Cosa c’entra Percy Jackson con gli Dei dell’Olimpo?

La domanda è molto semplice: Perché certi registi non si limitano a pescare nel ramo del fantasy, ma si vanno ad impegolare con i minuziosissimi dettagli della mitologia greca?

 

 

La riflessione sorge spontanea dopo aver visto la (deludente) pellicola Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini”, firmata da Chris Columbus

 

Priva del fascino che Columbus era riuscito a conferire ai primi due episodi di Harry Potter (lui infatti il regista di Harry Potter e la pietra filosofale, ed Harry Potter e la camera dei segreti), il film in esame risulta una svilente perdita di tempo (nonché di danaro), fasullo in tutto le sue parti nonostante i contributi doc di star very cool, come Pierce Brosnam, Uma Thurman e Rosario Dawson.

 

Tanto per cominciare, imbarazzanti le somiglianze con le avventure del maghetto inglese. Dall’emarginazione del protagonista, alla mamma Confetto che sacrifica la vita per il figlio, passando per i 2 perfidi zii che, in versione percyjacksiana,  si fondono nel patrigno ubriacone “il cui puzzo serve a nascondere il divino lezzo di Percy alle malvagie nari degli dei invidiosi”.

Inoltre, se Harry frequenta la scuola magica di Hogwarts e si sposta utilizzando “passaporte”, Percy diventa il leader del “Campo Mezzosangue”, e attraversa spazio-tempo grazie alle “Perle di Persefone”.

Come se ancora non bastasse, perfettamente ricreato anche l’avventuriero terzetto Potter-Hermione-Ron, qui in versione mitologicamente scorretta con Percy figlio di Poseidone, Annabeth figlia di Atena e Grover improbabile allievo satiro.

 

Ma addirittura superiore al mare di prevedibilità e alla completa mancanza di pazos della pellicola, ciò che davvero lascia spiazzati è la mortificazione dell’aspetto mitologico.

 

Ora, è vero che siamo già stati abituati a celeberrime scelte anacronistiche; chi non ricorda, ad esempio, Il Gladiatore Russel Crowe che uccideva l’imperatore Commodo?

 

Tuttavia, benvengano anche le interpretazioni “più originali”, purché supportate da motivazioni strutturali necessarie alla fictio cinematografica. Ma qui?

 

L’impressione, è solo un binomio di caos (primordiale) e molteplici disattenzioni.

 

Ad esempio, qualcuno potrebbe spiegare come mai viene più volte ribadito che gli unici fratelli di Zeus sono Ade e Poseidone? Sembrerebbe proprio una svista, poiché è niente meno che nella Teogonia di Esiodo (normalmente studiata da centinaia di migliaia di liceali italiani), che viene elencata tutta la prole discendente da Crono e Rea, ricomprendente anche Estìa, Demetra ed Era.

 

Da qui uno scipito minestrone dove carote e piselli sono sostituiti da Minotauri vaganti e Gorgoni arrabbiate, tutti puntualmente eliminati dal giovane Percy che, così facendo, rende tra l’altro disoccupati personaggi come Teseo e Giasone, e tanti saluti ai miti del Filo di Arianna, degli Argonauti e del Vello d’Oro. Viene riesumato addirittura Ulisse, inconsapevolmente citato quando i 3 protagonisti cadono preda dell’oblio dei Fiori di Loto, ma, si sottolinea, quello era Omero, ed è tutta un’altra storia!

 

Intorno ai personaggi mostruosi, tanti gli attori in carne e ossa, tutti splendidi & belli come ad esempio il giovane ami-nemico Luc che, con capello all’ultimo grido e viso da Vogue, più che dal dio Ermes sembra uscito da una vetrina della boutique Hermès.

 

Idem dicasi per Rosario Dowson – Persefone: bellissima come sempre ma molto più simile ad una vivace signorina del Mulin Rouge, che alla fanciulla rapita dal dio Ade. E proprio qui l’ennesimo quesito: come mai, se Percy & Co. scendono nel regno dell’oltretomba a giugno, trovano lì ad aspettarli Persefone? In merito, il mito originario non lascia dubbi, tramandando che la giovane era costretta a rimanere nel regno di Ade per i 6 mesi corrispondenti ad autunno e inverno, potendo finalmente tornare in superficie proprio nei 6 mesi corrispondenti invece a primavera ed estate (e da qui il rifiorire della natura). Anche questa una “meditata” scelta stilistica?

 

Con molta umiltà, ci azzardiamo ad ipotizzare che forse sarebbe stato meglio prestare maggiore attenzione alla mitologia e quindi alla credibilità del film, piuttosto che al look di “piccole star crescono” e ai sovrabbondanti gingilli tecnologici sparsi qua e là tra le inquadrature, tutti ben dotati di marchi aziendali e loghi in primo piano.

Tuttavia, dato che ormai abbiamo speso i soldi del biglietto, rimane una consolazione: quando gireranno il nuovo Hot Movie, Epic Movie o Disaster Movie, c’è da scommetterci che le citazioni a Percy Jackson saranno innumerevoli. E avremo la certezza che lì qualunque bestialità sarà una scelta (trash)stilistica. Per davvero.

 

                                                                                                      Valentina Pirovano