Mostra Fysis Milano via Corelli, 31 maggio – 11 giugno 2013, la verità nascosta nella natura, nel mondo, nella bellezza e nella tensione. Orari, artisti, ingresso libero

Venerdì 31 maggio si inaugura a Milano, in via Corelli, “Fysis”, rassegna di pittura, fotografia e scultura contemporanea che presenta talentuosi artisti di varia derivazione stilistica. La mostra, curata da Lucio Forte, comprende le opere di: Alessandro Belfiore, Antonio Frattasi, Andrea Renda, Gaia Volonterio, Giancarlo Caciagli, Giuseppe Giacobino, Lamberto Melina, Lucio Forte, Nairò e Vincenzo La Greca.

 

Il tema dell’esposizione verte sull’analisi di parole prese dal greco antico, archetipi e fondamenti del sapere occidentale: physis=natura, intesa come principio generativo delle cose, kosmos=mondo, ordine, da cui kosmeticos=rendere bello e syntonia=tensione.

 

Da qui la tensione nella natura delle cose che appaiono ferme, ma sono in una trazione continua; un equilibrio della natura (del mondo, cosmo, ordine) che per essere tale è in una tensione, che è bellezza (kosmeticos), e quindi sintonia.

 

Lo studio delle parole racchiude verità non da scoprire, ma solo da svelare, in quanto già inventate dalla storia degli uomini che, nel tempo, hanno nominato le cose del mondo a seconda di come le comprendevano. La disciplina che si pone questo scopo, infatti, è l’ermeneutica, che vuole rispolverare le radici delle parole per riappropriarsi delle verità. Facendo ancora un passo, si vede poi la derivazione di ermeneutica da Hermes, messaggero ed interprete degli dei dell’Olimpo.

Le opere esposte saranno dei seguenti artisti:

Alessandro Belfiore: è un giovane scultore Siciliano con notevoli capacità plastiche ed espressive, lavora il legno con naturalezza e precisione. Le sue opere vivono in un gioco tra l’astratto ed il figurativo, emanazione pura di fantasia, emozioni trasferite sulla materia plasmata e resa fluida. L’eleganza è il tratto distintivo di queste opere d’arte. Alessandro Belfiore interpreta la realtà e l’immaginazione. Lavora il gesso, il legno e la pietra lavica. In questa rassegna presenta due artworks intitolati: Linfa e Destini incrociati.

 

Antonio Frattasi: artista digitale. Presenta opere d’ ispirazione Pop con forti richiami alla televisione ed alla cinematografia seventy’s americana. Da scenografie Western a skyline newyorkesi con stelle e giochi di geometrie, cerchi concentrici e raggi nel cielo. Suggestioni dirette al mondo vissuto attraverso lo schermo, mondo che ci appartiene, costitutivo dell’immaginario collettivo. Le opere inducono e presentano queste note forti ed iconografiche, però filtrate dal tempo, invecchiate attraverso una veste informale, fatta di texture, di segni sporchi, di graffi, di contaminazioni. Antonio Frattasi è anche ceramista, pittore e scultore.

 

Andrea Renda: pittore intimamente legato alla natura nelle sue forme visibili di bellezza, attraverso rappresentazioni di nudi, paesaggi boschivi e laghi. Lo studio anatomico è incentrato sul gioco di luce ed ombra atto all’esaltazione della figura. I temi realistici si alternano con rivisitazioni religiose ed oniriche, dando vita ad una interessante poetica che vive tra l’epico ed il panteismo.

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Gaia Volontario: spiega il proprio approccio artistico ispirandosi al pensiero di un famoso pittore esponente dell’arte romantica: “Ciò che, normalmente percepisce soltanto l’occhio della mente, qui diventa quasi letteralmente visibile: l’unione con l’infinità dell’universo”

Caspar David Friedrich (1774-1840)

Gaia Volonterio:”Questa frase racchiude il senso sottile e mistico della pittura di paesaggio. Scritta da Friedrich nelle sue memorie è una visione emblematica di un sentimento, o forse una certa propensione a vivere il mondo reale e la vita come un magnifico miracolo, la pittura di paesaggio è una struggente verità. Il mare, la terra, la luce, questo mondo suggerisce alcune visioni che diventano colore alle quali non si può essere indifferenti. Credo che la pittura come la scultura siano la necessità profonda di credere in qualcosa. Cercare con assoluta consapevolezza la posizione del “Io sono” in questo mondo, così che, come per incanto si trova la chiave di lettura giusta che permette di preparare una tela e formare un idea con la stessa ritualità ed intensità dei gesti semplici. Da qui gli autoritratti, una forma ossessiva di scorgere la propria immagine, niente di più eloquente di un volto sfuocato, talvolta deforme e tremante, vivo nella sua certezza di essere…incerto e di essere un errore. Il legame con la pittura del 1600 e del romanticismo è innato, anche se l’attenzione è rivolta al mondo contemporaneo che provoca in me un certo senso di incomprensione e la ricorrente domanda: quale è la mia visione di questo mondo? Non si può costruire niente senza porsi questa domanda. L’incertezza e l’assoluta idea del vago, uno sguardo perplesso, assieme allo stupore e il tragico pensiero ricorrente del voler rappresentare lo spazio immenso e vuoto di un campo, che appare come una superficie graffiata dal passaggio di un aratro giunto improvvisamente, o la riva del mare, il luogo eterno dalle acque torbide e irrequiete, senza dubbio questo è quello che penso di questo mondo, senza dubbio è una visione romantica, in cui il paesaggio è un simbolo carico di qualcosa di diverso”

 

Giancarlo Caciagli premiato a sei anni dall’allora sindaco di Milano, per aver realizzato la migliore e più efficace rappresentazione tra i disegni ed i quadri partecipanti al concorso “La mia città”. Premio bandito dal Comune di Milano, nei primi anni ’70, per le scuole elementari e medie. L’opera era grigia con automobili piccoline con i fari accesi nella nebbia e persone ai balconi che respiravano smog, questo quadro finì poi per essere cancellato dall’autore stesso allo scopo di riutilizzarne il supporto. Giancarlo Caciagli racconta:”… anelavo a questa possibilità con la penna in mano, aprendomi la strada con bombe al napalm verso sconosciuti destini. Poi un oblio di vita con sempre in testa la necessità di usare le mie mani per modificare la realtà nel bene o nel male. Poi il disastro, ho conosciuto l’architetto Lucio Forte che mi ha minacciato di morte se non esponevo quadri fatti a mano da me. Bei momenti Sgurp!”

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Giuseppe Giacobino: “Le opere che presento in questa rassegna, sono delle fotografie istantanee scattate con una macchina analogica per fototessera degli inizi anni sessanta, una vecchia “Polaroid miniportrait”. Questo obsoleto strumento ha la caratteristica di ottenere quattro immagini identiche, con un solo scatto, su una pellicola che viene subito dopo estratta manualmente. La macchina in questione possiede una disposizione con cui si può scegliere di oscurare tre obiettivi ad ogni scatto, ottenendo, così, con quattro scatti, quattro immagini differenti su una singola pellicola. Mi stuzzicò inizialmente il fatto di poter ristrutturare la temporalità data dalla fotografia canonica operando una sorta di “congiunzione” temporale, cioè producendo una composizione di quattro temporalità assestanti di ripresa in una unica temporalità di sviluppo”.

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Lamberto Melina: incredibile talento naturale, laureato in filosofia estetica, ha ottenuto elogi ed onori di giurie e critica internazionale attraverso la sua pittura iperreale e caravaggesca (vincitore assoluto premio Afrodite 2010, vincitore premio città di New York 2010). Le opere sono tecnicamente perfette, fotografiche, lo studio della luce è ai massimi livelli, la polvere, l’aria, ci sembra di percepire visivamente la rifrazione tra diverse densità dell’aria, le molecole illuminate come se l’aria stessa fosse fisica, e lo è infatti, attraverso aloni, bagliori. Tutto è avvolto in un riflesso storico, le figure sono silenziose, ma hanno un sacco di cose da dirci, portano quasi un peso di conoscenze, il momento in cui vengono ritratte è pulsante, ricchissimo di contenuti ed al contempo silenzioso. Potessero urlare, ci racconterebbero bagagli immensi, tutto il sapere dei 700000 rotoli di papiro bruciati nella biblioteca di Alessandria, ma non possono comunicarcelo. Come se ancora devessero continuare a custodirlo in attesa di un interprete, lasciandoci in sospeso, con la paura che un’altra volta ancora, questo sapere cada nell’oblio.

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Lucio Forte artista ed Architetto nato a Milano, pittore e fumettista autodidatta, progettista, 3D modeling, appassionato di fantascienza. La sua ricerca è mirata all’estrapolazione del gesto artistico da vincoli contingenti socio-storici e quindi umani, per cercare originalità, dinamismo e nuovi e diversi punti di vista. Per cercare il senso infinito di ciò che non esiste, per far collimare il palpabile con l’assenza di realtà. Realizza composizioni, fotorielaborazioni sperimentali, opere pittoriche astratte e figurative.  Ha esibito i propri lavori in autorevoli luoghi espositivi, quali il Politecnico di Milano, il Complesso monumentale di Sant’ Eustorgio, la Galleria Mosaico di Chiasso e la Casa della Cultura di Bratislava.

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Nairò: Milano 1969, Artista milanese doc, cultore e teorico dell’arte del ‘900 da cui ne estrapola un approccio informale ed istintivo tutt’altro che teorico, ma sempre riconducibile come posizionamento, ricollocamento, rivisitazione e completamento dei parametri storico critici, dei capisaldi pittorici incisi sulle pietre miliari del cammino dell’arte. Attivo nel gruppo artistico Antirombo, presenta 4 opere a tecnica mista prodotte tra il 2012 ed il 2013.

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Vincenzo La Greca:  in questa mostra tratta il tema della natura prendendo come riferimento Hokusai, un artista considerato come il più importante esponente della pittura giapponese dopo la metà dell’ 800, avendo superato i confini culturali che l’Oriente conservava gelosamente. In questo incastro di riferimenti La Greca ha voluto cavalcare la forza dell’ artista giapponese di filosofia scitoista , la totale sottomissione alla potenza della natura. Sentendo vicino questo punto di vista, l’ artista  inventa un puzzle di opere già esistenti ottenendo una nuova creazione, cercando di esaltare i punti di forza di Hokusai.

 

“Così scopriamo le verità, senza doverle andare a reinventare, ma nascoste e già pronte nell’etimologia delle parole, già scoperte da un susseguirsi di uomini che ne hanno parlato, le hanno trasformate e rielaborate nel tempo e, attraverso l’uso delle parole, hanno costituito un’intelligenza collettiva distesa nella storia ed inconsapevole al singolo individuo, un’intelligenza che vive di vita propria, che non è identificabile in ognuno di noi, ma è tutti noi vivi e vissuti…la verità…è che la natura è in uno stato di tensione totale, potente ed incondizionato, tira, ritrae, si contorce. Gli alberi, le radici che cercano l’acqua, i rami che cercano la luce, l’acqua che evapora si trasforma poi cade nuovamente sulla terra, filtra, viene riassorbita dalle radici.

Lucio Forte 2013

Fysis

– presso Orygma Ancient Shed, Via Corelli 34, Milano (clicca per vedere la mappa)
– 31 maggio – 11 giugno 2013

– Orario: lunedì – venerdì ore 16,00-19,30 o su appuntamento

– Ingresso libero

– Inaugurazione con buffet venerdì 31 maggio 2013 dalle 19,00 – 23,00

– Per ulteriori informazioni 347 7686415 oppure info@lucioforte.com oppure http://www.lucioforte.com

 

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 di Redazione

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