Miff Milano 2013, al via la rassegna con “No. I giorni dell’arcobaleno”. Dal red carpet a Pinochet

Se festa è che festa sia! Questo è il motto ufficiale della tredicesima edizione del MIFF, inaugurata mercoledì 8 maggio presso l’Auditorium Palazzo Lombardia, sede della Regione, rappresentata nel corso di questa edizione dall’assessore alla Cultura, Cristina Cappellini.

 

RED CARPET – L’inizio della rassegna è tradizionale: red carpet con relativa passerella di registi, attori e volti noti televisivi, aperitivo e successiva visione in anteprima di “NO – I GIORNI DELL’ARCOBALENO”, film del regista Pablo Larrain, candidato all’Oscar 2013 come “Miglior Film Straniero”.

 

IL FILM – Protagonista  della pellicola è il pubblicitario Renè Saavedra (interpretato da Gael Garcìa Bernal). L’uomo si ritrova, inizialmente suo malgrado e poi sempre più convinto, coinvolto nella campagna pubblicitaria su un referendum cruciale per la storia del Cile: votare SI’ per il proseguio della presidenza del dittatore generale Augusto Pinochet, oppure votare NO e voltare pagina verso la democrazia.

– Saavedra appoggerà la campagna per il NO (con sfondo un arcobaleno rappresentante i colori dei partiti d’opposizione), fra il timore per possibili ritorsioni della giunta militare e il malcontento del suo datore di lavoro, a favore del SI’ e fautore della campagna pubblicitaria per la permanenza di Pinochet.

– Saavedra, grazie anche alle pressioni internazionali che vedono favorevolmente questo referendum, affronterà con coraggio la campagna pubblicitaria. Questo non senza contrasti anche con i propri colleghi di lavoro su come sfruttare, nel modo migliore possibile, i 15 minuti di spot per il SI’ mandato in onda, su volontà del regime stesso, in tarda serata, al fine di farlo passare in secondo piano agli occhi dei cileni.

– Il tubo catodico, dunque, svolge un ruolo essenziale nel voler far comprendere al meglio ai cileni ciò che è in pallio. Ogni montaggio, ogni particolare e persino i caratteri del NO devono essere studiati al fine di “bucare” lo schermo, per scuotere le coscienze e infondere coraggio negli animi dei cileni, spaccati al loro interno causa anche un nutrito fronte di sostenitori di Pinochet.

– Il giorno del voto arriva e l’aria sembra, fra incertezze e paure per i sostenitori del NO, cambiare davvero. Col passare dello spoglio delle schede, persino negli stessi generali, intervistati nel frattempo, si fa strada il presentimento di un esito diverso da quello loro gradito. E infatti si recano personalmente presso Pinochet per prendere atto dell’imminente sconfitta, come lo stesso datore di lavoro di Saavedra ha fatto, poco prima, in una telefonata con un ministro del governo militare.

– Con un discreto scarto di voti vince il tanto agognato NO: i caroselli si consumano perché il Cile ha dimostrato non solo di voler voltare pagina ma, al tempo stesso, di non voler minimamente legittimare una dittatura voluta più da interessi estranei al popolo cileno.

 

IL DIBATTITO – Al termine della proiezione è seguito un dibattito con la presenza, sul palco, anche di Eugenio Garcia, il grafico pubblicitario che si è realmente occupato della campagna pro “NO”. Garcia ha spiegato quanto il lavoro stesso del pubblicitario possa ricoprire, non solo nel mondo prettamente della pubblicità tout court,  un ruolo indiscutibilmente, quanto innegabilmente , suggestivo e decisivo.

 

VALE LA PENA DI VEDERLO? – Siamo di fronte a un film (da vedere) di protesta molto particolare nel suo genere: il NO dà negazione per antonomasia, assume un significato di trionfo impregnato di speranza e di libertà grazie all’operato di Saavedra, autore di un’impresa pertanto più unica che rara: rendere concretamente l’idea tramite l’esito del referendum. Si può dire, quindi, che ha saputo trasformare un NO in un SI’, liberatorio e positivo.

– Il SI’ reale del voto (meglio definirlo camuffato da NO al cambiamento) è solo un tentativo disperato di autolegittimazione da parte di una giunta militare allo stremo e sotto la lente dell’opinione pubblica internazionale.

– L’attore protagonista, Gael Garcia Bernal, è autore di una discreta interpretazione accompagnata però, al tempo stesso, da una mimica facciale marmorea che, in fatto d’imperturbabilità, eguaglia, a tratti, quella di un’icona del cinema muto quale Buster Keaton, nel suo stesso essere, in qualunque frangente, imperturbabile.

 

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Ugo Grassi