Recensione Zack & Miri amore a..primo sesso!, ultimo film di Kevin Smith dal 3 giugno al cinema; fotografia di un'ironica ma impietosa visione sulla generazione dei trentenni d'oggi, in bilico tra commedia e grottesco senso dell'esistenza

Spiace constatare quanto qualche lustro di precarietà lavorativa e affettiva continui a non esercitare forme di cambiamento sulle forme-cinema più popolari e giovanili. Ovvero, all’interno di film che si vorrebbero di largo consumo e di facile accesso, a regnare rimane una semplificazione tale della forma e della narrazione da precludere qualsivoglia approfondimento o progressione.

 

Difficile, d’altro canto, affidare le proprie speranze a un autore quale Kevin Smith, che pure ha cominciato la carriera proprio partendo dalla precarietà economica e lavorativa, sentimentale e relazionale, facendone in “Clerks” il fulcro della propria poetica e, di rimando, uno dei film simbolo della, allora giovane, “Generazione x”. Tra interminabili collezioni di fumetti, il tempo che passa ritmando delusioni e umori, Smith si riaffaccia al cinema forte d’un momento storico in piena sintonia con la sua idea di cinema.

 

La storia è quella di una giovane coppia di amici/coinquilini, Zack e Miri, alle prese con le peripezie quotidiane di tanti loro coetanei; dunque eccoci con le bollette in perenne accumulo, l’instabilità dei rapporti personali e affettivi, l’insoddisfazione lavorativa e l’incapacità di cambiare lo stato delle cose. Sulla soglia dei trent’anni, e per un fortuito caso del destino sotto forma di ex-compagno di scuola gay, i due decidono di lanciarsi in una nuova attività per dare una svolta alla propria vita: porno amatoriale. Le conseguenze, ovviamente, saranno ben diverse da quanto preventivato.

 

La pellicola in sé risponde in tutto e per tutto all’idea che se ne può avere. A partire dallo svolgimento narrativo, in toto riconducibile ai binari della commedia leggera romantica, fino ad arrivare all’arrangiamento delle scene e della scelta degli attori. Volendo partire dalla condizione dei trentenni di oggi, Smith fa tesoro del phisique du role del rodato Seth Rogen (“40 anni vergine”, “Molto incinta”) per raccontare nelle sue mancanze, meschinità e inquietudini una generazione intera.

 

Poco scandalosa nelle immagini o nel racconto –  fermo restando, ovviamente, che il film non è adatto a famiglie o bambini – , ma pur sempre sboccata nei dialoghi e nei riferimenti, l’opera di Smith non vuol essere una riflessione sull’espansione della pornografia amatoriale e/o intima di tante coppie, quanto una scusa adatta ai tempi per un intrattenimento condotto tra risate, scurrilità e un pizzico di amore cinematografico. A questo scopo la carica di Rogen e della co-protagonista Elizabeth Banks (già al lavoro con Rogen in “40 anni vergine”) si rivela decisamente adatta, supportata da caratteristi, vecchie glorie e attori del porno quali Jason Mewes (l’indimenticato Jay, così spesso al lavoro con Kevin Smith), Traci Lords, Katie Morgan e altri ancora.

 

Peccato che non si faccia tesoro della carica eversiva della narrazione, né tantomeno di quella insita nel lavoro di Smith e Rogen, puntando a portare a casa un risultato divertente ma manchevole sul piano della personalità o dell’originalità della narrazione. Ottimi, a onor del vero, molti dei giochi di parole e volgarissime battute. Consigliato a chi ci si rispecchia.


Daniele Ferriero

 

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