Biglietti Atm con Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, storia dell’opera

Quarto_StatoChissà cosa penserebbe, il povero Giuseppe Pellizza da Volpedo, morto suicida 14 giugno 1907, se sapesse che il suo capolavoro “Il Quarto Stato” , così poco acclamato in vita e probabile causa di quel suo tragico gesto, sta per essere stampato addirittura sui biglietti di viaggio dell’Atm.

 

L’INIZIATIVA DI ATM – In occasione del 1° maggio, infatti, e per quattro giorni (fino al 4 maggio), l’icona stilizzata del celebre dipinto farà la sua comparsa sui ticket della municipalizzata dei trasporti.

– L’iniziativa fa parte della serie speciale di biglietti da collezione che, come annunciato da Atm, faranno da corollario alle più importanti occasioni ed eventi.

– Un’operazione di marketing che, del resto, sta riscontrando già molto successo. A dirlo sono le vendite di biglietti raffiguranti l’immagine dei papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II all’indomani della loro recente canonizzazione. In quell’occasione, infatti, la tiratura dei biglietti ha fatto registrare una quantità superiore rispetto a quella stampata durante il resto dell’anno.

 

VERSATILITA’ TECNOLOGICA –  “Atm ha potuto recuperare una tradizione grazie al fatto di essere dotata di una versatilità del sistema tecnologico – dice la nota della municipalizzata – che consente di modificare rapidamente il layout dei biglietti senza costi aggiuntivi”.

– Cosa non da poco in questi tempi di tagli e ristrettezze economiche. “Non sono molte le azienda di TPL – conclude il comunicato – che possono farlo e, con il codice a barre, Atm è tra le poche a poterlo realizzare”.

 

STORIA DELL’OPERA – Inizialmente intitolato “Il cammino dei lavoratori”, il “Quarto Stato” venne completato da Giuseppe Pellizza da Volpedo (Volpedo, 28/07/1868 – Volpedo, 14/06/1907) nel 1901 dopo 10 anni di fatiche, coronando così il suo percorso artistico iniziato all’inizio degli anni 80 dell’800.

– La grande tela, altra quasi tre metri e lunga 5 metri e mezzo, raffigura lo sciopero dei lavoratori e, soprattutto, l’affermazione dell’allora nuova classe sociale: il proletariato.

– Tuttavia, nonostante la maestosità del dipinto, quando nel 1902 venne esposto alla Quadriennale di Torino, invece di riscuotere il riconoscimento sperato finì al centro di numerose critiche e polemiche.

– Il pittore, profondamente tradito nelle sue aspettative, abbandonò così le tematiche sociali per dedicarsi alle più canoniche vedute di paesaggi. Ma entrò presto in uno sconforto senza via di ritorno acuito, qualche anno più tardi,  dalle morti del figlio e di sua moglie Teresa.

– Il 14 giugno 1907 Pellizza da Volpedo pose fine alla sua vita impiccandosi nel suo studio.

– Dopo la sua morte il quadro, diventato presto simbolo del socialismo, venne inizialmente esposto presso il Castello Sforzesco. Ma per ovvi motivi, durante il fascismo finì relegato per anni in un magazzino. Bisognò attendere il 1954 per una nuova esposizione pubblica negli spazi di Palazzo Marino.

– Anni di incuria e cattiva conservazione, però, richiesero presto un restauro. Al termine del quale, il quadro iniziò un breve tour mondiale. Ritornato in patria, negli anni 80 il dipinto trovò casa presso la Galleria d’arte Moderna.

– Fino a quando, il 25 Novembre 2010, alle 16.37, l’opera di Pellizza da Volpedo ha fatto il suo ingresso trionfale – trasportata con tanto di gru – nella Torre dell’Angario del neonato Museo del Novecento, collocazione prestigiosa e, si spera, definitiva.

 

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S.P.

 

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