel caso in cui volesse aggredirmi.
– “Lui inizia a dire: ‘Cosa facciamo constatazione..chiama i vigili dai..chiama polizia…’

– “L’accento è chiaramente nord africano – osserva A.Z., ma con un italiano corretto. Gli dico: ‘Va bene, chiamo la polizia.”
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IL NERVOSISMO CRESCENTE QUANDO SI NOMINA LA POLIZIA – “Inizia ad innervosirsi – continua il nostro lettore – e mi dice:’Ma sì dai, cosa chiami polizia… mi hai rotto specchietto….dammi 60…..dammi 30 €’

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IL CORAGGIO DELLA VITTIMA: TANTA PAURA, MA IL TRUFFATORE E’ STATO PRESO DI PETTO – “Prendo coraggio (giuro di aver provato una paura assurda) – confida il nostro lettore – e, facendo le spalle grosse, dico: ‘Ma tu, da me, cosa vuoi?…dimmelo…cosa vuoi?…non ho soldi con me (mento)…abito a Rozzano (mento) …sono disoccupato (mento)… la macchina non è neanche mia (mento)…tu da me cosa vuoi? dimmelo…’

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LA FUGA DEL TRUFFATORE, SCONFITTO – “Lui risale sulla sua macchina – ricorda A.Z. – e mi dice: ‘tu sei un pezzente..un morto di fame…per 10 € ….fai schifo…’

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CONCLUSIONE: “IN QUESTI CASI, NON SCENDETE MAI DALL’AUTO E CHIAMATE SUBITO LA POLIZIA LOCALE!” – “Conclusioni a mente lucida: ho sbagliato a scendere dall’auto – osserva il nostro lettore.

– “In quei casi bisogna rimanere in macchina con i finestrini chiusi e chiamare i vigili, attendendo il loro arrivo senza dare loro nessuno spazio di contatto fisico perché, potenzialmente – conclude il nostro lettore, – avrebbe potuto avere anche un’arma. Sono stato fortunato”.

 

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di Redazione

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