Commemorazione Ramelli e Pedenovi Milano, bagarre su foto del braccio destro di Pisapia con manifesto stracciato

RamelliSi è svolta ieri mattina la celebrazione in ricordo di Sergio Ramelli, il giovane liceale ucciso a Milano nel 1975 da militanti della sinistra extraparlamentare, e di Enrico Pedenovi, avvocato e uomo politico militante nell’MSI, ucciso il 29 aprile del 1976 da un commando dell’organizzazione terroristica di estrema sinistra Prima linea.

 

Alla sera, alle 20.10, è poi sceso in piazza Tricolore un corteo di antifascisti, costituito da alcune centinaia di militanti, riuniti per protestare contro la commemorazione. Tra i manifestanti era presente anche Graziano Gorla, segretario Cgil di Milano, con uno striscione dalla scritta “Milano 29 aprile, nazisti no grazie!“.

 

Paolo LimontaNel pomeriggio non sono mancati momenti di tensione in Consiglio comunale, quando il centrodestra ha portato in aula un episodio accaduto durante la giornata: una foto di Paolo Limonta, braccio destro del Sindaco Pisapia e da questi nominato ad hoc ‘Responsabile dell’ufficio Relazioni della città con il Comune’, ritratto mentre accartocciava un manifesto della celebrazione di Ramelli, sfoderando in viso un’espressione che ha aggiunto criticità al gesto.

 

L’opposizione, dunque, ha chiesto l’allontanamento di Limonta con il ritiro delle deleghe.

 

Mentre la foto in questione è stata velocemente cancellata dal sito facebook di Limonta, si è svolto l’intervento della vice-sindaco Ada De Cesaris, che ha preso le distanze dall’accaduto, dichiarando che in merito verranno svolte  tutte le verifiche del caso e, se necessario, l’Amministrazione chiederà a Paolo Limonta di chiedere scusa.

 

“C’è un filo rosso che lega i due omicidi, quello di Ramelli e di Pedenovi: le Brigate Rosse – ha spiegato Riccardo De Corato, vice-presidente del Consiglio comunale, ex vicesindaco ed ex assessore alla Sicurezza di Milano, capogruppo di Fratelli d’Italia–Alleanza Nazionale in Regione.

 

PedenoviSergio aveva scritto un tema contro le Br dicendo che erano comunisti, in un tempo in cui questa verità veniva negata – ha aggiunto De Corato –. Ed Enrico è stato assassinato da un commando di Prima Linea, uno dei tanti bracci armati delle Br. Questa era la Milano degli Anni di Piombo, che ha portato agli omicidi a sangue freddo di un giovanissimo studente e di un consigliere provinciale del Msi.

 

“Alla commemorazione è venuto Pisapia – ha osservato De Corato. – Mi spiace però che sia venuto senza fascia tricolore e senza dire niente: avrebbe potuto essere  presente in qualità di Sindaco e con un discorso sulla pacificazione. Peccato”.

 

“Mi piacerebbe però – prosegue De Corato – avere un commento di Pisapia su una foto che il suo braccio destro Paolo Limonta ha postato sul suo profilo facebook. Lo ritrae con in mano un manifesto in ricordo di Ramelli e Pedenovi strappato e accartocciato. Poi la foto – sottolinea ancora De Corato – è ‘magicamente’ sparita dal suo profilo, ma abbiamo fatto in tempo a salvarla. Cosa ne dice  il sindaco? Mi auguro una netta presa di posizione contro un gesto che dimostra disprezzo per un ragazzino morto ammazzato a colpi di chiavi inglese in testa da militanti di Avanguardia Operaia e per un uomo freddato con un proiettile in faccia da uomini di Prima Linea

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AGGIORNAMENTO del 30 aprile 2015 ore 8,00:  Paolo Limonta, su Facebook, si è giustificato sostenendo che «quei manifesti erano attaccati abusivamente su spazi pubblici» e «la firma “i camerati” sotto alla croce celtica denota ampiamente la connotazione fascista del manifesto».

– «Sono al fianco dei familiari e degli amici di chiunque abbia avuto la vita spezzata – ha conclusoLimonta,  -. Il mio gesto era puramente simbolico e serviva per denunciare quello che succede il 29 aprile a Milano».

 

AGGIORNAMENTO del 30 aprile 2015 ore 17,00: “Mi hanno segnalato che su facebook Paolo Limonta rivendica le sue non-scuse per aver strappato un manifesto in ricordo di Ramelli e Pedenovi.  Che spettacolo degradante – ha commentato ancora Riccardo De Corato, l’indomani della celebrazione in memoria di Ramelli.

– “Proprio lui che lavora con i ragazzi a scuola – ha aggiunto De Corato –, dovrebbe  chinare il capo di fronte a uno studente ucciso a colpi di chiave inglese in testa solo perché a scuola aveva scritto un tema contro le Brigate Rosse. Solo per questo motivo è stato attaccato da un commando di Avanguardia Operaia. Di fronte a una tragedia del genere il braccio destro di Pisapia preferisce pensare a che firma sia riportata in calce al manifesto e, visto che non lo aggrada, strapparlo, offendendo la memoria di un ragazzino ucciso. E poi dice di aver chiaro il valore della parola dignità. Ha pure cercato di nascondere quello che aveva fatto cancellando la foto dal suo profilo. Detto per inciso il termine “camerata”  è appellativo di antico uso nella lingua italiana  che indica persone con cui condividere un pensiero comune. Ma questo è un dettaglio che interessa solo Limonta, per cui una firma è più importante del rispetto per due morti ammazzati. Il lungo e vergognoso testo delle non-scuse di Limonta trova conclusione in una chicca che farebbe quasi ridere se non si trattasse di una squallida e triste vicenda. Limonta sostiene di aver strappato i manifesti perché “abusivi”. Giuro, c’è scritto così! Lui che difende e apre tavoli con gli antagonisti dei centri sociali che non solo attaccano un poster abusivo ma proprio vivono nell’abusivismo. Mi auguro che il dott. Limonta, che come scrive conosce il valore dell’uguaglianza, passi le prossime serate a strappare tutti i manifesti abusivi dei centri sociali”

 

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Di Redazione

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