La prima donna sacerdote celebra a Milano una messa a cielo aperto. Il tema è la discriminazione

La prima donna sacerdote di Italia ha celebrato messa, domenica 23 Maggio, nello spartitraffico di via Caterina da Forlì, commovendo la piccola folla di fedeli presenti.

All’inizio le tremava leggermente la voce: la consapevolezza di quanto stava accadendo era massima. E proprio in nome della responsabilità del ruolo che è riuscita a ricoprire, Madre Maria Vittoria ha scelto di affrontare, per la sua prima messa, il difficile argomento della discriminazione.

 

Ha spiegato infatti di aver provato “dolore come donna e come sacerdote” quando  la Chiesa cattolica romana le ha negato la possibilità di farle officiare la messa nella cappella di fronte ai giardini come ha sempre fatto, invece, il diacono. “Me l’hanno comunicato la scorsa settimana: una donna non può celebrare». Ma «più grande è la croce e più grande l’opera di redenzione e allora è giusto aprire la strada in un Paese che non è abituato a vedere una donna con i paramenti”.

 

Se quindi per la prima messa, Madre Maria Vittoria non ha esitato ad officiare la celebrazione all’aperto, tra alberi e traffico, da domenica prossima la piccola comunità vetero-cattolica potrà seguirla nella chiesa battista di via Jacopino da Tradate dove, spiega sorridendo Madre Maria Vittoria, “dovrò evitare l’incenso: è l’unica cosa non ammessa».

 

E dopo aver citato due importati figure femminili (la poliziotta uccisa dalla mafia  Emanuela Loi e Santa Rita, «La santa dei miracoli impossibili»), riferendosi alla strage di Capaci conclude: «Noi siamo deboli, poveri, piccoli, ma tutto ciò che è negativo Dio ha il potere di trasformarlo in forza». E aggiunge: «Se non si comprende cos’è l’emarginazione – anche se fa rabbia quando avviene nel nome di Gesù – non si può essere strumenti di liberazione».

 

Di Redazione