Candidatura Ema Milano, si valutano i requisiti

Rasi: “Ci sono sedi che noi riteniamo non avere ancora un ambiente sviluppato per un'attività”

“Non mi occupo di Milano, ma dell’Ema. Per me è importante che vada in un posto dove siano rappresentate le caratteristiche che abbiamo espresso chiaramente e che ci permetta di lavorare per il bene di 500 milioni di europei. Non tutte le sedi le hanno”. Sono le parole di Guido Rasi, direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco, che rispondendo a margine del convegno promosso da Farmindustria come evento collaterale al G7 Salute di Milano, torna sulla partita per l’assegnazione della nuova sede dell’ente regolatorio europeo. “I milanesi possono essere ottimisti, ciascuno ha il diritto di essere ottimista”, aggiunge.
“Milano ha presentato la sua candidatura come altre 19 città – osserva – Se questi criteri saranno tenuti in considerazione, sarà uno degli elementi da valutare. Non li valutiamo noi”, ma l’Ue. “Io sono ottimista che l’Ema vada in una delle sedi dove possiamo operare – ribadisce Rasi – Se Milano sia fra queste, non spetta a me dirlo. Ma non tutte le sedi hanno queste caratteristiche. Ci sono sedi che noi riteniamo non avere ancora un ambiente sviluppato per un’attività così complessa come quella dell’Ema, mentre altre riteniamo di sì”.
Si tratta di elementi “molto semplici: connettività con le 27 capitali europee, connettività internazionali, disponibilità di scuole internazionali, possibilità di avere una casa pronta per 800 famiglie in pochi mesi. Sono questo tipo di cose. E non tutti i 19 candidati ce le hanno. All’Ema interessa l’infrastruttura. Non a caso, e non sorprendentemente, dalla nostra survey interna emerge che i nostri dipendenti desiderano andare a vivere nelle città dove c’è una buona infrastruttura”. Se il Pirellone sia la sede adatta, conclude il numero uno dell’Agenzia, “è la mia squadra tecnica che dovrà giudicarlo”.
Ma che aria si respira nel palazzo londinese di Canary Wharf? “In Ema – dichiara Rasi all’AdnKronos Salute – c’è in questo momento un sentimento di grande, grande incertezza”. Da un lato “la fiducia di essere riconosciuti a livello internazionale come una delle autorità regolatorie leader”. Dall’altro, “nello stesso tempo, la paura di perdere tutto questo grande percorso fatto in 20 anni e la paura di non poter proseguire un progetto personale in un Paese in cui la propria famiglia potrebbe non trovare le condizioni sperate”.
Il direttore esecutivo dell’ente ricorda innanzitutto che “questo è uno spostamento imposto, non scelto, e quindi ogni analogia con” i meccanismi che regolerebbero l’ubicazione di “agenzie di nuova formazione non è appropriata”.
Rasi non può né vuole entrare nel merito della candidatura di Milano a nuova ‘casa’ dell’Agenzia nell’era post-Brexit. Ma ci tiene a evidenziare la portata dell’operazione: “Ovviamente dal 20 novembre, data in cui sapremo quello che verrà deciso in sede europea, saremo pronti a recarci in qualsiasi Stato indicato e pubblicheremo sul nostro sito in maniera molto trasparente i progressi fatti per vincere questa sfida quasi impossibile”.
Si tratta, infatti, di riacquistare “piena operatività in un altro luogo in 17 mesi, dal 20 novembre 2017 al 30 marzo 2019. Un periodo in cui, oltre alle attività proprie dell’Agenzia, ce ne saranno altre importanti di tipo amministrativo. Poter disporre di una sede già pronta”, come potrebbe essere a Milano il Pirellone, e “di una squadra credibile, sarà fondamentale anche per la reputazione del Paese ospitante”.
“Credo – prosegue Rasi – che l’Ema abbia detto molto chiaramente quali sono i criteri che anche in questa fase consentiranno l’operatività dell’Agenzia, essenziale per la salute dei cittadini d’Europa: accessibilità degli esperti; la possibilità di lavorare in un setting dove sia garantita l’attività dei meeting nell’ambito dei quali i nostri comitati prendono decisioni, quindi la disponibilità di una sede pronta; la ritenzione di staff”, cioè la capacità di evitare il più possibile ‘fughe’ di dipendenti. E “non sorprendentemente – rileva il numero uno dell’Ema – le due cose procedono di pari passo: dove c’è accessibilità è anche più facile che il personale sia disposto a spostarsi e ariprogrammare tutta la propria vita”.
Da un recente sondaggio condotto fra i lavoratori dell’ente, il capoluogo lombardo è risultato essere fra le prime cinque città in cui i dipendenti Ema accetterebbero di traslocare.
(FONTE: www.adnkronos.com)

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