MILANO PREMIA LA TRADIZIONE CHE RESISTE

MILANO PREMIA LA TRADIZIONE CHE RESISTE

Milano è la città moderna per eccellenza. Ma cosa sarebbe la modernità senza un pizzico di tradizione? Proprio per premiare quella “tradizione che esiste e resiste”, nonostante l’avvento della tecnologia, dei centri commerciali e dei giganti dello shopping, ieri mattina il Comune di Milano ha insignito con tanto di targa e medaglia 27 botteghe della Milano che fu.

 

 

L’evento non è nuovo, si ripete ogni anno e, a dire il vero, più il tempo passa più risultano evidente che le difficoltà sopportate dai negozi storici sono sempre maggiori: se nel 2007, infatti, i premiati erano stati 31, quest’anno sono stati solo 27, e sono comunque parecchie le attività che quelli che, nonostante dure battaglie, negli ultimi anni sono state costrette ad abbassare le serrande.

Ma per fortuna c’è ancora chi resiste.

Si tratta di ristoranti e panifici, ma anche orefici, acconciatori, farmacie e non solo, presenti nella stessa sede da almeno 50 anni, durante i quali abbiano svolto in modo continuativo la stessa attività, mantenendo l’arredo originale o, almeno, preservando importanti elementi architettonici e decorativi.

Basta dare un’occhiata all’elenco delle botteghe premiate per rendersi conto che i requisiti per essere considerate storiche sono stati in alcuni casi più che superati, poiché alcune sono in vita da quasi due secoli.

I negozi premiati questa mattina si aggiungono agli oltre 200 degli scorsi anni e portano a quota 264 i negozi simbolo della storia e della tradizione ambrosiana. Un ruolo che sostiene indiscusso il buon nome dell’antica Milano e che per questa ragione deve essere riconosciuto.

La targa consegnata durante la cerimonia dal sindaco Letizia Moratti e dall’assessore alle Attività produttive Giovanni Terzi, è stata ideata dall’architetto Bob Norda. Nel corso della cerimonia è stato anche presentato il quarto volume del libro dedicato proprio ai negozi premiati: l’edizione 2009 comprende le 27 nuove botteghe e altre 16 che, pur riconosciute nel 2008, non avevano trovato spazio nel terzo libro.

Eleonora D’Errico