Games Week Milano 2011, riflessioni, pregi e difetti della manifestazione dedicata al mondo del videogioco

Si è tentati, riportando alla memoria i colori e i suoni martellanti, di relegare il tutto sotto la voce dell’esperienza, rinunciando a immaginare sviluppi e connessioni.

 

Il mondo è quello scintillante di virtualità e idee, i suoi abitanti sono una legione di videogiochi concepiti da menti  di ogni genere, età e formazione. L’evento: una tre giorni presso la vecchia sede della Fiera milanese, dedicata al videogame in ogni sua sfaccettatura.

 

Dato atto del coraggio della proposta, bisogna dire che il tutto è stato organizzato da AESVI (Associazione Editori Software Videoludico Italiana) insieme a MediaWorld, il patrocinio di Expo e la collaborazione di Wired. Si parte da qui per segnalare quanto, a fronte di un’attenzione e un mercato decisamente imponenti, rimane ancora difficile riuscire a smuoversi dalle pastoie della convenzione videoludica.

 

Difatti, benché la manifestazione rimanga decisamente ben riuscita sul fronte dell’organizzazione, della logistica e dei prodotti presentati, a mancare pare essere il guizzo vitalistico e creativo che fa la differenza. Nulla di particolare da criticare, a ogni modo, se non il carattere generale dell’evento, strizzato tra la festa a ogni costo e le necessità di marketing dei singoli produttori e publisher.

 

Spiace che a fronte di una macchina organizzativa funzionale alla buona riuscita – sebbene relegata a un unico padiglione fieristico – non vi sia spazio per iniziative eretiche o ragionamenti in diretta sullo stato del comparto industriale nel mondo, piuttosto che sulle iniziative in grado di rilanciare il mercato italiano o indipendente.

 

Manca purtroppo il salto necessario a ragionare di game theory, estetica, programmazione, critica del gioco e quant’altro in maniera più adulta, proficua e consapevole. Nonostante qualche tentativo in tal senso, in maggioranza è un profluvio di tornei, danze isteriche, quiz e via immaginando.

 

Nulla da eccepire, soprattutto considerando il piacere dimostrato da fruitori e astanti, se non fosse che a tratti pare di essere sommersi dai suoni, le grafiche, i colori, senza poter porre alcuna resistenza. D’altro canto, per partner quali MediaWorld e gli appassionati del settore, resta un’occasione d’oro per venirsi incontro sulla soglia di sconti e promozioni difficili da dimenticare.

 

Con la speranza l’appuntamento Games Week cresca come la migliore delle fiere possibili, rimane impressa sulle retine la presenza ormai convenzionale dei cosplayer, quanto l’impressione di un evento ancora in balia del mercato piuttosto che delle idee stesse propugnate da videogiochi, rivoluzioni digitali e dintorni. Un riflesso in fondo condizionato dai tanti che seguono da vicino l’universo videoludico e i suoi confini.

 

Daniele Ferriero

 

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