La katana: storia e tecniche di produzione

Storia, mito e curiosità su un’arma che, simbolo della cultura nipponica, ha conquistano anche l’Occidente

Il fascino della katana
L’agiografia della katana trova origine nel fascino che da sempre esercita in Europa, e nell’Occidente in genere, la cultura nipponica: i samurai, combattenti solitari e quasi invincibili; la diffusione delle arti marziali giapponesi; e da ultimo, i film e i manga.

Si tratta di altrettanti elementi che hanno contribuito a diffondere la conoscenza di un’arma micidiale, il cui utilizzo in battaglia ha conseguenze letali per l’avversario.

Con il termine katana (che nella lingua giapponese significa semplicemente “spada”), in Occidente si intende un’arma curva dotata di taglio singolo e una lunghezza di 60 – 70 cm.

La katana nella storia
Storicamente parlando, si tratta di un’arma che ha accompagnato l’Impero del Sol Levante per oltre 15 secoli.

Tra il 645 e il 980, le spade Joko-To sono le progenitrici di quelle arrivate fino ai giorni più recenti, ma se ne differenziano per una lama perfettamente dritta, come quelle cinesi da cui derivavano.

Nei sei secoli successivi (fino all’anno 1600), si diffondono le migliori katane in assoluto. Inizialmente, i modelli chiamati Tachi (fino al 1350) sono caratterizzati da una curvatura accentuata e da una lama che arrivava anche a 80 cm di lunghezza. Successivamente i forgiatori si dedicano alla creazione delle spade Uchigatana, nettamente più corte (60 – 75 cm) e meno sottili. È in questo periodo che si diffonde la tradizione di portare la katana nel fodero con la lama rivolta verso l’alto, per non rovinarne il filo.

Tra il 1600 e il 1867, il Giappone attraversa un periodo di pace: le spade Shinto sono più corte, più leggere, più appariscenti, ma nettamente meno efficaci.

Fino a prima della Grande Guerra, i costruttori di spade (le quali ora prendono il nome di ShinShnito) tentano di riscoprire i segreti della realizzazione delle katane del periodo d’oro, mentre a partire dal 1912 la produzione si distingue in Gendaito (pochi esemplari realizzati per collezionisti e musei); Gunto (durante la Seconda Guerra Mondiale, di pessima qualità, affidate agli ufficiali con funzione esclusivamente celebrativa); Shinsakuto (grandi, appariscenti e estremamente costose).

La katana nel mito

Artefatti con una forte carica simbolica, come la katana, hanno dietro di sé, oltre ad una storia, anche una mitologia.

Secondo la tradizione, la katana avrebbe un’origine divina: la dea Amaterasu, che personificava il Sole, avrebbe concesso in dono ai suoi seguaci una collana, uno specchio e una spada. La spada è vista quindi come un elemento spirituale o divino, che proteggerebbe il samurai nel combattimento e la sua anima dopo la morte. Per questo motivo, si è diffusa la credenza, che la katana possedesse l’anima di chi l’aveva utilizzata in battaglia.

Un leggenda più recente (XII secolo) riduce l’aspetto divino, ponendo invece l’attenzione su Amakuni, un fabbro le cui katane avrebbero reso invincibili chi le utilizzava.

La produzione della lama

Ma se si tralasciano gli elementi mitologici, l’efficacia della lama della katana e la sua diffusione attraverso i secoli sono da attribuirsi ai materiali con cui viene prodotta, alle tecniche di realizzazione e all’esperienza di un’equipe di artigiani. Al punto che oggi, esistono poche unità di laboratori in Giappone dove vengano realizzate ancora le spade dei samurai.

La bellezza della katana si accompagna ad un processo di produzione che risponde a criteri scientifici.

Secondo la tradizione, la lama è realizzata da un mix di acciai (alternativamente morbidi e duri), mescolati al carbonio (elemento che nella composizione può raggiungere anche l’1% del totale), allo scopo di renderla flessibile, ma anche al rame, al silicio, al tungsteno.

Ma non si tratta solo di mettere assieme degli elementi: la katana deve essere prodotta in specifiche fornaci, che prendono il nome di Tatara.

Il tamahagane (che prende il nome dalla sabbia nera da cui viene ricavato l’acciaio) viene quindi modellato a temperature elevatissime con martelli specifici: ripiegandolo su se stesso ben 20 volte, il fabbro riesce a creare circa 65.000 strati, che consentono di eliminare le impurità e le bolle d’aria e distribuire uniformemente i materiali.

Alla lama ancora calda viene data la forma definitiva, con la caratteristica curvatura; si passa poi al raffreddamento rapido, con acqua e argilla: è proprio l’utilizzo di quest’ultima che consente di dosare la flessibilità e la durezza del risultato finale.

Tra le ultime fasi della produzione della katana vi sono la pulitura e la lucidatura, che possono durare anche diversi giorni.

Una volta pronta, la lama viene fissata sull’impugnatura e completata con la tsuba, ovvero la guardia.

Una procedura siffatta consente alla katana di essere estremamente efficace, al punto di riuscire a spezzare un proiettile: sparato dalla pistola e quindi sottoposto ad un elevato calore, il proiettile acquisisce una relativa “morbidezza” e quindi, scontrandosi con l’acciaio temprato e flessibile della lama, viene tagliato in due.

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