Felicerossi al Salone del Mobile di Milano, presentati nuovi prodotti e antica professionalità

Nasce nel 1922, Felicerossi, fedele a un diktat che prevede l’estetica ancorata a tratti specifici, forme semplici e usabilità. All’interno del padiglione fieristico si distingue per eleganza, una pausa nello spazio che funziona come punteggiatura in mezzo all’accumulo di beni e consumi.

 

Coerente con una linea che ha sempre preferito far coincidere artigianato e produzione industriale, Felicerossi ha presentato all’interno dell’esposizione alcuni nuovi prodotti: Janus e Speed i loro nomi, creati rispettivamente dal team UAU e da Paolo Grasselli. Entrambi adatti a concezioni che fanno da tramite fra spazi contigui anche dal punto di vista funzionale, rispondono ambedue a una logica che vede in primo piano la duttilità come elemento fondante.


Sia la seduta Janus, pregevole crocevia tra moderno e classico, che la libreria modulare e adattabile Speed, sono esempi pregnanti della possibilità d’un industria realmente internazionale e di qualità. Ed è ovvio che l’azienda sia stata dunque protagonista sin dalla prima edizione del Salone del Mobile.

 

Altrettanto naturalmente, a fronte anche di riconoscimenti internazionali da parte di Centre Pompidou, San Francisco Museum of Modern Art, Karim Rashid, e Pinakothek Der Moderne a Monaco, di fondamentale importanza per Felicerossi si rivela essere il mercato estero, cui sono rivolte quasi l’80% delle vendite.

 

Con circa 40 prodotti in listino, e un nuovo sito internet frutto della collaborazione tra l’agenzia di comunicazione Glebb & Metzger, UAU e Sixeleven, il brand è pronto a espandersi verso nuovi mercati all’insegna del web 2.0, dell’eleganza e di una ricercatezza mai banale. Linee di ricerca che la segnano e rendono riconoscibile a partire dallo stesso spazio espositivo presso il Salone del Mobile, luogo dove, nonostante spesso regni incontrastata l’epica dell’accumulo di forme, colori e chiassosità visuali, si possono trovare anche angoli di quiete e professionalità.


Daniele Ferriero

 

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