Recensione Pax Americana di Denis Delestrac, o del futuro della guerra spaziale

La prospettiva, che sulla carta appare fantascientifica, inquieta. Eppure anno dopo anno vediamo lo spazio sempre più occupato da satelliti di ogni forma e dimensione, e missioni che travalicano i limiti della scienza per inserirsi in quello dell’opportunismo nazionale o internazionale.

 

Il documentario di Denis Delestrac, “Pax Americana”, è incentrato proprio su questo; il timore atavico che a farla da padrone nella ricerca spaziale sia in ultimo l’interesse prettamente egoistico, declinato sul versante militare. La guerra fredda aggiornata al XXI secolo.

 

Alla ricerca della risposta di fronte al pericolo di una nuova tipologia di guerra globale, gli autori si sono interrogati sul senso e le caratteristiche di questa problematica. Intervistati variegati personaggi informati a diverso titolo sui fatti, il risultato pare essere quello di scatenare ulteriori domande, piuttosto che responsi definitivi.

 

Mettendo sul piatto Noam Chomsky, e ricordando il lungo percorso che è partito dal razzo V2, von Braun e qualche decennio di ricerca nel campo, non si può prescindere dagli spiragli offerti in questo documentario. Per l’occasione difatti, molti sono i protagonisti diretti (militari e non) che vengono intervistati, a loro volta messi nel contesto di documenti fino ad ora pressoché inediti. Il quadro è effettivamente inquietante, non c’è che dire.

 

Le domande sul futuro e sull’arrangiamento degli equilibri internazionali restano e sono vissute in diretta. Quello che manca è il porre la situazione nell’ambito della giurisprudenza e dei processi storici internazionali, con il rischio di  cedere in parte alla deriva apocalittica, per quanto comprensibile, lo ricordiamo, a scapito di uno sguardo più neutrale e forse più lucido.

 

Nonostante la questione rimanga il riflesso di una concezione imperialista del mondo e di quanto lo circonda, non v’è modo migliore di combattere quest’arroganza che con l’informazione. Un merito, dunque, che si può ascrivere a pieno titolo a “Pax Americana”.


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Daniele Ferriero

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