Recensione The Tree Of Life di Terrence Malick, una poesia in immagine e suono dedicata alla creazione e al cosmo grande e piccolo che portiamo in dote con noi e fuori da noi

È altro, The Tree Of Life. Un mondo-cinema che si costituisce da sé in quanto tale, tramite la pura e semplice forza delle proprie immagini.

 

Diretta da Terrence Malick, regista di culto sulle orme disperse di un Salinger, la pellicola si costituisce da subito come cronaca della meraviglia, poesia in diretta della vita colta nel suo farsi.

La trama, incentrata sulle vicende di una famiglia americana e in particolare sui rapporti familiari che le occorrono, si disfa sin dalle sue premesse in una struttura tutt’altro che lineare. Gli eventi contenuti nelle sequenze diventano immediatamente lo svolgimento stesso dell’immagine filmica, in una reinvenzione totale del senso del fare cinema.

 

Piuttosto facile, per quanto probabilmente scorretto, rifarsi a esempi sublimi quali quelli di 2001: Odissea nello Spazio; in Kubrick, come nel cinema di Malick, il film s’evidenzia anche come il processo che lo produce, costringendo la natura squisitamente tecnica e percettiva a diventare atto fondante del cinema stesso. Sottolineandola, lo spettatore viene posto davanti all’immagine in sé, accompagnata da suoni, rumori, musiche, parole nel suo divenire immagine-fiume: poesia visuale, in sostanza.

 

Dunque, pur annoverando di fatto un coraggio e una radicalità dello sguardo totali, il film è decisamente ostico per spettatori poco interessati alla pratica. Al di là dell’ovvia natura “artistica” della pellicola, o della Palma d’Oro 2011 a Cannes, The Tree of Life si rivela oggetto ostico anche per sguardi abituati a narrazioni non convenzionali. Complice la durata di 138 minuti, la visione richiede impegno o, piuttosto, partecipazione sentita.

 

Non è infatti vano voler ricordare che il film in questione è principalmente imperniato su un approccio spirituale e metafisico, dove la risonanza empatica con la materia – o il sentimento tout-court – predomina e giustamente regna sul Tutto. Senza voler rovinare alcunché, piace mettere in evidenza la bellezza messa in atto e visione nel cinema di Malick, esemplificata nella cosmogonia più pura e letterale che sia mai stato dato ad oggi di vedere.

 

Guardare The Tree of Life è come assistere alla Creazione, declinata con la stessa voce di un Whitman, di Thoreau; come un quadro preraffaelita in movimento, a seguire il peso e la luce della vita negli uomini. Una preghiera, per molti versi, che riconcilia l’idea di cinema moderno – e il suo comparto industriale e tecnologico, magari – con il cinema sperimentale di autori quali Stan Brakhage. Con un gesto riesce ad abbracciare tanto D.W. Griffith quanto Gaspar Noé e James Cameron.

 

Peccato a tratti scorra sottotraccia il dubbio del barocchismo, per quanto squisito, o del gesto di maniera, seppur estatico. Il rischio che si corre quando ci si affaccia al limite tra materia e spirito, probabilmente. D’altro canto, come ripetuto in svariate sedi dal critico cinematografico Giona A. Nazzaro, capita raramente di trovarsi di fronte a un cinema che mette in discussione le nostre categorie estetiche e che dunque costringe a ri-vedere persino noi stessi. Come ogni cosa della vita, può essere terribile o sublime a seconda di come la si guarda.

 

Leggi anche:

Recensione Transformers 3, trionfo delle macchine in movimento, della leggerezza del pensiero e della coerenza nello sguardo.

Recensione Zack & Miri amore a.. primo sesso!, ultimo film di Kevin smith dal 3 giugno al cinema; fotografia di un’ironica ma impietosa visione sulla generazione dei trentenni d’oggi, in bilico tra commedia e grottesco senso dell’esistenza

Cortometraggi MIFF 2011, una sezione ricca di contenuti, punti di vista e visioni; analisi delle opere presentate

 

Daniele Ferriero

1 COMMENTO

  1. “The Tree of Life” verrà ricordato negli anni a venire come qualcosa di difficilmente avvicinabile, cinematograficamente parlando e non. Dirigere un film su Dio, sul Creato e su ogni singola individualità che abitano questo meraviglioso Universo non è semplice, eppure Malick lo ha fatto nel miglior modo possibile con il suo stile che si lega in maniera divina ad una narrazione di tale portata.

    Qui, il link della mia recensione completa: http://mgrexperience.blogspot.it/2016/05/the-tree-of-life-di-terrence-malick.html

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here