Area C Milano, incontro di Zona 4 con assessore Majorino, critiche e suggerimenti per il provvedimento che non convince in quanto a struttura e fattibilità

Volenti o nolenti, bisogna dar atto alla giunta che adesso guida le sorti meneghine, della volontà (nonostante il provvedimento sia comunque già stato stabilito ed istituito) di dialogare con i cittadini.

 

Di fronte a un provvedimento tutt’altro che scontato e facile da digerire, come è quello relativo all’istituzione dell’Area C al via dal 16 gennaio 2012, il rischio di far detonare inquietudini sottotraccia è reale. Nell’ottica, dunque, di un diverso contatto con il territorio e con chi lo abita e vive, sono stati istituiti una serie di incontri per spiegare le criticità del progetto, nonché ascoltare i pareri e i consigli di quanti fossero interessati (per quanto accaduto in Zona 1 CLICCA QUI, in Zona 2 CLICCA QUI, in Zona 5 CLICCA QUI, in zona 7 CLICCA QUI).

 

Nello specifico, oggi sabato 14 gennaio, ha avuto luogo presso la struttura comunale di Piazzale Ferrara l’appuntamento dedicato alla Zona 4. Presenti all’incontro il Presidente di Zona Loredana Bigatti e il vice-presidente Pier Angelo Tosi, l’Assessore alle Politiche sociale e Cultura della Salute Pierfrancesco Majorino e il Dott. Luca Tosi dell’Agenzia Mobilità Ambiente e Territorio.

 

Proprio quest’ultimo, abile, chiaro e puntuale, rivela l’anima del progetto, mostrando di essere non solo e non tanto disponibile al dialogo e al confronto (questioni e impressioni di fatto soggettive), quanto di portare in dote una visione e una progettualità, fuori da logiche di giunta e/o politiche, su cui lavora da oltre un lustro.

 

Nelle sue parole, tra i dati elencati, le riflessioni, gli scorci metodologici e quant’altro, a risaltare è soprattutto la finalità: una mobilità sostenibile che punti a ridefinire la città di Milano in quanto capitale europea. Altresì detto, utilizzare il provvedimento relativo alla Congestion Charge per operare direttamente sulle abitudini dei milanesi e sulla cultura che li anima, fino a ridefinire la città di Milano nel senso delle piste ciclabili, dei mezzi pubblici e i servizi di “sharing” (affitto temporaneo di biciclette e autoveicoli con speciali prerogative).

 

In definitiva, rendere Milano più vivibile. Non soltanto in funzione dell’inquinamento – argomento sul quale non a caso a più riprese gli oratori hanno tenuto a precisare che non si aspettano drastici miglioramenti o rivoluzioni copernicane – ma piuttosto sul versante degli spazi, dei pedoni e di tempistiche di movimento dei mezzi pubblici più umane e puntuali.

 

Quanto traspare, difatti, al di là di dati, percentuali e polemiche è la consapevolezza di domandare un vero e proprio sacrificio: un gesto, secondo la giunta, necessario per cambiare la città, per una politica più ampia e sul lungo termine, che preveda anche la delocalizzazione rispetto al centro città di servizi e simili, in favore di uno sviluppo più armonico del tessuto cittadino. Partendo proprio dagli introiti relativi all’Area C – sulla carta pubblici e pubblicati per lo sguardo del cittadino – , l’idea è di creare un fondo da cui ripartire per un’idea nuova di città.

 

E benché non tutti i presenti siano d’accordo con la proposta, le modalità o le criticità eventuali, è altresì vero che la maggior parte dei presenti non solo si dichiara favorevole idealmente, quanto soprattutto esprime il desiderio di una città a misura di essere umano, e non di autovettura.

 

Molti, troppi, sono forse ancora i passi da affrontare. Tanto più in un momento così delicato, e di fronte a problematiche che paiono frutto di una sedimentazione delle idee e delle pratiche non ancora del tutto avvenuta. Il futuro si prospetta battagliero ma anche attivo e partecipativo, proprio a partire dalla comunità e dai cittadini.

 

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Daniele Ferriero

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