Dati Assolombarda disoccupazione Lombardia, nel 2014 picco dell’8%

GraficoLa disoccupazione in Lombardia, nel 2014, ha raggiunto il suo massimo, superando l’8%; l’occupazione, che ancora non riparte, ferma la propria discesa al 65%. Peggio di così, verrebbe da dire, è davvero difficile fare. Perlomeno, stando a quanto emerge da “Il lavoro a Milano“, il nono rapporto annuale realizzato dal Centro studi di Assolombarda, Cgil, Cisl e Uil, che raccoglie i dati sul mercato del lavoro milanese e lombardo, tracciando i principali indicatori: struttura economica, occupazione, tempi di lavoro, education, produttività e costi.

 

PERDITA DI COMPETITIVITA’ – Quello che ne viene fuori è un quadro dalle tinte piuttosto fosche. E sottolinea, semmai ce ne fosse ancora bisogno dopo anni di crisi economica ininterrotta, quanto la nostra regione, un tempo fiore all’occhiello dell’economia non solo italiana ma anche europea, abbia perso terreno rispetto alle altre zone avanzate del Vecchio Continente. In termini di appeal, certo, ma soprattutto in competitività. Complice l’aumento del costo del lavoro pari al 36% a fronte di un incremento della produttività del 19%.

– Del resto, non è una novità che i nostri confini regionali non rientrino più nella cosiddetta “blue banana”, la dorsale economica che collegava idealmente la grande Londra alla Lombardia – un tempo unica presenza italiana – via Benelux e Baviera. Un divario tra noi e le regioni più ricche del Nord Europa cresciuto di anno in anno e che, spiegano gli analisti, “per via della moneta unica finisce col penalizzare i nostri prodotti”.

 

RIPRESA VICINA? FORSE – Ma non tutto sembrerebbe perduto. Dopo anni di vacche magre – dieci, per la precisione, di “crescita zero” – la discesa parrebbe essere giunta finalmente al capolinea. In attesa  di un’occupazione che – nonostante l’eccessivo entusiasmo del premier Renzi – ancora stenta a decollare, il crollo del livello di attività pare essersi fermato al 65%.

– Recupero in vista, quindi? Stando ai dati diffusi, l’ipotesi parrebbe meno peregrina di quanto si potrebbe pensare. Questo puntando anche a una forza lavoro di qualità e un polo universitario costituito da 13 prestigiose università, capace di attrarre una quota di studenti stranieri che, nel solo capoluogo, raggiunge il 6,5% degli iscritti contro il 4% della media del PaeseElementi di distinzione sui quali “dobbiamo continuare a investire”, sottolinea Michele Angelo Verna, direttore generale di Assolombarda, poiché “ci caratterizzano”. Affinché “Milano e la Lombardia recuperino terreno rispetto alle altre regioni europee”.

 

LOCOMOTIVA D’ITALIA – Un ruolo guida che alla Lombardia, almeno a livello nazionale sembra spettare di diritto. Non a caso – come emerge dalla ricerca di Assolombarda – la quota di popolazione attiva, cioè  di coloro che hanno un lavoro o lo cercano, a Milano e in Lombardia continua ad essere nettamente più elevata rispetto al resto del Paese. Un anno fa, per esempio, toccava quota 70,7%, contro una media nazionale ancora ferma al 63,5%.

– Numeri tuttavia ancora lontani dall’invidiabile 80% raggiunto ultimamente dalla ricca Baviera. Ma che se contestualizzati nei confini nazionali lasciano intravedere un piccolo spiraglio. E’ il caso anche del fronte disoccupazionale, dove con l’8,4% e l’8,2% di persone in cerca di lavoro, Milano e la Lombardia sono ancora distanti da quel 12,7% che affossa il resto d’Italia.

 

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE – A destare preoccupazione rimangono semmai i dati legati alla disoccupazione giovanile, quella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni che in Lombardia conta circa 900 mila ragazzi.

– Unica tra le regioni europee, con il suo 30% (contro il 40% nazionale) la Lombardia ha fatto registrare un peggioramento, aggravato ulteriormente dal fenomeno dei Neet (Not in Education, Employment or Training), la quota di giovani che non studiano e nemmeno cercano lavoro e che lo scorso anno ammontava a 75.743 persone in Lombardia di cui 28.539 a Milano.

– Un dato che ha destato molta preoccupazione in Danilo Galvagni, il segretario generale della Cisl Milano Metropoli. “E’ vero che nel milanese la situazione è migliore rispetto ad altre aree del Paese, ma i numeri restano preoccupanti. Occorre riflettere sul 30% di disoccupazione giovanile e ancora di più sulla quota di ragazzi e ragazze che, terminati gli studi, un impiego non lo cercano nemmeno”. La soluzione? “Serve maggiore sinergia tra formazione e lavoro: questi due mondi devono parlarsi di più”.

 

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S.P.

 

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