“Di a da in con su per tra fra Shakespeare” 23 – 25 maggio 2018 Milano, teatro Manzoni. L’amore di Serena Sinigaglia per il Bardo

“La storia di come io e Shakespeare ci siamo prima odiati e poi amati pazzamente”, ha spiegato Serena Sinigaglia, autrice e interprete di questa brillante conferenza - spettacolo

Di a da in con su per tra fra Shakespeare è la storia di un amore. Dell’amore di Serena Sinigaglia, autrice e interprete di questa conferenza – spettacolo, per William Shakespeare. È la storia di una consapevolezza maturata negli anni, quella per cui “[…] i maestri, se sono veri maestri, devono aiutarci a illuminare la via per ritrovare noi stessi dentro all’opera che si sta studiando. Dovrebbero suggerirci le domande più appropriate per arrivare a quel senso di appartenenza di cui non si può fare a meno, se davvero si vuole fare esperienza di cultura […]”.
Per questo Shakespeare – e come lui tutti i ‘classici’ – ci riguardano e in qualche modo parlano a noi: “perché la cultura non c’è, se non c’è il soggetto vivente che la vive. La cultura è relazione, sempre. Relazione tra le persone, tra i ricordi, tra le emozioni, tra i pensieri”. Questo il punto di partenza di Di a da in con su per tra fra Shakespeare, “la storia di come io e Shakespeare ci siamo prima odiati e poi amati pazzamente”, spiega la regista. “La storia della mia giovinezza e del mio mestiere. La storia di come sono arrivata a mettere in scena, appena ventenne, Romeo e Giulietta e Re Lear. La storia di una prima volta, la prima volta che scoprivo quanto vicina e toccante può essere la parola di un poeta, quanta concreta semplicità, quanta vita dentro le sue storie, quanta parte di me dentro i suoi versi”.
Una storia molto personale e proprio per questo ‘raccontata da lei medesima’, dalla stessa Sinigaglia, in scena, con la collaborazione di alcuni attori della sua compagnia, Arianna Scommegna e Mattia Fabris, per la scena del balcone di Romeo e Giulietta e per il finale di Lear.

NOTE DI REGIA
“ Egregio signore, io non vi so dare altro consiglio che questo: penetrate in voi stesso e provate le profondità in cui balza la vostra vita; alla sua fonte troverete voi stesso la risposta alla domanda se dobbiate creare…Un’opera d’arte è buona se è nata da necessità” (Lettera ad un giovane poeta A. M. Rilke)

Costretta per anni a leggere il Manzoni, odiavo il Manzoni.
Mi dicevano che Shakespeare è il più grande ma io venivo sopraffatta dalla noia molto prima di arrivare alla fine di una qualsiasi delle sue opere.
E Dante? Un rompicapo, un incubo. E così via per quasi tutti i “ grandi” che ero obbligata a studiare.
L’assurdità era ed è che nessuno poneva la domanda più ovvia, e cioè: perché mai dovrebbero riguardarmi quelle opere? Cosa mi riguarda di Dante, Manzoni, Shakespeare, Hegel, Kant, Ariosto, Joyce…? Insomma cosa c’entro io con le loro storie?
L’opera, anche la più sublime, è morta fino a che non è un essere umano vivente a rileggerla, a “riviverla”. Tu sei importante, tu che con la tua sensibilità, la tua esperienza, i tuoi gusti, fai tua l’opera. La cultura è relazione, sempre. Relazione tra le persone, tra i ricordi, tra le emozioni, tra i pensieri. I maestri dovrebbero aiutarci a illuminare la via per ritrovare noi stessi dentro all’opera che si sta studiando. Dovrebbero suggerirci le domande più appropriate per arrivare a quel senso di appartenenza di cui non si può fare a meno se davvero si vuole fare esperienza di cultura.
Di a da in con su per tra fra Shakespeare è la storia di un amore. Il mio amore per Shakespeare. È una storia irriverente e forse anche un po’ stupida, ma l’amore, si sa, è cieco. È la storia di come io e Shakespeare ci siamo prima odiati e poi amati pazzamente. E’ la storia della mia giovinezza e del mio mestiere. È la storia di come sono arrivata a mettere in scena, appena ventenne, Romeo e Giulietta e Re Lear. È la storia di una prima volta, la prima volta che scoprivo quanto vicina e toccante può essere la parola di un poeta, quanta concreta semplicità, quanta vita dentro le sue storie… quanta parte di me dentro i suoi versi.
Trattandosi di un argomento così personale, ho deciso di essere io stessa in scena a “raccontarlo”, cosa piuttosto inusuale per me, che normalmente sto fuori a dirigere. Con me in scena Mattia Fabris e Arianna Scommegna, amici, colleghi fraterni da una vita: mi aiutano a rendere più fruibile e divertente il tutto, calandosi nei molti personaggi – “classici” e non – che vanno ad animare il mio racconto. E così la conferenza si arricchisce della “partecipazione straordinaria” dei miei attori, che per altro hanno praticamente condiviso con me tutto quello di cui vado a raccontare.
Il testo l’ho scritto io, o meglio le parti belle le hanno scritte Shakespeare, Calvino, Rilke, Brook e molti altri “grandissimi”, il resto l’ho scritto io (Serena Sinigaglia)

Spettacolo presentato da ATIR TEATRO RINGHIERA
Dal 23 al 25 maggio 2018 – ore 20,45
c/o Teatro Manzoni, via Manzoni, 42 – 20121 Milano
Tel. 02- 7636901
info@teatromanzoani.it
SERENA SINIGAGLIA
ARIANNA SCOMMEGNA
MATTIA FABRIS
allestimento Maria Paola Di Francesco
assistente alle scene Marina Conti
scelte musicali Sandra Zoccolan
scritto e diretto da SERENA SINIGAGLIA
Biglietti: Poltronissima Prestige € 21,00 – Poltronissima € 18,00 – Poltrona € 13,00 – Under 26 € 15,00

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