Spesa pranzo e cenone di Natale. Coldiretti: 2,3 miliardi di euro sulle tavole degli italiani. Dati, curiosità

Speso il 6% in più rispetto allo scorso anno. Ma calano gli sprechi: del mezzo miliardo di avanzi, buona parte verrà recuperata

nataleLa fine dell’anno si avvicina e, come ormai consuetudine, è tempo di numeri e confronti. Il Natale appena passato offre l’occasione per fare un po’ di conti nelle tasche degli italiani, alle prese, negli scorsi giorni, con i tradizionali pranzi e cenoni della Vigilia e della grande festa della Natività. Un immancabile appuntamento con parenti e amici ma anche con l’amato-odiato carrello della spesa.
NATALE IN CASA CON I PIATTI DEL MADE IN ITALY – Allora si scopre, leggendo il comunicato diffuso dalla Coldiretti, che in quasi nove casi su dieci Natale ha fatto rima con casa, e che per imbandire le nostre tavole sono stati spesi 2,3 miliardi di euro, circa il 6% in più rispetto allo scorso anno. Merito, probabilmente, del cosiddetto effetto tredicesima, in aumento dello 0,7% su dicembre 2015. Il restante 10% degli italiani ha preferito recarsi al ristorante (8%) o in agriturismo (2%), spendendo mediamente – dati Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, alla mano – 51 euro a persona.
– Sempre dalla Coldiretti si apprende che a trionfare, da Nord a Sud della Penisola, sono stati i piatti del Made in Italy. Al bando, quindi, cibi esotici e stramberie varie tanto di moda negli ultimi anni, e strada libera agli intramontabili bolliti, polli arrosto, capponi, cappelletti in brodo, rustici di vario genere e gli immancabili dolci fatti in casa. Un tour de force culinario che in media ha costretto provetti cuochi o aspiranti tali a trascorrere 3,3 ore davanti ai fornelli.
SPUMANTE E PANETTONE – Per l’immancabile brindisi natalizio lo spumante si è confermato bevanda prediletta per quasi nove italiani su dieci. Una sorta di plebiscito eguagliato dalla preferenza accordata al consumo di frutta nostrana di stagione, che ha sbaragliato nell’89% dei casi quello di ananas, papaya, mango, avocado e via dicendo.
– Nell’ormai classica sfida con il pandoro, vittoria di misura per l’intramontabile panettone. Il tipico dolce della gastronomia milanese si è confermato ancora una volta il più amato delle feste, forte di 2,5 milioni di pezzi (+5%) venduti in più rispetto allo scorso anno, per un giro di affari che sfiora i 60 milioni di euro (dati Sigep – Salone Internazionale Gelateria, Pasticceria e Panificazione artigianali). Questo anche grazie agli stranieri sempre più innamorati del “panaton”.
BANDO ALLO SPRECO – E se questi numeri staranno facendo arricciare il naso ai paladini dell’antispreco, c’è una buona notizia: il quasi mezzo miliardo di avanzi rimasti sulle tavole, in molti casi sono stati (o verranno) riutilizzati. Questo è anche merito della “nuova e crescente sensibilità verso la riduzione degli sprechi per motivi economici, etici e ambientali”, fa sapere la Coldiretti, che per il 2016 ha stimato che il 33 per cento degli italiani ha diminuito gli sprechi alimentari, mentre un buon 25 per cento “li ha addirittura annullati”. Ancora troppi, tuttavia, i connazionali che confessano di non aver perso questa cattiva abitudine (il 31%), per non parlare di quel 7% che dichiara addirittura di aver aumentato gli sprechi alimentari.
– Per i più virtuosi, nel 60% dei casi gli avanzi vengono riutilizzati nel pasto successivo. E le idee non mancano di certo. “Polpette o polpettoni a base di carne o tartare di pesce sono na ottima soluzione per recuperare il cibo del giorno prima, ma anche le frittate possono dare – scrive la Coldiretti nel suo comunicato – un gusto nuovo ai piatti di verdura o di pasta, senza dimenticare la ratatouille”.
– Dalla serie non si butta via niente, anche la frutta secca avanzata “può essere facilmente caramellata”, trasformandola in un gustoso torrone, per esempio. Mentre quella fresca torna sicuramente utile per “pasticciate, marmellate o macedonie”. Perché “recuperare il cibo è una scelta che fa bene all’economia e all’ambiente anche con una minore produzione di rifiuti”, conclude Coldiretti. Un doveroso obbligo morale – aggiungiamo noi – nei confronti di chi ancora, alle soglie del 2017, è costretto a vivere di poco o nulla.
(foto:dominican-republic-live.com)

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S.P.

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