Rapina farmacia viale Ungheria Milano, dramma di un traduttore disoccupato

Farmacia“L’ho fatto perché non trovo lavoro e sono costretto a vivere a carico dei miei genitori”. Probabilmente il 38enne finito qualche ora fa in manette per aver rapinato una farmacia in viale Ungheria, mai avrebbe pensato, un giorno, di dover pronunciare parole tanto disperate.

 

TRADUTTORE DISOCCUPATO – Sposato, senza figli, e un sogno infranto nel cassetto: quello di poter lavorare, prima o poi, come traduttore.

– Da lì, quella pensata così estrema e infausta di mettersi alla prova come rapinatore. Ultima conseguenza – seppur senza giustificazione alcuna – dell’umiliazione di dover ancora contare, alla soglia dei quarant’anni, sulla misericordia di mamma e papà per poter sbarcare il lunario.

 

L’AZIONE: PER UNA MANCIATA DI EURO – Ma la decisione è presa e indietro non si torna. Sono le 15.55 e D.B., sciarpa e cappuccio a celare i suoi connotati e un grosso coltellaccio da cucina alla mano, si fionda nella farmacia. Lo stesso esercizio, probabilmente, di cui talvolta si era servito quando ancora viveva in zona Mecenate-Ungheria, prima che la crisi lo obbligasse a trasferirsi nell’Hinterland milanese.

– L’azione dura poco, giusto due-tre minuti di paura e il gioco è fatto.

– Il bottino, però, è di quelli magri: solo 244 euro che probabilmente non valgono il rischio.

 

LA FUGA E L’INSEGUIMENTO – Ma non c’è tempo da perdere in sterili elucubrazioni. Bisogna scappare. E così, il provetto rapinatore salta in auto e si dà alla fuga.

– La sorte, però, questa volta non arride al principiante. Una pattuglia di  carabinieri appostata nei paraggi lo intercetta pochi minuti dopo.

– Scatta un rocambolesco inseguimento per le vie del quartiere degno delle migliori rapine. Il 38enne le prova tutte. L’ultimo tentativo è imboccare la vicina tangenziale, dov’è sarebbe più  facile far perdere le proprie tracce.

– Ma la fuga ha i metri contati. La sua vettura viene bloccata dalla volante. I militari gli intimano di scendere dall’auto. Lui obbedisce senza opporre resistenza.

 

LA CONFESSIONE – “Ho fatto una cazzata”, confessa senza troppi giri di parole agli uomini dell’Arma. Un’ammissione che non lasca adito interpretazioni alcune.

– All’interno del baule i militari rinvengono anche uno zaino per la refurtiva e gli abiti usati probabilmente per travisarsi.

– Per lui scattano immediatamente le manette. I soldi vengono restituiti al farmacista.

– Un finale inglorioso per una storia di disperazione come tante, figlia dei nostri tempi, di questa società ricca di contraddizioni e, sempre più spesso, incapace di offrire soluzioni.

 

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S.P.

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