Paternità neonato voluto da coppia gay, chiesto rinvio a giudizio per 3 persone

Il piccolo è stato affidato a una comunità protetta e restituito alla madre biologica, una giovane donna albanese, fatta giungere in Italia per un matrimonio combinato

TribunaleUna vicenda complicata, che ha visto coinvolte molte persone: un avvocato a pochi chilometri da Milano e il suo compagno, una giovane donna albanese e il suo fidanzato, e un bambino, partorito dalla donna, e rispetto al quale è stato difficile capire chi fosse legalmente il padre.
Secondo quanto ricostruito, l’avvocato, da anni convivente con un compagno originario dell’Albania, si sarebbe messo d’accordo con una ragazza, anch’essa Albanese, per concludere un matrimonio in Italia.
La giovane, giunta come da accordi nel nostro Paese e in avanzato stato di gravidanza, pochi giorni dopo le nozze avrebbe dato alla luce il bimbo, rispetto al quale avrebbe quindi assunto la paternità l’avvocato.
Dopodiché, però, qualcosa non è andato per il verso giusto e, una chiamata confidenziale, ha fatto partire le indagini a carico della Digos della Questura di Pisa.
Aperta un’inchiesta, per la madre, l’avvocato e il compagno di quest’ultimo è stata formulata una richiesta di rinvio a giudizio per alterazione in concorso di stato civile di un neonato. Il piccolo, intanto, è stato collocato in una comunità protetta e riaffidato alla madre biologica.
Da quanto emerso, a seguito della “soffiata”, sarebbe stata anche la madre stessa del neonato a presentarsi in Questura con il vero fidanzato: agli agenti, la donna avrebbe spiegato tutta la faccenda sottolineandone però l’intoppo.  In cambio del bambino, erano stati loro promessi 70 mila euro, ma al momento ne aveva ricevuti solo cinquemila.

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