Criminalità via Padova Milano: tutto quello che è successo in 5 anni di giunta arancione, ma nessuno ha voluto vedere

Perché tanto stupore per l'attuale stato della sicurezza milanese? Forse, negli ultimi 5 anni, il Comune avrebbe fatto meglio a non negare la realtà

Pisapia“Promissio boni viri est obligatio”, diceva Seneca: ogni promessa è debito. Ammonimento a mantenere una condotta da gentiluomo, in linea con ciò che si è promesso. E Giuliano Pisapia (nella foto), l’ormai ex sindaco di Milano, di promesse ne aveva fatte tante. Su tutte, trasformare le periferie partendo dall’esempio di via Padova, definita nel lontano gennaio 2011, in piena corsa per Palazzo Marino,  “laboratorio sociale”, esempio da cui partire  per “sperimentare soluzioni condivise” da esportare ad altre criticità cittadine. Ma quella che già allora era sembrata una sparata da campagna elettorale, nel corso del quinquennio arancione ha finito con l’assumere i connotati di una  vera débacle. Soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti che stanno interessando via Padova, martoriata da una criminalità sempre più diffusa e da un degrado urbano che pare inarrestabile. La bandiera bianca issata dal Comune sta tutta in quella frase pronunciata dal neo primo cittadino Giuseppe Sala (nella foto in basso) solo qualche giorno fa: “Chiederò l’esercito nel quartiere multietnico”.
OPERAZIONE “STRADE SICURE 2.0” – Quella dei militari in città, lungi dall’essere farina del sacco del neosindaco, è una storia nota e molto dibattuta. Nato nell’agosto del 2008, il progetto “Strade sicure”, voluto dagli allora ministri Ignazio La Russa e Roberto Maroni (rispettivamente alla Difesa e alla Giustizia), istituiva nei quartieri di Milano riconosciuti a rischio – e tra questi via Padova – pattugliamenti dinamici misti di militari (630 unità) e forze dell’ordine. Al termine del biennio 2008-2010, la Questura ne aveva riconosciuto l‘efficacia sancendo una riduzione dei reati del 40% nelle zone direttamente interessate e del 48%, di riflesso, nel resto della città. Insomma, un grande successo, ma di breve durata.
– Neanche il tempo di insediarsi a Palazzo Marino, infatti, che la giunta Pisapia, al grido di “Milano non è Beirut”, chiedeva a La Russa il progressivo disimpegno dei militari. Come dire, “Ghe pensi mi”. Un colpo basso non solo alle periferie, che da allora sarebbero sprofondate in un baratro tuttora percepibile, ma all’intera città, che vedeva innalzarsi progressivamente la soglia d’insicurezza a suon di rapine, furti e omicidi. Solo a fine 2012, per fare un esempio, il bilancio del primo biennio di “cura Pisapia” era impietoso: aumenti a doppia cifra, secondo i dati della Questura, per rapine in abitazione (+40%) e ai danni di esercizi commerciali (+ 23%), e scippi (+15%). “I reati più odiosi”, commentava l’ex capo di Via Fatebenefratelli Luigi Savina, “perché possono colpire tutti i cittadini, soprattutto i più deboli”.
VIA PADOVA: 5 ANNI D’INFERNO – Ne sanno qualcosa gli abitanti di via Padova e del circondario, vittime sacrificali di quel “laboratorio sociale” miseramente fallito (e lo diciamo con sincera costernazione), vessillo di una politica in balia del consenso elettorale e con una scarsa attitudine a governare una grande metropoli come Milano.
– Negli ultimi 5 anni, in quei 4 km di strada che collegano piazzale Loreto all’intersezione con via Palmanova è accaduto davvero di tutto. Risse, rapine, scippi, spaccio. Ma soprattutto omicidi. Protagoniste (in negativo) le numerose comunità di cittadini stranieri che popolano quello che è il quartiere più multietnico della città. Una convivenza forzata che ha dato seguito a episodi di violenza dai tratti spesso efferati.
2011 – Il 30 luglio 2011, nel cuore della notte, al “Buongiorno Milano” del neosindaco Pisapia avevano risposto circa 50 sudamericani, dandosele di santa ragione con bastoni e bottiglie rotte, all’angolo tra via Padova e via Clitumno. Non ci scappò il morto, ma poco ci mancò.
– Ancora scene da Far-west qualche mese dopo, a dicembre, in via Giacosa. Tre malviventi razziarono circa 30 mila euro da un centro scommesse dopo aver intimidito il proprietario sparando contro la vetrina del locale.
2012 – Molto peggio andò al 22enne argentino ucciso con alcune coltellate la sera del 18 giugno 2012 tra via Padova e via Piattoli. I killer, due connazionali, di cui uno di appena 15 anni, furono braccati qualche giorno dalle forze dell‘ordine a Ostia.
– Via Giacosa (all’angolo con via Crespi) nuovamente al centro della cronaca l’11 settembre, in pieno pomeriggio, scenario di una sparatoria tra due auto guidate presumibilmente da sudamericani. Nessuna vittima, ma tanta paura per i presenti.
2013 – Il 14 maggio 2013 il titolare di un compro-oro in via Padova veniva immobilizzato da un uomo e una donna entrambi sudamericani, e depredato della propria merce per circa 20 mila euro.
– Lunedì 1° luglio 2013 una badante 50enne di origini ucraine veniva presa a calci e pugni da un peruviano irregolare e poi stuprata all’interno del parco Trotter, in zona via Padova.
– Ottobre vedeva l’attenzione focalizzarsi su via Arquà, un’altra tormentata traversa di via Padova, funestata da crimini di ogni tipo. Questa volta sotto i riflettori finiva una bisca clandestina ospitata in un sotterraneo di uno stabile. Nei guai 12 persone di nazionalità cinese, all’insegna di una criminalità senza frontiere.
2014 – A metà aprile 2014 un egiziano di 31 anni veniva trovato morto all’interno del suo appartamento in via Termopili, tra viale Monza e via Padova. “Ucciso per futili motivi” al termine di una lite degenerata, avrebbe spiegato la Polizia.
2016 – Il 12 gennaio 2016 una ragazza di 21 anni sudamericana si vedeva esplodere contro alcuni colpi a salve da parte di tre individui (un colombiano, un ecuadoregno e un peruviano) a bordo di un suv, all’uscita di una nota discoteca della zona. I tre, successivamente denunciati, sarebbero stati giudicati dalle forze dell’ordine come vicini alle “cosiddette” pandillas che tengono in scacco numerosi quartieri cittadini.
– Un mese dopo, a febbraio, la polizia effettuava un blitz ancora una volta in via Arquà. Nei guai finiva un 29enne che aveva trasformato il proprio appartamento in una “Crack house” dedita allo spaccio e al consumo in loco del temibile stupefacente. Con lui anche 6 clienti cinesi (tra cui tre minori).
Giuseppe SalaI FATTI DI PIAZZALE LORETO – A settembre, l’ennesima rissa tra circa 20 appartenenti alle gang di latinos portava all’arresto di 8 persone, tutte peruviane tra i 24 e i 48 anni. Era il preludio agli ormai noti fatti di piazzale Loreto dello scorso 12 novembre, quando alle 19 circa, un 37enne dominicano, al termine di un inseguimento a piedi, è stato accoltellato a morte da due killer di una gang rivale davanti agli occhi increduli e terrorizzati dei passanti. Gli stessi che probabilmente hanno riposto le loro speranze nel nuovo sindaco di Milano, Giuseppe Sala. E lui la sua prima promessa l’ha fatta: riportare ordine in città a partire dalle periferie. “Promissio boni viri est obligatio”.

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