Fuorisalone 2017 Milano, successo italo-giapponese con “Sukoshi akarite, Akebono”

Il titolo dell’installazione significa “un lieve chiarore appare, giardino al mattino”. È una citazione da ‘Tzurezuregusa’ (1330-1332), che racconta l’arrivo del mattino, il momento in cui gli spiriti notturni si placano e altri si risvegliano. È stata realizzata dal team italo-giapponese Akino Iida, Rino IIda, Eriko Tamai, Barbara Crimella e Jukai (Marta Fumagalli+Riccardo Pirovano)

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markus-diyanto8Si è appena conclusa la 20esima edizione del Fuorisalone di Milano; il bilancio è di un successo conclamato, e non mancano opere che sono rimaste particolarmente nel cuore del pubblico che si è riversato tra le strade di Milano, gli studi degli artisti, le fabbriche e i luoghi segreti della città.
Grandemente amata e ora protagonista del web grazie a post, tweet e foto, è stata la mostra evento TuTuMu, all’interno della quale, la paesaggista giapponese Akino IIda, con il suo team italo-giapponese, ha presentato l’opera Sukoshi akarite, Akebono (Giardino di Mattina). Il titolo, testualmente “un lieve chiarore appare, giardino al mattino”, è una citazione tratta dal componimento giapponese ‘Tzurezuregusa’ (1330-1332) che racconta l’arrivo del mattino, il momento in cui gli spiriti notturni si placano e altri si risvegliano.
Durante l’inaugurazione è stata presentata una informale cerimonia del tè, al fine di avvicinare il pubblico all’opera: delicate fanciulle ammantate con preziosi Kimono antichi hanno offerto il tè e i dolci a tutti i presenti.
Sukoshi akarite, Akebono è un’installazione naturale che ha coinvolto l’intera sala al secondo piano della Ex Fornace Gola presso l’Alzaia Naviglio Pavese 16. L’intento degli artisti è stato quello di vitalizzare uno spazio inorganico e asettico portando la natura al suo interno.
Secondo la tradizione di Kyoto, gli angoli ‘Kimon’ (nord-est e sud -ovest) della stanza, sono ritenuti portatori di buona o cattiva sorte. Così le piante di nandina, in giapponese ‘Nan-ten’ ovvero ‘trasformare le difficoltà’, sono state sapientemente disposte ai piedi del bambù a protezione dello spazio, proprio in questi angoli.
Le piante di heuchera, alcea rosea e hosta, invece, insieme con l’ophiopogon japonicus radicate tra i muschi, hanno voluto suggerire scorci di un sottobosco giapponese contaminato da specie italiane. Tra gli alberi è stato possibile riconoscere diverse varietà di fiori che rimandano alla memoria botanica del Giappone, come la pulsatilla cernua e la dicentra spectabilis.
Tutti gli elementi vegetali sono stati installati all’alba, in tensione verso il giorno nascente.
L’idea della nascita è stata enfatizzata, inoltre, da due grandi nidi, grazie al sapiente intreccio di foglie di bambù che hanno avvolto morbide uova in tessuto. Recuperate da giardini dismessi del milanese le piante di bambù, cresciuto spontaneamente, ma considerato perlopiù infestante, è diventato nell’opera simbolo di nuova vita.
Il pubblico, affascinato dall’incanto creato, ha potuto inoltre concedersi, nel cortile della Ex Fornace, un momento di riposo all’ombra del Moving garden, un giardino di bambù dotato di sedute con cuscini e ruote. Durante questo momento, il fruitore è stato invitato a scrivere e lasciare un proposito per i prossimi dieci anni, e tutti i contenuti sono ora conservati all’interno di piccole uova di plastica colorata, poi riposte all’interno di un uovo di tessuto.

L’opera è stata realizzata da Akino Iida insieme con gli artisti Rino IIda, Eriko Tamai, Barbara Crimella, Jukai (Marta Fumagalli+Riccardo Pirovano).
Foto: Markus Diyanto, tutti i diritti sono riservati

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