Recensione e trama “La notte del giudizio”: un concentrato di violenza, ma non solo

locandinaIl film di James De Monaco “La notte del giudizio” non è un semplice film di violenza proiettato nel futuro più immediato. Cerchiamo di capire, insieme, perché.

 

LA TRAMA – Negli Stati Uniti d’America, anno 2022, i nuovi Padri Fondatori hanno posto le basi per un elevato benessere economico – sociale: la disoccupazione tocca appena l’ 1%. Per mantenere basso l’indice di criminalità, tuttavia, i nuovi Costituenti stabiliscono, sulla base della teoria che la violenza sia un fatto innato nello spirito dell’uomo, di permettere ai cittadini, tra il 6 e il 7 marzo di ogni anno, di dare libero sfogo alla violenza accumulata e repressa nel corso dell’anno, depenalizzando qualunque tipo di reato per dodici ore .

– James Sandin (Ethan Hawke) imprenditore del campo della sicurezza domestica, si prepara con la propria famiglia ad affrontare il temibile coprifuoco accettato dalla comunità, quasi come una qualsiasi festività. La famiglia di Sandin, al riguardo, non è proprio allineata al pensiero nazionale, specialmente i figli Zoey e Charlie. Infatti, iniziata la macabra tradizione dello “Sfogo”, è proprio il piccolo Charlie, colpito dalle grida d’aiuto di un clochard cui una banda di giovani facoltosi danno la caccia (quasi un riferimento ad “Arancia Meccanica”di Kubrick, quando il protagonista Alex e i suoi Drughi si sfogano, appunto su un senzatetto), a dar rifugio al fuggitivo.

– Come se non bastasse, all’interno della casa si trova anche il fidanzato di Zoey, desideroso di una resa dei conti col padre della stessa. Ne scaturirà una violenta sparatoria che non risparmierà uno dei due uomini.

– A tale dramma si aggiungerà la minaccia degli inseguitori del clochard, inferociti e pronti a tutto pur di farsi consegnare “la preda” dalla famiglia Sandin, minacciando di fare irruzione nell’abitazione e ucciderli. Il bagno di sangue successivo sarà inevitabile. 

 

GIUDIZIO – Ethan Hawke è perfetto sia nelle vesti del premuroso padre di famiglia, sia in quelle del guerriero determinato a difenderla ad ogni costo. “Il giorno dello sfogo” non potrà non destare un minimo di dibattito nella popolazione americana: dodici ore di follia annuali autorizzate sono e potrebbero essere più brutali, per danni causati, delle azioni criminali quotidiane.

– L’azione continua e i continui colpi di scena fanno di questo film un gioiellino nel suo genere: da non perdere e, soprattutto, non pensare si tratti di una pellicola di sola violenza, senza una più che giusta e ovvia riflessione alla sua base. La violenza, infatti, non potrà mai costituire un rimedio, o un argine, a se stessa.

 

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Ugo Grassi

 

 

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