Emergenza profughi Milano zona 3, Majorino: “C’è accordo con CRI”. Gussoni: “Assolutamente falso”

senzatettoL’ennesima bagarre sulla gestione dell’emergenza profughi che, dall’Eritrea, si sono riversati su Milano, è scoppiata ieri sera. L’occasione è stata il Consiglio Straordinario indetto, in Zona 3, alla presenza degli assessori alle politiche sociali di Milano, Pier Francesco Majorino, e Sicurezza, Marco Granelli. All’ordine del giorno il gravissimo degrado, sia in termini di ordine pubblico, sia di condizioni igieniche insostenibili, che sta mettendo in ginocchio la vivibilità del quartiere.

 

L’EMERGENZA IN ZONA 3 – Cuore pulsante dell’emergenza è Porta Venezia, ma le ripercussioni si allargano anche su tutto il resto del quartiere (che comprende anche corso Buenos Aires, piazzale Loreto, Lambrate, viale Abruzzi e Città Studi).

– In tale area stanno impattando i 200 profughi eritrei accolti con soluzioni di fortuna e che, poiché non sostenuti da strutture emergenziali sufficientemente forti, si sono riversati per le strade, rendendo gravissimi i disagi di vivibilità dei cittadini.

 

L’AULA, GREMITA DAI MILANESI – Che la questione, al di là di contesti  e schieramenti politici, sia di massima gravità, è stato evidente fin da subito, per la quantità di cittadini accorsi presso l’aula del Consiglio di Zona.

– Residenti, negozianti, associazioni e comitati di quartiere che, esasperati, hanno spiegato le condizioni nelle quali si sono trovati a vivere, facendo quotidianamente i conti con problematiche di sicurezza e degrado sempre più intollerabili.

– “Abbiamo difficoltà addirittura ad entrare nei portoni delle nostre case – hanno spiegato alcuni residenti – poiché dormono sui marciapiedi e dobbiamo essere noi a chiedere loro di spostarsi, per lasciarci passare”.

– “Espletano le proprie necessità biologiche ovunque – hanno spiegato altri –, senza il minimo rispetto per nessuno”.

 

L’INTERVENTO DELL’ASSESSORE GRANELLI – Durante l’incontro la tensione non è mancata, e non ha avuto l’effetto di rassicurazione sperato il discorso dell’assessore Granelli, che ha sciorinato tutti gli interventi che avrebbe svolto, nell’area, il Comune.

– “Lei è mai venuto in zona, a fare una passeggiata nelle strade? – ha osservato un residente. – Come fa a sostenere che la situazione è sotto controllo?”.

 

IL DIBATTITO TRA IL CONSIGLIERE VINCENZO VIOLA E L’ASSESSORE MAJORINO – In merito all’aspetto gestionale dell’afflusso dei profughi, ci ha pensato Vincenzo Viola, consigliere di Zona per Fratelli d’Italia, a rivolgere una domanda chiara all’assessore Majorino: “Perché non usate la Croce Rossa per gestire l’emergenza?”

– Molto dura la replica dell’Assessore Majorino che, dopo aver dato del pazzo all’esponente dell’opposizione, invitandolo anche a farsi un TSO (affermazione per la quale poi, comunque, lo stesso assessore si è scusato), ha risposto sostenendo l’esistenza di un accordo già intercorrente tra il Comune e la Croce Rossa.

 

NON ESISTE ALCUN ACCORDO” – L’affermazione dell’assessore ha creato una notevole confusione: l’accordo tra Comune e CRI per la gestione dei profughi, a Milano, esiste o no?

– Nonostante Majorino abbia assicurato l’esistenza di tale accordo, a fare chiarezza inconfutabile è stato il Presidente Regionale della CRI in persona, Maurizio Gussoni, che ha dichiarato a CronacaMilano: “Il Comunque non ha mai chiesto, alla CRI, di intervenire per la gestione dell’emergenza profughi. Tutt’al più esisteva una convenzione, con uno stanziamento economico risibile, circa l’intervento della CRI con l’unità mobile attiva a tutele dei clochard, ma questa è tutta un’altra questione, che non c’entra assolutamente niente. Per l’emergenza profughi – ha ribadito categoricamente il Presidente – non esiste alcun accordo, né con il comitato provinciale della CRI, né con quello regionale. Del resto – ha concluso Maurizio Gussoni – proprio per tale motivo il consigliere Viola formulerà una richiesta ufficiale di accesso agli atti: questo renderà chiaro, all’assessore, che non esiste alcun atto.

 

“L’UNICO CHE CI HA CHIAMATI, E’ STATO IL PREFETTO, PER MALPENSA” – “La settimana scorsa ho partecipato, in Prefettura, all’incontro per l’emergenza dovuta all’arrivo di tre aerei di profughi a Malpensa – ha chiarito ulteriormente Gussoni. – Solo per tale ambito ci è stato chiesto un intervento, direttamente dal Prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca. Difatti, la riunione si è svolta alle 12.10, l’aereo è arrivato sulla pista di Malpensa alle 13.45 e già, in poco più di un’ora, la CRI aveva allestito 13 persone, 2 pullmini e un’ambulanza. Per la questione dei profughi di zona 3, invece, ribadisco che il Comune non ci ha mai contattati e, di conseguenza, non esiste alcun accordo di intervento”.

 

LE RICHIESTE DEI CITTADINI E LE PRECISAZIONI DEL CONSIGLIERE VIOLA – Intanto, malgrado la confusione sollevata dal Comune, i cittadini hanno mostrato di avere idee chiarissime sullo stato intollerabile in cui si sono ritrovati a dover vivere. Ancora una volta, infatti, i milanesi hanno mostrato di aver bisogno non di parole, ma di fatti.

– “A complicare il tutto – ha spiegato ulterioremente Vincenzo Viola –, vi è la mancanza di identificazione di questi soggetti. In tale modo, la città si trova davanti ad una massa di persone che, per le istituzioni, non esiste, e possono quindi permettersi di agire fuori da qualsiasi circuito di controllo e legalità.

– “Non sappiamo neanche se sono profughi, pregiudicati, e in quali condizioni igieniche vertano – aggiungono i cittadini –. Non ne possiamo più!”

 

UN’EMERGENZA CHE COINVOLGE TUTTA LA CITTA’ – L’assessore Granelli, durante il proprio intervento, ha sottolineato la presenza, all’interno del quartiere, di una Volante della Polizia locale: “Cosa può fare una pattuglia contro la presenza di 200 persone?” – ha osservato Viola, facendosi portavoce dei cittadini.  – Il deterrente è assolutamente insufficiente”.

– “Mancano pattugliamenti di forze miste – ha concluso il consigliere Vincenzo Viola –, manca un’area di accoglienza concretamente funzionale e gestita da personale preparato, manca una struttura in grado di far fronte ad un flusso di individui che devono essere tolti dalla strada, fornendo loro percorsi di legalità e condizioni igieniche sostenibili. Manca, in definitiva, una gestione efficiente di un problema che si è trasformato in una vera e propria emergenza, che sta mettendo in ginocchio l’intero quartiere e, non da ultimo, si sta riversando sull’intera città”.

 

AGGIORNAMENTO del 18 luglio 2014 – Dopo l’annuncio della nascita delle ronde cittadine in Porta Venezia, il Comune ha replicato a Luca Longo (presidente dell’Asscomm Porta Venezia e promotore dell’iniziativa) sostenendo che, Palazzo Marino, ha “contatti costanti con Croce Rossa Italiana” rispetto alla gestione dei profughi in Stazione Centrale a Milano. Basito il Presidente regionale della CRI, Maurizio Gussoni che, in merito, smentisce tassativamente (ancora) qualsiasi contatto tra il Comune di Milano e la Croce Rossa:

La nota del Comune – “Vanno respinte al mittente le accuse rivolte oggi (16 luglio 2014, ndr) al Comune, dal presidente dell’Asscomm Porta Venezia, Luca Longo – ha dichiarato Palazzo Marino in una nota. – È falso che questa Amministrazione non abbia coinvolto la Croce Rossa Italiana nell’accoglienza dei profughi siriani ed eritrei e che non abbia dato assistenza a queste persone. I contatti tra operatori dei Servizi sociali del Comune e della Croce Rossa Italiana (Comitato Provinciale di Milano) sono stati costanti fin dall’inizio dell’emergenza, e la stessa CRI è stata invitata a partecipare alla procedura selettiva indetta dal Comune per la gestione del presidio fisso attivo in Stazione Centrale (hub), vinto dalla Cooperativa Universis. Si ricorda che da ottobre ad oggi il Comune, con Caritas Ambrosiana e organizzazioni del Terzo Settore, ha assistito e accolto più di 14.500 profughi, 4.000 dei quali eritrei”.

– La risposta, sbigottita, del Presidente Regionale della CRI – “Sono francamente stupito che questa vicenda continui a destare attenzione – ha replicato il Presidente regionale della CRI, Maurizio Gussoni.- Non posso che ribadire che la Croce Rossa, comitato provinciale e comitato regionale, non ha mai ricevuto alcunché da parte del Comune di Milano. Mi riferisco alla richiesta di partecipazione alla selezione per l’affidamento del centro accoglienza della stazione centrale. Avranno pure una ricevuta di raccomandata o di mail, in Comune? In ogni caso preciso che un ente pubblico non ha alcuna necessità, se desidera collaborare con Croce Rossa Italiana, di espletare qualunque tipo di gara o di selezione. Come moltissimi altri enti fanno per legge, per Croce Rossa è previsto l’affidamento diretto. Devo anche smentire i rapporti continui tra Comune di Milano e Croce Rossa Italiana. Al contrario, i contatti sono assolutamente sporadici e non riguardano il problema dei profughi attualmente presenti in città. Mi auguro che con questo si metta la parola fine a questa inspiegabile diatriba che, per quanto ne so, trae origine da motivi diversi da quelli dell’accoglienza o dello lo spirito umanitario”.

 

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Di Redazione

3 COMMENTI

  1. Pochi sanno che gli Eritrei, come i Somali, non scappano dalla guerra, ma solo da un lungo servizio militare che dura cinque anni, data la tensione politica con l’Etiopia. Solo tensione politica, perché la guerra con l’Etiopia si è chiusa circa dodici anni fa, pertanto non è giustificato questo esodo di massa dall’Africa orientale che solo i nostri Governi accoglienti ed evangelici rendono possibile. Ma non è giustificato parimenti neanche l’esodo di disperati da altre nazioni africane le quali stanno rovesciando allegramente su di noi masse di affamati, spesso con problemi sanitari. Tutte le nazioni africane soffrono endemicamente di tensioni religiose, etniche, tribali, politiche, oltre che di fame, quindi centinaia di milioni di persone vorrebbero emigrare alla volta dell’Italia e dell’Europa, ma questo noi non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo permetterlo, qualunque sia il pensiero della Chiesa, delle varie Comunità religiose e della Caritas di cui non dobbiamo tenere conto, altrimenti getteremo nella rovina economica e sociale la nostra nazione che sarà spazzata via anche culturalmente. Quindi, fatto salvo l’esodo dei Siriani, gli altri dovremmo respingerli drasticamente già in mare e usare le nostre navi non per imbarcarli, ma per respingerli sulle coste africane. Del resto non c’è nazione al mondo che si comporti di fronte al problema dell’immigrazione così stoltamente come l’Italia che, poveri noi!, sta facendo di tutto per suicidarsi. Non è, dunque, razzista la reazione dei residenti che si vedono accerchiati da gente, con usi e costumi abissalmente diversi, che fa quel che vuole, bivaccando nei giardini pubblici e cadendo spesso nei reati. Gli Italiani non sono razzisti, ma sono diventati intolleranti di fronte al dilagare di reati commessi da immigrati che si arrangiano come possono, entrati nel nostro Paese a causa della molto discutibile bontà e della dissennata accoglienza dei nostri ultimi Governi.

  2. I residenti del quartiere Porta Venezia hanno diritto a una vita normale il degrado che ormai si è trasformato in una vera e propria emergenza anche sanitaria non deve più essere tollerato. La gestione dell' emergenza profughi di questa amministrazione Pisapia è un colabrodo! Giovedì sera sarò al fianco dei Cittadini residenti e dell' Asscomm Porta Venezia nell' iniziativa delle "ronde di quartiere" o controllo del vicinato.

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