Sfilata abiti Kika Pavesi, passerella fuori dai circoli mondani e da ogni tentazione di normalità

La cornice diventa quadro, in questi casi. La location scelta per l’evento il nucleo del progetto stesso.

 

L’occasione è la sfilata degli abiti firmati Kika Pavesi, a danzare dentro a un cortile di quella che è e rimane la vecchia Milano, per forme e modi. In zona Porta Venezia, l’evento diventa quasi una performance, dove alla sfilata si sostituisce l’incontro collettivo, lo sguardo lanciato sulle intimità altrui.

 

Più di un’impressione, lo svolgersi vede rimbalzare tra loro le visioni e i sorrisi di astanti e protagonisti. Gli stessi modelli sembrano uniti da un legame quasi famigliare, a rilanciare l’idea concreta che le indossatrici e l’indossatore vadano poi a rappresentare qualcosa in più del corpo che veste, o è vestito, dall’abito.

 

L’atmosfera è quella un po’ magica e naif di un tempo che appartiene alla storia, ispirato dagli anni Cinquanta per ricostruire una modernità trasversale, positivamente bizzarra, seducente. L’elenco degli abiti è un rincorrersi di aggettivi buttati nel mare delle impressioni; ogni occasione, modo, atteggiamento è dipinto da quei materiali. La stoffa si fa materiale di base per la costruzione di un sogno diverso e più concreto.

 

Il cortile, e le persone assiepate al suo interno, formano una serie di circoli concentrici, completati dal percorso dei modelli e attraversati dagli sguardi e dagli applausi dei partecipanti. L’evento, curioso nella scelta, spinge a riconsiderare la funzione della moda e del gusto tessile. Immancabile, l’occhio scorre senza sosta, spingendosi fino ai volti incorniciati dalle finestre in alto, sopra al cortile, che a loro volta rimandano indietro l’impressione di una Milano persa, eppure ancora una volta ritrovata.

 

Se non proprio “sculture viventi” quantomeno apprezzabile coraggio di un’insolita passerella fuori dai soliti circoli mondani e da ogni tentazione di normalità.

 

Daniele Ferriero

 

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