Analisi “Chavez – L’ultimo comandante” di Oliver Stone: il grande regista è impeccabile anche come documentarista

E’ uscito da pochi giorni in 150 sale italiane il film – documentario “Chavez – L’ultimo comandante”, girato nel 2009 dal regista americano Oliver Stone. L’opera si propone di illustrare le potenzialità politico ed economiche del Sud America, dando spazio maggiormente alla figura dell’ex presidente venezuelano Hugo Chavez, deceduto poco più di due mesi fa.

 

Procedendo ad analizzare il documentario, imprescindibile partire dal titolo dell’opera, che porta il nome di Hugo Chavez. Il titolo, infatti, può trarre in inganno: Chavez è solo il punto di partenza, il deus ex machina attraverso il quale il discorso si sviluppa, per poi concentrarsi su altri paesi del continente sudamericano. Questo a eccezion fatta per CubaBolivia, Argentina, Ecuador, Paraguay e Brasile, il tutto attraverso le figure dei rispettivi leader politici.

 

Oliver Stone sottolinea la ragione per cui Chavez si fa protagonista della “Neo Rivoluzione Bolivariana” (così chiamata in onore di Simon Bolìvar): l’imperialismo neoliberista americano nei confronti dei vicini del Sud America e l’ingombrante ombra del Fondo Monetario Internazionale, accusato di aver prestato denaro a tassi insostenibili (ad esempio all’Argentina, causandone il default finanziario e tutto ciò che ne è derivato).

 

Da parte sua Hugo Chavez, nel corso della narrazione della sua biografia, confida a Stone, in viaggio sull’aereo presidenziale, che il piano dell’America di George W. Bush d’invadere l’Iraq, all’epoca, era un’alternativa al vero piano primario. Questo consisteva nell’appoggiare il golpe in Venezuela del 2002, finalizzato a rovesciare Chavez stesso e prendere possesso indirettamente, grazie al golpista presidente filoamericano Pedro Carmona Estanga , del petrolio di cui il paese è estremamente ricco.

 

Chavez sottolinea quindi che se è sopravvissuto al golpe del 2002, ciò è stato possibile grazie alla volontà non solo del popolo che l’aveva eletto, ma anche delle forze armate rimastegli fedeli in maggior parte.

 

La Neo Rivoluzione Bolivariana, a detta dello stesso scomparso presidente, è “Una rivoluzione pacifica ma armata”

 

Pure Evo Morales, presidente della Bolivia, sgradito agli Stati Uniti per via del suo passato da sindacalista dei coltivatori di coca, sostiene che gli stessi Stati Uniti siano interessati solo a sfruttare il suo Paese “ricco di gas”. Nel contempo, ritiene Chavez un punto imprescindibile per il riscatto del continente sudamericano, grazie alle sue politiche di sviluppo e protezione dell’economia nazionale.

 

Il documentario riporta le interviste rilasciate anche da altri capi di stato:

– Raùl Castro (Cuba) subentrato al fratello Fidel

– Christina Fernàndez de Kirchner (Argentina) succeduta al marito Nèstor Carlos Kirchner

– Lula (Brasile) ora non più presidente

– Fernando Lugo (Paraguay) destituito nel 2012

– Rafael Correa (Ecuador) ora non più presidente

 

Al momento del girato, tutti i presidenti citati si  son dimostrati, chi con toni polemici e chi meno, nei confronti degli Stati Uniti (soprattutto) e del Fondo Monetario Internazionale (in minor misura), concordi sulla via intrapresa da Chavez, volta ad insegnare a considerare il proprio Paese non quale terra “dalla quale attingere a fondo perduto”, bensì come interlocutore serio per il bene dell’America Latina.

 

Alla luce di tutto ciò la speranza di pacificazione fra Nord e Sud America è riposta, dai presidenti coinvolti nel documentario, nella nuova amministrazione di Barack Obama, mostratosi in questo senso più incline al dialogo rispetto ai suoi predecessori.

 

Lula e i più moderati antiamericani sperano quindi che con Obama vengano meno i problemi avuti con George W Bush, e lo stesso Stone mostra un  Obama sorridente in Sudamerica. Viceversa, il Presidente Usa si mostra propositivo verso i rapporti con l’America Latina.

 

In conclusione, siamo in presenza di una pellicola facile da seguire, grazie anche all’alternarsi di flashback e ritorni al presente, rispetto all’evolversi dei paesi cardine dell’America Latina. La mano  di Stone, del resto, è impeccabile anche da documentarista: da vedere. 

 

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