Fuorisalone Milano 2011 Lambrate, PromiseDesign new design from Israel dal 12 al 17 aprile, una mappatura caleidoscopica e vitale del design israeliano contemporaneo

Un titolo dal sapore programmatico introduce all’interno della mostra. Patrocinata dall’Ufficio Culturale dell’Ambasciata di Israele in Italia e dal Ministero degli Esteri israeliano, l’esposizione si costituisce come una mappatura del design contemporaneo israeliano. Dopo la prima edizione del 2005 presso la Triennale di Milano, PromiseDesign è qui per rispondere a quelle stesse domande che era stata in grado originariamente di suscitare.

 

Presentando le diverse tendenze israeliane, la mostra si struttura secondo dinamiche in parte inedite. L’impressione è quella di un caleidoscopio vivace e vitale, sorretto e stimolato, piuttosto che deteriorato, da un mercato non ancora giunto alla sua più felice maturazione.

 

Tutt’altro che casuale, la scelta di dividere l’evento per aree di progettazione rispecchia l’andamento di una storia industriale e artistica ben precisa. Testimonia inoltre in diretta il passaggio verso la realizzazione autentica di una promessa: il design israeliano visto come una realtà complessa che si è deciso di dividere in Industria, ricerca, Auto-produzione, Craft design, Back to Primitive e Nature. La classificazione ovviamente non vuole cedere il passo a schematismi automatici, quanto invede desidera offrire la possibilità di un appiglio culturale e concettuale ai processi in atto.

 

Di particolare interesse sono le sezioni dedicate al design sperimentale, all’autoproduzione e produzione in piccole serie. In questi ambiti diventa evidente come la spinta all’innovazione vada necessariamente di pari passo a un percorso di confronto con le eventuali limitazioni del mercato o dell’industria spicciola. È naturale allora la nascita e formazione di micro-imprese o campagne di autopromozione, così come la produzione di pezzi unici o metodi lavorativi che prevedano la realizzazione di prodotti home-made. In questo senso appare naturale che in molteplici casi il lavoro s’instauri persino nell’ottica della coppia, come ad esempio riscontrato nell’esperienza di Talila Abraham e marito.

 

Non è da meno il versante che spinge sul recupero e sulla reinvenzione del mondo arcaico. Presenze singolari e difficilmente omologabili quali quella di Shai Barkan, intervenuto con l’istallazione di uno spazio abitativo realizzato solo in piani di cemento, a sottolineare un’essenzialità delle forme, strutture e funzioni concettualmente rilevante. Da ricordare anche il lavoro di Yakov Kaufmaan, che plasma maschere d’ascendenza primitivista a partire da pallet di truciolato. O ancora Lena Dubinski e Ami & Dov, dediti al recupero di una manualità primitiva eppure intimamente connessa alla contemporaneità.

 

L’esposizione, curata da Ely Rozenberg e Vanni Pasca, vince la sua sfida in virtù di uno spazio al tempo stesso intimista e multiculturale. L’allestimento brilla di luce propria in virtù delle scelte specifiche dei materiali e degli oggetti presenti, rimarcando ancora una volta che PromiseDesign è qualcosa più di una promessa.

 

  • Dove: Milano, circuito Ventura-Lambrate, via Ventura 15
  • Quando: 12 aprile – 17 aprile 2011
  • Orari: dalle 10,00 alle 20,00
  • Opening Night: mercoledì 13 dalle 19,00 alle 23,00
  • Biglietti: Ingresso gratuito
  • E-mail: promisedesign2011@gmail.com

 

Daniele Ferriero

 

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